La vita è una guerra continua? PNL e metafore

2 maggio, 2012

pnl-e-metaforeMentre sto scrivendo questo post si sta concludendo l’Excellence Coaching, il corso più profondo ed emozionale che organizziamo come Ekis. In questi quattro giorni, a differenza del pnl practitioner o altri corsi specifici, non insegniamo tecniche speciali o strategie particolari: siamo noi coach e trainer ad applicarle direttamente con gli allievi in modo da aiutarli a raggiungere gli obiettivi per cui si sono iscritti.

Proprio ieri mattina, parlando con un corsista, ho utilizzato una metafora per spiegare un concetto.
Immagina di essere in un castello sotto assedio. Il nemico ti ha colto di sorpresa, approfittando dell’oscurità, mentre eri tranquillo nei tuoi appartamenti a pensare a tutt’altro.
Corri fuori, urli, dai l’allarme. I soldati, anche se in ritardo, si stanno già muovendo. Dopo qualche minuto, seppur con qualche perdita, sei riuscito finalmente ad organizzare le difese.
Ora il ponte levatoio è alzato, gli arcieri sono dietro le feritoie e hanno il nemico sotto tiro…
Le urla sono assordanti, le frecce sibilano nell’aria e si sente il fragore delle spade.

Poi, dopo una estenuante battaglia, finalmente il nemico è vinto, è battuto (come canterebbe il buon De Gregori :-) ) e se la batte in ritirata. Gli abitanti alzano le braccia al cielo in segno di vittoria e i combattenti sono orgogliosi delle loro gesta. Tu sei lì a guardare e l’adrenalina che ti teneva in piedi inizia a calare, lasciando il posto alla stanchezza che comincia a farsi sentire prepotente…

A questo punto sta a te, il re del castello, stabilire il da farsi: cosa dici ai tuoi? Come ti organizzi? È il momento di una decisione importantissima.

Non ho usato a caso questa metafora: nella vita di ognuno di noi sono capitati momenti difficili, pugni nello stomaco, perdite, persone che tradiscono la nostra fiducia. Momenti in cui il “nostro castello” è stato appunto assediato.

Bene, come ti sei comportato dopo la battaglia?

pnl-takleberryAlcune persone decidono di mantenere l’assetto di guerra. Tengono praticamente tutti i soldati sulle mura (con strettissimi turni di riposo) e il ponte levatoio alzato. Gli abitanti del castello hanno il coprifuoco e l’atmosfera è tesa: si respira fondamentalmente “l’attesa del prossimo assalto”.

Comprendo profondamente una tale reazione a una guerra che ha mietuto vittime… ma c’è anche un’altra importante riflessione da fare: ciò che ti ripara rischia anche di isolarti.

Infatti, sempre nella metafora, questo atteggiamento ti permette probabilmente di essere pronto per i potenziali futuri attacchi a sorpresa in modo da non essere più preso alla sprovvista…
MA, dall’altra parte i soldati inizieranno a stancarsi per la continua pressione, il commercio col castello sarà interrotto (visto che il ponte è alzato e nessuno può entrare o uscire!) e gli abitanti magari inizieranno ad inaridirsi poiché stanno sempre nello stesso posto senza poter più scoprire nulla di nuovo.

Ecco come un “comportamento” che è stato estremamente utile in tempo di battaglia battaglia, può diventare dannoso in tempo di pace.
Da adulti spesso reagiamo alle situazioni come ci siamo abituati fin da piccoli, anche se oggi siamo persone diverse, con risorse completamente diverse: è un’abitudine più che una necessità.

Una delle frasi che preferisco di Richard Bandler (il co-creatore della Programmazione Neuro Linguistica) è che non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice quando cambi il significato e il modo in cui pensi a ciò che è accaduto.

Tutti i comportamenti hanno (o hanno avuto) un valore in un particolare contesto o situazione… ma magari in altre circostanze sono un limite.
Ecco perché ha senso sviluppare e allenare quella flessibilità che ci permette di rispondere a situazioni diverse in modo diverso (ecco perché si chiama respons-abilità, ovvero l’abilità di rispondere ad un determinato evento).

Valuta bene nei vari ambiti della tua vita: che tempo è oggi? Guerra, regno intermedio o pace? Abbondanza, normalità o carestia? E pensa: qual è l’atteggiamento e il comportamento che posso permettermi di utilizzare?
Ricorda, il passato è successo, usa oggi quello che serve per oggi!

Un abbraccio a tutti i corsisti e ai miei compagni di team in questa meravigliosa avventura :-)

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Hai fatto le pulizie pasquali del tuo cervello? PNL e “decorazioni d’interno”

10 aprile, 2012

pnl-e-pulizieMolte persone associano questo periodo alle famigerate “pulizie pasquali”: fanno il cambio degli armadi, buttano via le cose inutili ammucchiate da qualche parte, puliscono i vetri rigorosamente dentro e fuori… insomma lavorano per tirare tutto a lucido e far risplendere casa.

