Niente Scuse!

19 luglio, 2010

“No excuses”: questo è il motto di Kyle Maynard, un ragazzo che ho conosciuto in questi giorni ad Orlando durante il PNL Practitioner con Richard Bandler e John La Valle.

Kyle è un campione di lotta, ha vinto parecchi titoli, ed è venuto qui per imparare ad utilizzare la sua mente in modo ancora più efficace e migliorare ulteriormente i suoi risultati.

Mentre tenevo alcune sessioni del corso lo vedevo prendere appunti, fare gli esercizi che indicavo, ancorare, allenarsi nei modelli linguistici… e durante i break non è mancato qualche balletto improvvisato sul palco! Tutto ciò con una dedizione e una determinazione irresistibili (beh è un campione sportivo, si vede l’allenamento mentale) e sempre con il sorriso sulle labbra… ci siamo proprio divertiti :-)

alle-e-kyle-sito2Ah, un dettaglio… Kyle ha una rara malattia chiamata “amputazione congenita”: non ha avambracci e ha due piccoli moncherini al posto delle gambe. E sai qual è la cosa più sorprendente? Che dopo la prima mezz’ora che l’hai conosciuto te ne dimentichi completamente!!!!

Infatti Kyle ha imparato a vivere una vita super piena ed appagante! Le sfide quotidiane nel muoversi in un mondo “normale” non gli hanno impedito di diventare un campione, nella lotta e, ti assicuro, anche nella vita!

Mi ha colpito tantissimo un suo discorso: “sebbene io sia nato con gli arti molto più corti della media delle persone, so perfettamente che non sono nato per essere un individuo inferiore. Sono nato per essere felice ed avere successo, non per permettere a delle limitazioni fisiche di essermi di intralcio sulla via dei miei sogni”… alla faccia dell’atteggiamento mentale e delle convinzioni potenzianti!

Una delle attività in cui è impegnato ora è quella di aiutare quei soldati che hanno subito delle amputazioni a causa della guerra, a superare il trauma e a riprendersi la loro vita… non so cosa te ne pare, ma in quest’ottica molti di quelli che sono solito chiamare “problemi” si rimpiccioliscono decisamente…

Non ho tante parole per descrivere questi giorni con lui… mi sento fortunato per aver conosciuto un’altra persona eccezionale il cui spirito e il cui motto mi accompagneranno nel mio cammino.

alle-e-noeBeh c’è un’altra persona che qui ad Orlando ha fatto suo questo motto: era una compagna di corso di Kyle ed è la mia compagna nella vita :-) Tanti complimenti alla mia Noe che, nonostante le difficoltà della lingua straniera, impegnandosi con tutta se stessa e sprigionando la sua solare energia contagiosa è ufficialmente diventata Practitioner di PNL (e una delle protagoniste indiscusse del corso): GOOOOOD JOB!

Insomma, questo post è per ribadire ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che con l’atteggiamento giusto (e il sorriso sulle labbra e nel cuore) si possono accettare e spesso superare sfide che sembrano a prima vista impossibili: perciò, come dice Kyle, NIENTE SCUSE!

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Come superare la paura del giudizio e delle critiche con la PNL

15 giugno, 2010

Oggi voglio affrontare un tema molto caldo che, soprattutto quando faccio sessioni di personal coaching con sportivi di alto livello o persone esposte al pubblico e alla stampa, incontro spesso: sto parlando della paura del giudizio e delle critiche.

Come puoi intuire l’argomento è vastissimo. Oggi ho deciso di trattarlo in un modo particolare, riportandoti una storia che ho letto un giorno in un bar (grazie alla mia Noe che me l’ha recuperata :-) ). Mi trovavo in un paesino nell’entroterra pugliese ed ero seduto a prendere il caffè quando ho notato un foglio su una colonna… si trattava di una storia e, con il potere ipnotico che le storie hanno su di me, ho iniziato a leggere…

paura giudizio e criticaC’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.

Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito: “non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”. Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “guardate che svergognato quel tipo… lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”. Allora presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “pover’uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere! Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena”. Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.

Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: guarda quei tre idioti: “camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!”