La mia domanda è: ti sei fermato un istante per fare anche le “pulizie pasquali” del tuo cervello?

Infatti, durante l’anno, veniamo a contatto con pensieri sporchi (no, non in quel senso… :-P ), intendo pensieri contaminati da pessimismo, limitazioni, giudizio, decisioni sbagliate, sensi di colpaquante volte persone attorno a noi ci dicono:lascia perdere, tanto non ce la farai”, “ma chi te lo fa fare di sbatterti così”, “non volare troppo alto altrimenti quando cadi ti fai male”, “mi hai fatto rimanere veramente male”, “pensi solo a te stesso e non a chi ti sta intorno”, “sei incostante”, “sei inaffidabile”, … (mettici quello che vuoi!).

pnl-pulizie-pasqualiAddirittura a volte ce lo diciamo noi stessi!!! Bella idea! Doh!

Questi pensieri fanno della gran polvere, ci imbrattano i muri del nostro cervello, li ingialliscono e li scrostano. Questi pensieri si accatastano sul pavimento della nostra mente e fanno del gran disordine… e purtroppo ci impediscono di ritrovare velocemente le buone idee e le ottime convinzioni che sono lì, in mezzo alla confusione.

Sento quasi ogni settimana Richard Bandler (il co-creatore della PNL) chiedere durante i corsi: “se qualcuno entrasse in casa tua e iniziasse a imbrattarti i muri, lo lasceresti fare? No, vero? E allora perché lasci che brutte idee o ricordi imbrattino il tuo cervello?

E allora benvenute pulizie di Pasqua! :-)

Oggi ti voglio dare 3 semplici spunti per iniziare a diventare il decoratore d’interni della tua mente:

pnl-pulizia-perfetta1) Innanzitutto prendi quelle “macchie” che ogni giorno hai davanti agli occhi (e che ti danno fastidio) e “passa una mano di bianco”: rendi “neutro” ciò che non è importante ricordare. Se sei già un PNL Practitioner usa le sottomodalità: dimensione, distanza, colore, luminosità (per citarne alcune visive) ti daranno una grande mano! Ingrediente chiave: la velocità! Lo sai che il nostro cervello impara velocemente.

2) Poi prendi le esperienze belle e le idee motivanti: colorale e rendile grandi… crea un tripudio di toni affascinanti, in modo da poter stare in una casa in cui è bello vivere. E aggiungi anche una bella musica, la colonna sonora che più ti piace per la tua giornata. E guardati mentre stai alla grande, nota i dettagli.

3) A questo punto pensa a cosa vuoi che ti aspetti nei prossimi giorni e guardati nel tuo film mentale: ATTENZIONE!!! Guardati in questo secondo modo. Fino a prova contraria il cervello è TUO: pensa cosa vuoi che accada e non a quello che non vuoi!
Usa la tecnica di Alice in WonderPNLand :-D non te la ricordi? Cliccaci sopra e rileggi i passi nell’articolo.

In questo modo stai dando una direzione al tuo cervello. Stai dicendo alla tua neurologia: “voglio pensare (e vivere) così!”… e il tuo cervello, che è uno strumento straordinario, si attiverà per metterti nelle migliori condizioni affinché tu possa creare queste circostanze nella realtà.

Buon lavoro e fammi sapere come sta andando! :-D

P.S. Se vuoi venire a conoscere più da vicino la PNL insieme a me e con la mia modalità, partecipa a uno dei PNL Night Seminar che terrò nelle prossime settimane in diverse città.
Ti aspetto :-)

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Cos’è il potere personale? PNL, consapevolezza e…

4 aprile, 2012

pnl-orlando-sheraton-hotelEccomi di ritorno! :-)

Dopo tre settimane ad Orlando in compagnia di Richard Bandler, John La Valle e tutto il team internazionale di PNL, dopo i Master Practitioner di Programmazione Neuro Linguistica a Milano e Reggio Emilia e dopo un po’ di mental coaching qua e là, finalmente riesco a rimettere mano al blog :-)

Come al solito quelli americani sono stati giorni intensi di lavoro ma anche un’opportunità spettacolare per imparare e migliorare nel mio campo professionale e personale: vedere i maestri all’opera, in qualunque campo di applicazione, fa sempre una grande differenza e… ti ispira nuovi pensieri e ti rinforza convinzioni già tue!

Nello specifico stavo ripensando alla definizione che Richard Bandler ha di “personal power”, il potere personale.

La prima volta che ho sentito questo termine era verso la fine degli anni novanta ed era utilizzato da Tony Robbins: mi ricordo la frase “personal power is the ability to act”, ossia il potere personale è la capacità di agire.

Molto interessante: non è ciò che sai che fa la differenza, ma ciò che fai con quello che sai!

Hai potere quando puoi generare un’azione efficace per influenzare il risultato che vuoi ottenere.
Di conseguenza, secondo questo principio, ciò che ammazza il personal power è quella paura abbastanza forte da bloccarti e da impedirti di muoverti in quella direzione: potrebbe essere la paura di parlare a quella persona, di fare quella telefonata, di alzarti in piedi e dire la tua opinione, di prendere quella decisione, di cambiare quell’area della tua vita, ecc.