Conclusione: se ti muovi e fai le cose (ma anche se stai a casa a non far nulla!!!) troverai sempre persone che ti criticheranno o che parleranno male di te. Il più delle volte non ce l’hanno neppure con te personalmente, semplicemente “devono” trovare qualcosa da dire a qualcuno. Quindi, vivi come credi e fa ciò che vuoi senza pre-occuparti di quello che pensano gli altri.

Una volta Charlie Chaplin disse: “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è come un’opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita, prima che l’opera finisca senza applausi…

Se ti sei reso conto che lasci troppo spazio e dai troppa importanza alle critiche e al giudizio degli altri, un ottimo strumento di Programmazione Neuro Linguistica che insegnamo al PNL Practitioner e che puoi utilizzare sono le sottomodalità: lavora sulla struttura delle immagini e soprattutto sul dialogo interno… e noterai i risultati sorprendenti!!! Se invece non hai idea di ciò di cui sto parlando, vieni a trovarci qui :-)

Buon lavoro!

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Come superare la paura di parlare in pubblico

4 giugno, 2010

public speaking

Eccomi di ritorno da un mese decisamente intenso di corsi di PNL con Richard Bandler, John La Valle in Europa e ovviamente anche con Pacci e Roby qui in Italia.

Nelle ultime settimane ho lavorato con alcune persone sulla paura di parlare in pubblico. Sapevi che è una delle paure più diffuse sul pianeta insieme a quella dei ragni? :-) Mi sono sempre immaginato la scena di un essere umano e un ragno che stanno camminando tranquilli per strada in direzione opposta… nel caso in cui le due traiettorie si incrociassero, chi dovrebbe avere paura di chi? :-)

Il discorso paure/fobie ha sempre suscitato il mio interesse e infatti qualche tempo fa avevo già postato un articolo sul tema. Oggi vorrei concentrarmi proprio sul public speaking.

Intanto credo che sia una paura così diffusa spesso a causa del nostro sistema scolastico. Ti ricordi scene in cui un bambino veniva chiamato fuori alla lavagna e magari non era molto preparato… dopo un tentativo di “arrampicata sugli specchi” arrivava il rimprovero dell’insegnante e la derisione dei compagni… e, sapendo come funzionano gli ancoraggi, ecco serviti i 2 ingredienti principali: emozione forte (brutta), stimolo (pubblico)… e la zuppa è fatta!

Sono ormai 10 anni che tengo corsi di public speaking e la prima grande cosa che riscontro sempre è che le persone che hanno paura di parlare di fronte ad un pubblico, lo sanno sempre prevedere. Infatti stanno male prima, iniziano ad andare in panico solamente all’idea di alzarsi a parlare.

Questo perché (e vale per tutte le fobie), la paura non è nell’oggetto di per sé (pubblico, ragno, serpente, ape, persone, aereo, acqua, ecc.) ma è nel come usiamo la nostra testa. Attento bene: non abbiamo paura, facciamo la paura. È un’attività vera e propria, con azioni specifiche che portano ad uno specifico risultato.

Infatti se prendi una persona che ha paura di parlare in pubblico e le chiedi di descrivere che tipo di immagini vede nella sua mente, secondo te cosa ti risponderà? Scegli la tua opzione:

a. si vede mentre parla a proprio agio e il pubblico è attento, sorridente e completamente d’accordo con lei, letteralmente conquistato.
b. si vede goffa e impacciata, mentre si dimentica ciò che deve dire e il pubblico la guarda sospettoso e arrabbiato.

Molto probabilmente la scena mentale della persona assomiglierà di più alla seconda opzione… e non ci vuole un genio per intuirlo!

Mentre ero a Londra a inizio mese per il PNL Practitioner, Bandler ha proprio chiesto ad una ragazza che aveva questa paura di dirgli cosa immaginava nella sua mente. La descrizione è stata: vedo le persone di fronte a me con la testa enorme, gli occhi giganti che mi fissano in modo truce, le braccia incrociate e fanno tra di loro cenni di dissenso, mentre io sono sul palco e inizio a tremare e non riesco più a parlare… giusto per entrare nello stato migliore!!! :-)

Oggi ti voglio dare qualche suggerimento che puoi utilizzare da subito per superare velocemente questa paura.
Inserisci i tuoi dati qui sotto per ricevere subito via mail gratuitamente le mie indicazioni.

Buona lettura!



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Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice

2 maggio, 2010

infanzia feliceSi è appena concluso l’Excellence Coaching, il corso più profondo ed illuminante che facciamo come Ekis, e nel quale molti allievi ne approfittano per fare dentro se stessi quelle che io chiamo “pulizie di primavera” :-)

Infatti col passare degli anni molte persone accumulano “ricordi” (immagini, parole, sensazioni) e li attaccano alle pareti della loro mente.

Qualche tempo fa ho scritto un articolo in cui dicevo “il passato e il futuro non esistono”, esiste solo il momento presente… ed è appena passato… ma eccone arrivare un altro… ops è già andato anche questo :-)

Abbiamo ricordi del passato e abbiamo ricordi per il futuro… punto! Quello che ci portiamo ogni giorno con noi, oltre al momento presente, sono solo ricordi e NON eventi reali. È facile capirlo: abbiamo ricordi del passato… e la cosa bella del passato è che è successo, è finito.

Ecco dove penso stia la genialità della frase di Richard Bandler “non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice”: io ho avuto la grande fortuna di crescere in una famiglia che mi ha riempito di amore, ma il mio lavoro di coach mi porta spesso a contatto con persone che non sono state così fortunate e che hanno invece dovuto sopportare situazioni inenarrabili portando con loro sensazioni sgradevoli nel presente.

Con queste persone mi ritrovo a ragionare su un concetto: “se nella tua infanzia sei già stato male una volta, perché tornare a “riviverla” ancora nello stesso modo? Ti fa stare meglio? Cambia qualcosa?”
E la risposta è immancabilmente no (in effetti sarebbe come rivedere tante volte un brutto film con la speranza che prima o poi il finale cambi…).

Allora suggerisco di pensarla in un altro modo con una metafora: se una persona arrivasse in casa tua e iniziasse a imbrattarti i muri, lo lasceresti fare? Scommetto di no… perché allora imbrattare i muri della tua mente di brutti ricordi?

Lo spunto che ti voglio dare è quello di iniziare a dare il colore che ti piace alle tue pareti: innanzitutto passa una mano di bianco, rendi neutro ciò che non è importante ricordare.
Poi dai colore alle esperienze belle e rendile grandi… crea un tripudio di colori affascinanti, in modo da poter stare in una casa in cui è bello vivere. E aggiungi anche una bella musica, la colonna sonora che più ti piace per la tua vita.

Se sei almeno un practitioner di PNL hai tanti strumenti per lavorarci su: sottomodalità, time line, cambio della storia personale, swish, ancore, metafore :-) … Diventa il decoratore d’interni della tua mente. Dal momento che si tratta solo di ricordi, di tue rappresentazioni, non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice.

Ringrazio in modo particolare due persone speciali, Giovanna e Jane, che in questi 4 meravigliosi giorni di Excellence Coaching hanno deciso di prendere in mano i colori e hanno iniziato a dipingere… :-)

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Allergia e PNL: una possibile soluzione

17 aprile, 2010

allergiaPossiamo davvero risolvere alcuni tipi di allergia con la PNL?

La primavera è arrivata e, come ogni anno, alcuni miei amici e conoscenti hanno iniziato a starnutire, lacrimare e sviluppare alcune reazioni allergiche. Ritengo che, in molte occasioni, il semplice fatto che una persona sappia cosa aspettarsi faccia scatenare la reazione…

Affermazione forte? Vediamo!

Partiamo con un po’ di storia… L’immunologo Michael Levi, vincitore di un prestigioso premio della World Health Association per i suoi lavori che dimostravano i legami tra i virus e le infezioni, descrisse le allergie come una sorta di fobia che il sistema immunitario sviluppa in risposta ad una particolare sostanza. Da questa prospettiva, qualcosa di innocuo (ad esempio il polline) diventava pericoloso e faceva entrare il sistema immunitario in panico.

Hai mai notato che alcune reazioni allergiche, in alcuni momenti (ad esempio prima di addormentarsi) scompaiono?

Così come una fobia, anche un’allergia è una risposta condizionata. Alcune ricerche nel campo della psiconeuroimmunologia (condotte dallo psicologo Robert Ader e altri) hanno dimostrato come le allergie possono essere infatti condizionate più o meno come Pavlov ha fatto con i suoi famosi cani.