Devo ammettere che negli ultimi diciassette anni, questo atteggiamento mentale mi ha aiutato molto. Mi sono sempre allenato a fare in modo che non ci fossero situazioni che mi togliessero potere personale: qualcosa mi fa venire le farfalle allo stomaco? Bene, diventa il motivo per affrontarla (ovviamente cum grano salis… non mi sono mai messo in contesti pericolosi… meglio specificarlo ;-) ).

Ma qualche mattina fa, riascoltando per l’ennesima volta la definizione del dott. Bandler, l’ho vista ad un tratto con occhi diversi.
Secondo Richard il personal power è: “sii consapevole di ciò che fai bene e sii consapevole di ciò che non fai bene: così sai qual è il prossimo passo da fare (o da imparare)”.

Mi piace un sacco!

In quest’ottica la “capacità di agire” viene spinta in una direzione ben precisa. Hai bisogno di ragionare nei termini del dove vuoi andare!

Lo scorso weekend al PNL Master Practitioner di Reggio Emilia stavo proprio ragionando con gli allievi sul fatto che la consapevolezza è uno dei fattori determinanti nel benessere e nel successo personale.

In cosa sei già bravo? Quali sono i tuoi punti di forza?

E in cosa puoi invece migliorare? Cosa ti servirebbe per stare ancora meglio?

Domande di questo tipo te le puoi fare in ogni contesto, da quello professionale a quello personale. Ed ecco che a questo punto ti puoi fare la domanda importante: quindi, qual è il prossimo passo? Cosa posso fare ora?

Ricordati, il segreto dietro “il segreto” è l’azione! Concentrati sui comportamenti che vuoi sviluppare e allenati.

Come dice sempre il mio collega e compagno di merende Pacci, “si chiama allenamento mentale e non miracolo mentale perché a ghe da feeeer quel” (trad. dal parmigiano “si deve fare qualcosa!”… questa piacerà allo zio Giuse ;-) ).

Ti lascio con un monologo molto bello di Robin Williams tratto dal film Will Hunting – Genio Ribelle. Buona visione e… a te la mossa capo!

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3 passi per gestire i pensieri nelle situazioni di stress: PNL per superare l’ansia

7 marzo, 2012

come-superare-ansia-con-la-pnlLa settimana scorsa commentavo sul nostro blog dedicato allo sport coaching un’intervista di Fazio alla pluricampionessa mondiale e olimpica Josefa Idem, e sottolineavo alcuni passaggi vedendoli con l’occhio del mental coach e della PNL.

Quasi al termine dell’intervista Josefa scherza con Fazio e dice: “ci facciamo un sacco di seghe mentali prima delle gare…”

Estendiamo per un istante questo concetto non solo allo sport ma alla vita in genere.
Ho notato da tempo che moltissime persone fanno fatica a gestire i pensieri, soprattutto prima degli appuntamenti importanti (gare, esami, colloqui, riunioni, esibizioni, partite, ecc.)… infatti la mente comincia a correre impetuosamente e il dialogo interno impazzisce.

Ed ecco che, stranamente, sopraggiunge l’ansia :-)

Be’ sappi che l’ansia è un processo ben definito e prevedibile: tant’è che spesso siamo in grado di anticipare con precisione la situazione che genererà questo disagio. Ci hai mai fatto caso? :-)

Proprio questa mattina ascoltavo il dott. Richard Bandler (il co-creatore della Programmazione Neuro Linguistica) dire: “se non ti rendi conto dei tuoi processi di pensiero, sarai alla loro mercé”. Parole sante!

Allora iniziamo a renderci conto di cosa accade in questi momenti e capiamo soprattutto cosa possiamo fare per evitare di cadere in stati d’animo improduttivi e sfruttare invece al massimo le nostre capacità.

Innanzitutto le emozioni non “capitano”: sono sempre la conseguenza di ciò che immaginiamo o ciò che ci diciamo mentalmente (vengono influenzate anche dai profumi, sapori, suoni, ecc. ma oggi mi concentro solo sui primi due).

pnl-e-immagini-mentali“Perché in quei momenti mi sento sempre in ansia?”
Anche se il mio prof. di italiano mi diceva che non si risponde ad una domanda con un’altra domanda, ti voglio far ragionare: cosa stai facendo per generare quell’ansia? Cosa stai immaginando? Cosa ti stai dicendo?

Infatti questo è il punto: l’ansia non capita! La generi. Come? Spostando la tua attenzione nel futuro e pre-occupandoti, ossia occupandoti prima di qualcosa che (forse) accadrà poi.

La “genialità” di chi si pre-occupa sta nell’immaginarsi come tutto possa andare storto: sbaglio il colpo, il professore mi fa la domanda che non so, il datore di lavoro mi mette in difficoltà, i clienti mi fanno obiezioni a cui non so rispondere, il giudice di gara ce l’ha con me, non prendo una palla, ecc.