In un interessante studio, alcuni porcellini d’India furono sovraesposti ad una sostanza chimica fino a diventarne allergici. Successivamente continuarono l’esperimento aggiungendo alla presenza della sostanza anche un profumo specifico. Infine i ricercatori fecero annusare ai porcellini solamente quel profumo (senza esporli alla sostanza chimica per la quale avevano sviluppato l’allergia) e nelle cavie si scatenò comunque la reazione allergica completa con conseguente rilascio di istamina, così come se fosse stato presente l’allergene.

Altro esempio eclatante fu presentato dal dott. John MacKenzie che stava trattando una persona con l’allergia per le rose. Prima della sessione mise nel suo studio una rosa finta e, non appena la paziente entrò nella stanza e vide la rosa (senza rendersi conto che non era reale) iniziò a sviluppare sorprendentemente un’intensa reazione allergica.

Ulteriori esperimenti hanno dimostrato come le nostre convinzioni e aspettative sulle allergie possono giocare un ruolo determinante nella reazione del nostro organismo.

Seguendo l’idea del dott. Levi, vale a dire che l’allergia si comporta come una fobia, Robert Dilts (che fu il primo e storico apprendista di Bandler e Grinder e co-sviluppatore della PNL) riprese la tecnica del “fast phobia cure” e la adattò a questo contesto.

Alla base del suo approccio c’è proprio l’idea che il nostro sistema immunitario si può “allenare”: allo stesso modo in cui può essere condizionato nello sviluppare un’allergia, così può essere ri-educato a rispondere in modo tranquillo ad una sostanza che in precedenza era stata marchiata come “nociva”.

Visto che è periodo ho pensato di postare la tecnica così da poterti cimentare e vederne i risultati. Se hai frequentato un PNL Practitioner dovresti essere in grado di seguire i passi con facilità.

1. Fai riaccedere mentalmente la persona allo stato: “come ti senti quando sei in presenza dell’allergene”? Nota le reazioni fisiologiche, il respiro, i movimenti oculari, ecc.

2. Stabilisci lo stato desiderato e testa l’ecologia: come si vuole sentire in presenza della sostanza? Come sarebbe la sua vita senza allergia? Nota se eventualmente ci possono essere conseguenze in qualche modo negative. Se è tutto ok procedi al punto 3.

3. Trova un controesempio: c’è mai stata una volta in cui la persona è stata vicina all’allergene (o ad una sostanza molto simile) e il sistema immunitario ha risposto in modo appropriato anziché con la reazione allergica? Se sì, falla accedere allo stato e àncoralo (A).

4. Dissocia la persona. Chiedi alla persona di immaginare uno schermo in plexiglass che va da una parete all’altra e che la ripara. Poi chiedile di vedere se stessa dall’altra parte dello schermo (sempre con l’àncora positiva attivata) mentre dispone della nuova risorsa che ha imparato (A).

5. Falle immaginare di introdurre gradualmente dall’altra parte dello schermo di plexiglass la sostanza che prima le creava il problema e falle notare come l’altra “se stessa” è tranquilla e il suo sistema ha imparato come comportarsi in presenza di quell’elemento (àncora A sempre attiva).

6. Riassociala. Porta la persona indietro nel suo corpo facendole immaginare che si trova in presenza della sostanza (mentre continui a tenere l’àncora A attiva).

7. Ricalco nel futuro. Falle immaginare una situazione futura in cui si troverà in presenza della sostanza e si sentirà completamente a suo agio, poiché ora il suo sistema immunitario “possiede la conoscenza della risposta appropriata a quella situazione”.

8. Test

ATTENZIONE BENE: è evidente che nel caso di un’allergia grave (ad esempio in mancanza di qualche enzima particolare) è da EVITARE accuratamente l’applicazione di questa tecnica! Confido nel tuo buon senso e ti sprono ad accertarti di fare le cose propriamente… Innanzitutto è fondamentale capire la differenza tra un’allergia che può causare uno shock anafilattico e una semplice allergia ai pollini…

A questo punto ti auguro un buon allenamento e fammi sapere come è andata :-)

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Quale Paese delle Meraviglie?