Ma non è finita qui. A questo punto caliamo il carico da undici e parte la vocina interna (sì lo so, per qualcuno era già partita prima ;-) ): “e se non sono all’altezza delle aspettative?”, “se mi boccia ho buttato via 8 mesi”, “se fallisco oggi non avrò più possibilità in questo ambiente”… poi ci sono i veggenti che leggono nella palla di cristallo: “so già che andrà male”, “tanto quel cliente non comprerà mai”, “non riusciremo mai a vincere contro di loro in queste condizioni”

E dopo un po’ di queste attività, come dicevo, stranamente si crea ansia… :-)

Allora cosa fare in questi casi? Ecco tre semplici passi che uso sempre quando la situazione si fa impegnativa.

pnl-stop-respira-risolvi1) STOP! Fermati! Frena il treno.
Per citare un mio allenatore di pallavolo: “giocare veloce è diverso da giocare in fretta!”. Infatti nella fretta c’è stress, non sei in controllo dei tuoi pensieri. In queste situazioni hai bisogno di fermarti un attimo e:

- se ti stai facendo dei film mentali stupidi, smettila! Rimpicciolisci le immagini come se le stessi guardando dallo schermo del cellulare, mettile in bianco e nero, allontanale in modo da vederle a fatica. Sintonizzati su un altro canale! Già che ti fai dei film, mi sembra più furbo guardare quelli che ti piacciono e non quelli che ti spaventano.

- se il tuo dialogo interno continua a infastidirti incessantemente, cambialo! Usa il mantra suggerito da Richard Bandler e ripetiti mentalmente “shut the fuck up, shut the fuck up, shut the fuck up…” (che possiamo tradurre elegantemente con un “chiudi quella c@$$% di bocca”) finché la tua vocina interna scompare.

2) RESPIRA!
Cambia la tua postura e prendi un bel respiro profondo: dai ossigeno al tuo cervello. Magari aggiungi anche un bel sorriso e sostanze come la serotonina inizieranno a nuotare nel tuo organismo cambiando decisamente il tuo stato d’animo. Manna dal cielo!

3) RISOLVI
pnl-problem-solving1Solo a questo punto guarda la situazione da nuove prospettive e focalizzati sulle possibili soluzioni. Invece di subire la situazione, agisci.

Di solito penso al mio collega e amico “the revenue maker” Andrea Grassi che, nelle situazioni critiche, entra nell’identità del personaggio di Pulp Fiction e ripete: “Sono il signor Wolf: risolvo problemi!” :-)

Semplice, non è vero? Allenati a farlo: STOP, RESPIRA, RISOLVI e vedrai i risultati! Forse sembra troppo semplice… e ti assicuro che lo è! ;-)

Ti lascio con un video divertentissimo che ho scovato un po’ di tempo fa qui negli States: purtroppo non l’ho trovato tradotto in italiano ma è piuttosto comprensibile anche se non mastichi perfettamente l’inglese. Alla faccia della “terapia breve” :-)

Guardalo e, mentre ti diverti, lasciami pure il tuo commento :-)

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Chiedi, parla, discuti… ma smettila di farti i film! PNL e aspettative

21 febbraio, 2012

pnl-e-comunicazione-efficaceChiedi e ti sarà dato (probabilmente).

E io aggiungo: se non chiedi aspettati che possa non esserti dato e… non ink@$$@rti!

Mi fanno impazzire quelle persone che pensano che gli altri abbiano il dono della telepatia! Credo che capiti a tutti in qualche occasione di indovinare cosa stia pensando l’altra persona (anche a me capita ogni tanto con la Noe, con i miei amici, durante le sessioni di mental coaching e nei corsi di PNL, ecc.), ma generalmente mi piace esternarlo ed essere esplicito… sai perché? Per evitare di commettere errori grossolani!

Ho visto troppi rapporti corrodersi, spogliatoi di squadre sportive sfasciarsi e team di lavoro cercare di produrre qualcosa ma senza sinergia a causa di questa brutta abitudine: pensare (male) e non dire… o, peggio ancora, dire a chi non è il diretto interessato.

Ecco il classico esempio in cui un’ottima abilità (essere sensibili e intuire) diventa un potenziale pericolo che ti fa prendere la tangente… e quando la prendi, purtroppo, è difficile tornare sui tuoi passi perché il nostro cervello tende a vedere le cose in cui crede anche quando non ci sono, soprattutto se hai paura.

Durante i miei corsi di Programmazione Neuro Linguistica (PNL) insisto sempre sulla differenza tra due processi che spesso le persone confondono: calibrazione e mind reading (lettura della mente).

Calibrare significa raccogliere informazioni tramite i sensi: osservare i dettagli, ascoltare attentamente, percepire, gustare e annusare gli stimoli che arrivano.
Ad esempio: Alle ha incrociato le braccia, ha usato un tono di voce più basso rispetto a prima, mi ha stretto la mano diversamente dal solito, ecc.

pnl-e-mind-readingMind reading significa appunto tentare di leggere nella mente delle persone e dare significati basandosi su alcuni dettagli (di solito pochi e fuori contesto). Ad esempio: “ha fatto quella faccia, quindi vuol dire che ce l’ha con me”, oppure “ha incrociato le braccia, significa che non è d’accordo”… per poi arrivare ai voli acrobatici tipo “non mi ha chiamato, significa che non gli interesso”, oppure il fenomenale “fa così perché vuole mettermi i bastoni tra le ruote”.

Partiamo da un punto: come fai a saperlo? Hai letto nella tua palla di cristallo, vero? :-)
Lo so lo so, ti basi sulla tua intuizione e la tua esperienza ed “è evidente che quella persona ce l’ha con me”… sì, magari è arrabbiata proprio perché pensa che tu la giudichi… e, in definitiva, nessuno parla ma tutti interpretano e danno significati!

Quello che spesso le persone mi rispondono è: “be’ se fosse realmente interessato/attento/professionale avrebbe sicuramente agito in quest’altro modo…

Ma secondo chi? Secondo quali parametri? Secondo quale giudizio? Ah sì, il TUO!!!
E allora dì alle persone cosa vuoi e cosa ti aspetti: non lasciarle intuire, perché non tutti sono come te e non hanno la tua capacità! :-)

Una delle frasi che odio enormemente è “mi aspettavo che…”: scusa, perché invece di aspettarti le cose dagli altri, non le chiedi? Non è più semplice?
Quando ti interessa veramente che qualcuno faccia qualcosa, chiediglielo. Molto facile!

Ecco adesso ne scrivo una che, ti anticipo, non è piacevole: lo so, ma credo sia bene metterselo in testa!

A noi interessa innanzitutto di noi stessi, è questa la verità! Suona un po’ egoistica vero? Be’ vedila in questa maniera: anche la persona più generosa e altruista del mondo pensa a se stessa prima di tutto, infatti il pensiero che genera è qualcosa tipo: “se lui/lei sta meglio, io sono felice…” mette gli altri apparentemente al primo posto perché questo la rende felice (o meno infelice)… e se non fosse così non lo farebbe!

Ecco l’invito di oggi: smettiamola di aspettarci che l’altro debba intuire ciò che è importante per noi: chiediamolo!

Vuoi che il tuo allenatore o compagno di squadra ti comunichi in un modo particolare? Chiediglielo! Sono convinto che sia nel suo interesse aiutarti a dare il tuo meglio! E in questo modo puoi imparare ad anticipare e risolvere i conflitti nel team (leggiti questo articolo sul blog Ekis Sport Coaching per sapere la mia strategia).

Vuoi che il tuo partner si comporti in un modo particolare o faccia una determinata azione? Chiediglielo! E non mi rispondere “dovrebbe arrivarci”… sorpresa sorpresa, spesso non ci arriva (ok, nel caso sia un uomo puoi sostituire spesso con sempre ;-) ). E non perché non ti ama, ma perché magari ha semplicemente modi diversi dai tuoi.
La scorsa settimana ti parlavo del potere dell’ambiente: educa chi ti sta intorno a facilitarti le cose. Se possono, ne saranno felici!

Vuoi che il tuo fornitore/venditore ti tratti in un determinato modo? Chiediglielo, invece di lamentarti perché non hai avuto il servizio che volevi e che solo tu conoscevi nella tua testa… magari quella persona ti avrebbe semplicemente detto “guardi questo servizio non lo facciamo oppure costa questo tot. in più” (ovviamente escludo dalla categoria quelli che ti dicono cose che poi non mantengono… in quel caso è tuo diritto lamentarti con chi di dovere affinché ti diano ciò che ti hanno promesso… e comunque, anche in questo caso, torniamo al nostro concetto: parla!).

Chiedi, e probabilmente ti sarà data l’opportunità!

Ti lascio con questa intervista datata a Steve Jobs che, nel passaggio finale, sostiene: “molte persone non alzano il telefono e non chiamano, molte persone non chiedono: e questo, a volte, è ciò che separa quelli che fanno le cose da quelli che le sognano solamente. Devi agire e devi anche essere disposto a fallire… se hai paura di fallire non andrai molto lontano.

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Il potere di chi ti circonda: crea il tuo team! PNL e ambiente

14 febbraio, 2012

pnl-ambienteSe stai con lo zoppo impari a zoppicare!
Me lo diceva già mia nonna prima che imparassi tutte le tecniche evolute della Programmazione Neuro Linguistica… ma d’altronde è proprio da qui che la PNL è nata: prendendo come modelli quelle persone speciali che ottenevano risultati straordinari (un bacio alla mia nonnina che mi guarda da Lassù ;-) )!

Oggi vorrei parlarti proprio di questo: il potere dell’ambiente e del team che crei attorno a te.

È inutile: per quanto ti sforzi di pensare o di comportarti diversamente, le persone e le cose di cui ti circondi quotidianamente e con cui passi la maggior parte del tempo finiranno per influenzarti e condizionarti.
L’ambiente ha un potere invisibile che, prima o poi, prende il sopravvento.