5 aprile, 2010

Oggi ho portato i miei genitori a vedere Alice in Wonderland in 3D. Erano più di 40 anni che non mettevano piede dentro un cinema (proiettavano “Il dottor Zivago”)… riesci ad immaginare l’esperienza che hanno vissuto?

Innanzitutto erano increduli! Le dimensioni della hall, la libreria e i ristoranti, il punto playstation per i bambini… All’epoca c’era solo la maschera che strappava i biglietti all’entrata, neppure un bar.
Entriamo in sala, si mettono gli occhialini 3D ed inizia il divertimento :-) Mia mamma non riusciva a smettere di ridere, si è scansata almeno 4 volte mentre il Bianconiglio le lanciava gli oggetti (era più forte di lei, pensava la stesse per colpire)… che meraviglia!

Alla fine del film ho chiesto loro: “cosa vi è piaciuto di più?” e loro mi hanno risposto “la profondità, i prati colorati, i suoni… sembrava tutto così vero!”.

Devo ammettere che tutto ciò mi ha fatto pensare: quanto è profonda, colorata e meravigliosa la nostra realtà mentale? Quanto sono ricche le nostre rappresentazioni interne? Aspettiamo unicamente di andare al cinema per mettere gli occhiali 3D o lo facciamo anche nella vita di tutti i giorni all’interno della nostra mente?

Hai voglia di fare un esperimento? Potremmo chiamarla “tecnica di Alice in WonderPNLand” :-)

1) Prendi un obiettivo in cui sei impegnato ma per il quale hai perso un po’ di motivazione.

2) Immagina di essere nella sala cinematografica di un IMAX theatre o in quella con lo schermo più grande che puoi pensare.

3) Sullo schermo metti il film del tuo obiettivo e guarda te stesso (dissociato) e le azioni che fai per raggiungerlo.

4) Ora indossa i tuoi occhiali 3D e aggiungi la terza dimensione, fai brillare i colori, nota la profondità, guarda tutti i dettagli del film del tuo successo… ascolta i suoni in audio surround digitale che ti avvolgono completamente, ascolta la tua voce interiore che rieccheggia profondamente… immagina di essere il direttore degli effetti speciali e goditi le sensazioni che ti dà tutto questo spettacolo… aggiusta tutti i dettagli finchè non diventa ancora più attraente.

5) Entra dentro il film (associati) ed espandi la sensazione di orgoglio, soddisfazione ed entusiasmo, falla girare in tutto il corpo… poi raddoppia l’intensità di questa sensazione, sorridi e aggiusta i piccoli dettagli per rendere l’immagine e i suoni perfetti!

6) Esci di nuovo dal tuo corpo (ri-dissociati) e guarda ancora il film comodamente dalla tua poltrona, godendoti lo spettacolo del tuo attraente successo e… nota come tutto sembra così vero!

Ai corsi di PNL insegno che “la mappa non è il territorio”… ma, come dice John La Valle, dobbiamo ricordarci anche che “il territorio è la mappa”… Tutte le tecnologie strabilianti che rendono più affascinante la nostra realtà nascono da quella mente che pensa in grande, in 3D, su schermi enormi e con il surround avvolgente.

Fai in modo che la tua realtà interna sia ricca e piena di immagini e suoni che ti piacciono e che ti fanno stare bene (sottomodalità). Siamo noi i registi della nostra mente… nessun altro!

E se per caso stai pensando che alcuni obiettivi sono impossibili, beh, come disse la Regina, esercitati mezz’ora al giorno e forse riuscirai a credere a sei cose impossibili prima di colazione… :-)

Chissà se mamma e papà stanotte faranno sogni strani…

Buona Pasquetta

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Crea il tuo “propulsion system”

27 marzo, 2010

Rieccomi!!! Sì, hai ragione, ultimamente ho latitato un po’ sul blog… e non si fa!