Se ne rimane silenzioso e tranquillo e, quando meno te l’aspetti (soprattutto quando hai le difese abbassate), eccolo che ti prende e ti inizia a cambiare.

Qualcuno dice che “ognuno di noi è la media delle 5 persone con cui passa più tempo nella giornata”. Non so quanto sia accurata questa equazione, ma c’è un grandissimo fondo di verità.
Se stai con lo zoppo impari a zoppicare. Sì, questo vale nel male ma fortunatamente anche nel bene!

Primo spunto di oggi: circondati delle persone giuste. Ma cosa significa “giuste”? Significa che con i loro comportamenti e con i loro pensieri ti aiutano a procedere verso i tuoi obiettivi.

Banalmente: se vuoi smettere di fumare… e vai fuori tutte le sere con gente che fuma… in bocca al lupo! All’inizio sei motivato e alleni la tua forza di volontà ma alla prima occasione in cui hai le difese basse (perché magari sei giù di morale) diventa più complesso resistere!
Se vuoi dimagrire… e nella dispensa hai tutte le schifezze di questo mondo (ovviamente solo per offrirle agli ospiti quando vengono a casa tua :-) ), diventa dura resistere nei momenti di “carenza d’affetto” :-)

Come direbbe il mio compagno di mille avventure Coach Pacci “non ti cercare il male come i medici!” e inizia a circondarti di persone e “cose” (cibo ad esempio) che ti aiutino!
Questo significa anche avere vicino qualcuno che, in certi casi, ti metta i bastoni tra le ruote nell’attuare il comportamento che vuoi eliminare.

Le persone che hai attorno ti possono togliere energia e segarti le gambe facendoti cadere a terra… oppure, quando le gambe non ti reggono più, ti possono regalare quella forza di andare avanti.

Novak Djokovic, in un’intervista al termine dell’ultima spettacolare vittoria due settimane fa contro Nadal agli Australian Open (dopo quasi 6 ore di partita), dice: “ho avuto molti momenti difficili, soprattutto fisicamente nel 5° set, quando mi reggevo a malapena in piedi e stavo cercando quel pezzo di energia in più… e l’ho trovato nelle persone che mi supportavano, nel mio staff, nei miei amici e ovviamente nell’energia del pubblico”.

Sì, immagino il concetto ti sia arrivato: l’ambiente è fondamentale

pnl-ambiente-positivo… e devi impegnarti a costruirlo come ti serve! Devi curarlo come se fosse il tuo giardino: le erbacce vanno estirpate e ha bisogno di nutrimento, energia e attenzioni.

Quindi il primo passo è: scegli le persone di cui circondarti!
Lo so, magari starai pensando: “ok Alle, ma io mica posso sempre scegliermi le persone con cui stare”… mmmmmh

In realtà, se vogliamo dirla tutta, nella maggior parte delle situazioni (escludo evidentemente alcuni casi estremi) puoi scegliere in ogni momento con chi passare il tuo tempo.
Solo un ambiente non ci è dato di scegliere: quello familiare. È vero, non lo puoi scegliere ma lo puoi eventualmente educare.

Il resto è nelle tue possibilità… o comunque se non puoi eliminare certe persone del tutto (vedi alcuni colleghi), puoi comunque limitare il tempo insieme a loro oppure scegliere di non farti influenzare da alcuni atteggiamenti o comportamenti che ti infastidiscono: togli potere a quella gente!

Qualche tempo fa qualcuno mi disse che la vita è uno sport di squadra: allora scegliti i tuoi compagni (o comunque la maggior parte) in base all’obiettivo che hai nel tuo campionato. Non li conosci ancora tutti o ne vorresti altri? Inizia a muoverti per estendere il tuo network verso le persone “giuste”.

Chi vuoi nel tuo team? Cosa vuoi che ti trasmetta il tuo ambiente? È troppo importante per lasciarlo al caso…

Oggi, nell’era internet, è ancora più semplice perché hai a disposizione anche i social network che ti possono aiutare: cerca idee e persone che ti danno valore aggiunto su twitter (sai che sono un appassionato :-) ), stringi amicizia con persone “utili” su facebook, ecc. Ricorda che anche questo è ambiente!

Un’ultima nota: ti piacerebbe che il tuo ambiente di lavoro ti desse passione, energia e divertimento? C’è un unico modo: metti passione, energia e divertimento nel tuo lavoro… e vedrai come cambiano le cose. Questo punto lo riprenderemo in un prossimo articolo ;-)

Ti lascio con un’intervista da pelle d’oca che ho pubblicato quasi un anno fa sul nostro blog Ekis Sport Coaching e che ripropongo qui perché credo spieghi meravigliosamente il concetto…

Buona visione e buon reclutamento ;-)

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È seriamente ora di divertirsi! PNL al lavoro e nella vita

7 febbraio, 2012

pnl-divertimento-sul-lavoroAmo divertirmi! E lo faccio ovunque posso: con gli amici, con la Noe, durante i corsi di PNL, con i miei genitori e mio fratello… generalmente mi circondo di gente simpatica e con la battuta pronta, amo essere in un clima di questo tipo.