Sono proprio di ritorno ora da una piacevolissima giornata di seminario a Vicenza con Jeffrey Gitomer (uno degli attuali leader mondiali nel campo delle vendite) che non ha mancato di sottolineare con estrema forza l’importanza per ognuno di noi di essere presente online, in google, e di scrivere le nostre idee dando informazioni di valore“così mamma google che tutto conosce sarà buona con te” :-)

Insomma, mi sono sentito in colpa per aver trascurato il blog e quindi, prima di estirparlo domani al PNL Master Practitioner, utilizzo questa sensazione pungente per scrivere questo articolo ;-)

In effetti la “leva del dolore” è considerata da molti la più forte delle motivazioni. Ad esempio gli studenti si impegnano molto di più per passare dal 5 al 6 e non essere rimandati, rispetto al lavorare sodo per passare dal 7 all’8.

Nelle prossime settimane, complici i primi caldi e il pensiero della “prova costume”, assisteremo al riempimento delle palestre da parte da chi si è guardato ultimamente allo specchio e si è detto “basta, così non va bene!”. E la motivazione è sempre la medesima: il dolore!

Il dolore può essere un buon inizio (ed effettivamente si traduce spesso in un’azione massiccia), ma da solo non basta.

Se vuoi creare un cambiamento duraturo, serve infatti che inizi ad associare una massiccia quantità di PIACERE ai nuovi comportamenti, al nuovo stile di vita. In questo modo crei quello che in PNL viene chiamato un “propulsion system” ossia un sistema propulsivo che ti permette di andare nella direzione della tua soddisfazione personale e del successo.

Ecco quindi che non si tratta più solo di volersi allontanare da ciò che non ci piace (per chi ha fatto il pnl practitioner: meta programma “via da”), ma allo stesso tempo anche di essere sempre più felici, carichi e motivati mentre stiamo mettendo in atto i nuovi comportamenti e progressivamente ci stiamo avvicinando al nostro traguardo.

Nel mio caso vedo la pagina riempirsi, le mie idee prendono forma e mi sento sempre più carico ed orgoglioso ad ogni spunto di valore che scrivo… ecco il propulsion system, ciò che ti permette di creare risulati e di vivere belle emozioni.

Perché è di questo che si tratta: allenarsi a stare bene e fare in modo di ancorare le nostre attività quotidiane ad uno smodato piacere… sì, smodato… sarebbe figo, non credi?

Allora prima di iniziare le tue attività quotidiane, mettiti in uno stato d’animo bello e potenziante (aiutati con della buona musica, balla, salta, muoviti, pensa a ciò di cui sei orgoglioso, ridi di gusto, ecc.) e poi vai e vivi la tua giornata… noterai come in pochissimo tempo sarai una persona più felice, più appassionata e più orgogliosa!

Quando suonerà la sveglia domattina e mi preparerò per andare al corso, avrò dormito quaranta minuti in meno… ma so che sarò soddisfatto di me per aver dato qualcosa di valore e la stanchezza lascerà il posto all’entusiasmo.

Ti auguro un meraviglioso weekend.

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Ancora PNL dal dentista

4 marzo, 2010

Ecco un altro articolo firmato dalla produttivissima e richiestissima Coach Silvia Pasqualetti :-)
Parliamo ancora di PNL dal dentista… in particolare qualche spunto utile per trattare con i bambini

Oggi voglio riprendere un argomento che qualche tempo fa Alessandro ha commentato in questo blog, su tematiche di relazione medico/paziente. E’ risaputo che il comportamento del medico può fare la differenza su come il paziente vive una situazione di salute, qualunque sia la problematica.

Vi voglio riportare un esempio concreto: mia figlia è stata sin da piccola una ragazzina che non si fa mettere i piedi in testa o, per introdurre il contesto, diciamo che “non si fa mettere le mani in bocca” facilmente! Parliamo di dentisti in questo caso, in particolare di due, incaricati di aprire la bocca della mia creatura, che ha avuto dei denti da latte talmente forti che soltanto il dentista poteva (dolorosamente) togliere.

Il primo lo chiamerò “terrorista” ed il secondo “piennellista”, cioè che applica le tecniche di PNL.

Il metodo del “terrorista” consisteva nelle classiche minacce, maniere forti e autorità massima. Risultato: la bocca di mia figlia è rimasta sigillata dopo il primo rude tentativo del “terrorista” di toglierle il dente per rimanere ancora più sigillata nei tentativi successivi, ricordo che c’è stato addirittura un momento in cui il dentista ha dovuto chiedere l’aiuto di tre assistenti per tenerla ferma.

Quando ci siamo presentate da lui, il piennellista si è reso subito conto che si trovava di fronte una bimbetta in atteggiamento completamente “mismatcher”, “via da” e “referenza interna”, ancorata negativamente allo studio dentistico ed al camice bianco.

Il suo metodo è stato il seguente: ha prima di tutto creato rapport con lei con molta dolcezza, si è tolto il camice, le ha sorriso, si è seduto vicino a lei mettendosi alla sua stessa altezza, ha usato un tono di voce amichevole, pacato ma fermo, mettendola a suo agio e facendo la sua conoscenza con domande gentili.

Dopo un po’ che parlavano del più e del meno mia figlia ha cominciato a sciogliersi ed a quel punto le parole magiche del dentista, le ricordo come fosse ora, sono state: “ora che ci siamo conosciuti devo dire che mi sei molto simpatica e credo tu sia una bimba intelligente, so che sai che è necessario togliere questo dente, è l’unico modo perché smetta di farti male e in più permetterà al dentino sotto di crescere meglio. Non so se ne sarò capace, farò tutto quello che posso perché tu senta il meno possibile ma probabilmente non riuscirò a non farti sentire nulla. Sarai tu a guidarmi, se per caso dovessi sentire qualcosa alza il braccio ed io mi fermerò”. :-)

Miracolo dei miracoli, mia figlia non solo ha aperto la bocca ma si è fatta togliere il dente senza un lamento! Sono passati più di 7 anni da allora e siamo le sue clienti più affezionate e ti dirò di più, in questi anni gli ho portato oltre una decina di clienti!

Essere esperti ed avere talento nel proprio lavoro non basta se non lo si sa comunicare al mondo… voglio dire che ritengo il dentista “terrorista” un ottimo medico e mi sarei fidata senz’altro di lui per le estrazioni dei dentini di mia figlia, ma non si può prescindere dalla dimensione umana.

Probabilmente lui riteneva più importante applicare la sua competenza anziché preoccuparsi di come applicarla nel modo più efficace, e questo gli ha procurato come conseguenze un paio d’ore di stress e la perdita di un cliente. Se dovessi avere bisogno di un medico sicuramente preferirei un medico molto bravo tecnicamente ad un medico che sa soltanto farmi sentire a mio agio, ma potendo scegliere tra i medici bravi, sceglierei senz’altro quello che è più abile a comunicarmi la sua autorevolezza, come professionista e come uomo: mi fiderei di più, collaborerei al massimo ed avrei la certezza di aver ricevuto le migliori cure possibili.

Chissà cosa avrebbero fatto i due dentisti con un paziente come questo:

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Ingegneria della persuasione

23 febbraio, 2010

In questo momento mi trovo ad Orlando ed è appena terminato il corso PERSUASION ENGINEERING, ossia PNL applicata al business e alle vendite (anche se non è diretto solo a venditori come li intendiamo noi… :-) ), tenuto da Richard Bandler e John La Valle: ingegneria della persuasione, è un nome che mi ha sempre affascinato.

Spesso alle persone dà fastidio sentire parole come persuadere, manipolare, convincere perchè associano l’idea di un secondo fine non troppo buono… io credo molto nel primo significato della parola con-vincere, ossia vincere insieme all’altra persona.

Nel mio lavoro da coach spesso mi trovo a dover con-vincere qualcuno a pensare in maniera più utile per se stesso e per chi gli sta attorno e, sarai d’accordo con me, in fondo anche questa è una vendita.

Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto aiuto per smettere di fumare: non so cosa ne pensi ma credo sia indiscutibile il fatto che fumare faccia male. Forse se hai una ventina d’anni e fumi per qualche anno puoi cavartela senza troppi danni, in qualsiasi altro caso ti stai facendo un gran male!
Questa persona ha provato a smettere più di una volta ma dopo qualche giorno, in preda a crisi di astinenza, sentiva il bisogno assillante di ricominciare.