Oggi voglio raccontarti un aneddoto capitato la settimana scorsa sempre durante il public speaking. Eravamo in aula, stavamo lavorando con gli allievi e, casualmente :-) sono scappate un po’ di battute, risate e applausi.

Come ogni tanto capita, dopo qualche minuto entra la responsabile di un corso che si svolgeva nell’aula accanto alla nostra e chiede ai miei assistenti se possiamo abbassare il volume perché stanno facendo una lezione anche loro… da davanti la sala me ne rendo conto e dico ai partecipanti sussurrando “ok facciamo entusiasmo con meno volume altrimenti li disturbiamo” :-)

E fin qui, tutto nella norma.

Al primo break mi avvicina la signora e mi dice “mi scusi se prima sono entrata nella sua aula”, io ovviamente parto con un “si figuri, ha fatto bene a venire a dircelo se vi stavamo disturbando”e qui l’inaspettato…

Lei fa “no, ma quale disturbo, è che noi stiamo facendo un corso si omeopatia ed è noiosissimo… i partecipanti stavano sentendo le risate e gli applausi ed erano frustrati perché voi vi divertivate e loro no.

La mia espressione deve essere stata priceless!

Lo spunto di oggi è questo: non è l’omeopatia noiosa… e neppure la matematica o il diritto o la ex 626 (la sicurezza sul lavoro)… ma è il COME vengono trattate queste “materie”.

Nel dicembre del 1994 per la prima volta mi fu posta questa domanda: lo sai qual è la differenza tra serio e serioso?
All’epoca avevo quasi 18 anni quindi sul mio volto credo fosse dipinto un bel punto interrogativo.
Il trainer del corso continuò: la serietà ha a che fare con l’importanza del contenuto. L’istruzione è una cosa seria, il lavoro è una cosa seria, la famiglia e le relazioni sono una cosa seria…

La seriosità invece ha a che fare con il modo in cui si fanno e si trattano queste cose. Essere seriosi significa avere l’atteggiamento grave, appesantire l’aria che si respira e che si fa respirare a chi ti sta attorno, avere l’aura di ink@$$% addosso tutto il giorno…

STOP! Guarda questo video.

Questo Claudio è un genio, sono morto dalle risate :-) Ha reso quello che in teoria è un annuncio di per sé noioso o comunque “normale”, un’esperienza esilarante!

Be’ a 18 anni distinguevo semplicemente tra professori noiosi e con i quali era vietato fare volare una mosca e professori che invece ti mettevano a tuo agio e lasciavano spazio a una battuta e una risata ogni tanto.
Oggi vedo ambienti di lavoro depressi con persone che timbrano il cartellino e fanno il minimo sindacale (o purtroppo a volte anche un po’ meno…), oppure ambienti dinamici e persone impegnate che si danno da fare per raggiungere gli obiettivi.

La grande differenza che sento è che i primi fanno un lavoro, i secondi, oltre a produrre, si divertono e trasmettono passione! E probabilmente spesso tornano a casa sereni alla sera…

pnl-verdone-professoreMa torniamo al public speaking… dopo essermi ripreso dallo shock rispondo alla tipa: “scusa fammi capire: il trainer non potrebbe fare qualche battuta in più e farli ridere o trovare il modo per alleggerire l’atmosfera?”
Risposta: “no, in queste giornate non si può, l’argomento non lo permette!

Ho capito, sono io che vengo da un mondo diverso… nel mio mondo si ride e si impara, si scherza e si impara, ci si diverte e si impara, si gioca e si impara, si fa la battuta e si imparanon si vive seriosamente e si impara… effetto collaterale? Si sta bene :-)

La persona che mi fece quella domanda nel 1994 si chiama Livio Sgarbi e ti assicuro che, da allora, di anni ne sono passati (e di capelli ne sono caduti.. sob!), di sfide ne abbiamo affrontate, abbiamo vissuto unioni e separazioni, momenti magici e momenti molto difficili… ma sempre con il sorriso sulle labbra e la voglia di trovare il lato ironico delle situazioni!

Credo sia questo uno dei segreti del benessere nel nostro ambiente di lavoro in Ekis: amiamo l’ironia, l’autoironia e vogliamo divertirci sempre.

Qualche tempo fa pubblicavo un articolo sulla fun theory e anche il mitico Coach Giuse nel suo blog suggeriva recentemente di creare ambienti felici attorno a te. Leggi questi articoli per prendere qualche spunto in più!

Se invece non hai tempo ora di leggere, inizia ad utilizzare il mantra molto utile che ci suggerisce Richard Bandler. Chiediti: “Am I having fun yet?” (trad. “ho già iniziato a divertirmi?”).
Se la risposta è ancora no, cerca nuove strade e inizia… ne vale la pena!