Quando una persona smette poi ricomincia, poi smette ancora e di nuovo ricomincia poiché si sente male a non potersi fumare la sua amata sigaretta, è perché non ha mai iniziato a smettere di fumare dicendosi “sto così male proprio perché sto facendo la cosa giusta e devo passare da questo disagio per smettere completamente”.
In questo caso più stai male più dovresti essere orgoglioso di te stesso perché sai che sei sulla strada giusta e stai facendo la cosa giusta. E il premio è lì davanti che ti aspetta a pochio giorni di distanza.

Infatti è proprio te stesso che devi con-vincere per primo. E il modo più semplice per convincere te stesso ad attuare un nuovo comportamento o a prendere una decisione importante (oltrepassando anche l’eventuale dolore come nel caso del fumo) è sapere che stai facendo la cosa giusta per la giusta ragione: questo ti permette di diventare determinato e di ottenere i risultati che vuoi nella vita.

Se hai fatto il PNL Master Practitioner il trucco è quello di capire la strategia che gli individui hanno per prendere le decisioni.

Infatti il lavoro di un venditore (così come quello di un coach) non è semplicemente vendere un prodotto, un servizio o un’idea ma è quello di fare in modo che, ogni volta che il cliente guarda quel prodotto o usa quel servizio pensi “ho fatto la scelta giusta” :-) . E quando una persona ha un senso di certezza riguardo ad una decisione che ha preso, vive felice e senza rimpianti.

Ecco cosa significa essere ingegneri della persuasione: far capire alle persone come prendere le decisioni giuste grazie alle quali saranno felici per il resto della loro vita! Mi piace :-)

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Successo… o sta succedendo?

17 febbraio, 2010

Tutti lo sognano fin da bambini. Alcuni lo associano alla notorietà, altri al denaro, altri ancora alla soddisfazione e alla realizzazione personale. Ma cosa significa avere successo? E chi lo raggiunge veramente?

Beh innanzitutto il successo è letteralmente il participio passato del verbo “succedere” e piennellisticamente parlando si tratta di una nominalizzazione. Purtroppo, come tutte le nominalizzazioni, anche in questo caso viene persa la parte attiva del verbo da cui deriva.

Concretamente infatti il successo non accade, ma per viverlo bisogna muoversi e far accadere le cose.

Mentre scrivo mi trovo in aereo con destinazione Orlando (Florida): passerò le prossime 3 settimane insieme a Richard Bandler, John La Valle e tutto il Top Team della Society of NLP. Come al solito sarà per me un momento di apprendimento enorme… ogni volta che vedo all’opera questi personaggi mi rendo conto di quanta strada c’è ancora da fare e quante cose voglio ancora imparare.

Tornando al mio volo, ho appena finito di vedere un film, il remake del successo degli anni 80 Fame – Saranno Famosi.
In una scena la protagonista ha descritto il successo in questo modo:

“Ci sono alcune cose che il successo non è: non è fama, non è denaro, non è potere.
Il successo è svegliarsi alla mattina talmente eccitata per quello che devi fare che non vedi l’ora di uscire di casa.
È lavorare con gente che la pensa come te. Il successo è avere un contatto con il mondo e dare emozioni agli altri, è riuscire a trovare un modo per unire persone che non hanno nulla in comune se non un sogno. È andare a dormire la sera sapendo che hai dato il meglio di te.
Il successo è gioia e libertà e amicizia e il successo è amore”.

Mentre ascoltavo queste parole mi sono tornate alla mente tante immagini di mie successi. Hanno iniziato ad apparirmi domeniche mattine in cui mi svegliavo all’alba per andare ai corsi, tantissime persone che mi sorridevano e mi ringraziavano, poi tornei di pallavolo estivi con i miei compagni di squadra… e a ruota passeggiate mano nella mano con la mia Noe oppure noi due insieme sdraiati sul divano abbracciati a guardare Lost :-)

Ho pensato al mio primo grande viaggio in America tutto solo… quanta paura mentre atterravo a Los Angeles e non sapevo ancora dove e con chi sarei andato ad abitare… ma anche che orgoglio grande! Ricordo che in quel momento mi sono dato una pacca sulla spalla e mi sono detto: “bravo Alle, questo l’hai creato tu! Stai diventando grande”.

E mentre penso a questi ricordi, sorrido e mi dico quanto sono felice per ciò che è successo e soprattutto per voler continuare a far succedere belle cose… :-)

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