Buon divertimento ;-)

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Sono fatto così, prendere o lasciare… Lascio! Spontaneità, abitudini e PNL

31 gennaio, 2012

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Sto scrivendo questo articolo durante una pausa del nostro public speaking, il corso in cui insegniamo alle persone come comunicare efficacemente in pubblico.

Stamattina, mentre spiegavo i passi per strutturare una presentazione efficace, una corsista mi chiede: “scusa Alle, ma se seguiamo questi passi nelle nostre comunicazioni, non rischiamo di perdere spontaneità?”.

Domanda molto interessante! Prendo spunto per parlare di un tema che mi è caro: le abitudini. E ci tengo a precisare che non vale solo per il public speaking, il concetto è il medesimo per la Programmazione Neuro Linguistica (PNL), ogni corso che faccio e ogni tecnica che spiego… in realtà credo sia valido in ogni area della nostra vita.

Allargo il concetto per un istante: hai mai sentito frasi del tipo “sono fatto così, prendere o lasciare…” oppure “questo è il mio carattere e quindi non riuscirò mai a…”?

Bene, io non ci credo! Ho capito negli anni che queste sono scuse… Lo so perché le ho usate anche io per un po’ di tempo! E se la usi anche tu, prima te ne rendi conto, meglio è!.

Diciamoci la verità: frasi come quelle di prima sono un modo elegante per non prendersi la responsabilità di fare qualcosa di diverso (e che può metterti a disagio). Come scrivevo qualche tempo fa, molte volte è solo questione di atteggiamento. Ti consiglio inoltre a tal proposito di leggere questo articolo del mio amico Coach Giuse Montanari creatore di www.coachingbreak.com.

Il carattere non è nient’altro che una serie di abitudini che abbiamo condizionato nella nostra vita. È evidente che se ripeti continuamente una serie di comportamenti o pensieri o emozioni, questi ti vengono più spontanei rispetto a quei comportamenti o pensieri o emozioni che non “vivi”.

La spontaneità è conseguenza dell’abitudine. E l’abitudine?

Parlare in pubblico è la mia professione ormai da 16 anni: è facile intuire che mi venga spontaneo seguire i passi di una presentazione strutturata… mi viene spontaneo anche quando sono al pub con i miei amici mentre racconto della vacanza in Africa e di hakuna matata :-)

All’inizio però non era così (e qualcuno lo sa bene :-) ). Ho dovuto allenarmi e, in certi casi, cambiare ciò che allora mi veniva spontaneo ma che magari non era altrettanto efficace.

Bene, ci sono due grandi forze che ci permettono di modificare i pensieri o i comportamenti che non ci piacciono: queste due forze sono la consapevolezza e la volontà.

La consapevolezza è il primo passo per il cambiamento: significa rendersi conto di quel comportamento o di quel pensiero, riconoscerlo, comprenderne le conseguenze, saper identificare quando sta per arrivare.

La volontà è il motore del cambiamento: è il saper dire “basta, quando è troppo è troppo!”, è il prendere la decisione di non giocare più a quel gioco e scegliere di entrare in un altro campionato e di rimanerci.

Se ti serve sviluppare consapevolezza, chiedi aiuto alle persone che ti sono vicine, a volte vedono meglio loro di te… chiedi loro di farti notare quando metti in atto il comportamento di cui vuoi sbarazzarti. Mi raccomando solo di reagire bene e di ringraziarli (senza arrabbiarti)… altrimenti non ti aiuteranno la prossima volta che capita ;-)

Se ti serve sviluppare volontà, chiedi invece aiuto a te stesso :-) e inizia ad allenare questo muscolo nelle piccole cose quotidiane, in modo che sia ben tonico quando arriverà il momento di fare qualcosa di importante! Come ti suggerivo qualche tempo fa, crea il tuo propulsion system.

Ti assicuro che questo è un buon allenamento per diventare una persona che fa accadere le cose!

Buon lavoro

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Dedicato a chi si lamenta troppo: PNL e… hakuna matata!

10 gennaio, 2012

pnl-e-hakuna-matataProprio nell’articolo della settimana scorsa scrivevo il mio augurio da mental coach per un anno con poche lamentele e con invece le maniche tirate su
Ed eccomi qui che, appena atterrato in Kenya per una super settimana di relax, proprio mentre scendo dall’aereo, sento una signora sbuffare e ripetere: “mamma mia che caldo… non ne posso già più!”

Caldo? Non ne posso già più? Scusa ma cosa pensavi di trovare in Kenya? I pinguini? :-)
Ed ovviamente ho scoperto qualche ora più tardi che la stessa signora ha la camera troppo distante dal mare, il pesce è troppo cotto, i camerieri sono troppo lenti, la musica troppo forte, le conchiglie troppo appuntite, l’acqua con troppe alghe, in safari ci sono troppi insetti!!!

L’atteggiamento alla lamentela è proprio un’abitudine!

Vorrei approfittare del fatto che sono in Africa per modellare, da buon applicatore di programmazione neuro linguistica, un tipico stile di pensiero di questo luogo. È una sorta di filosofia che sarebbe importante acquisire in alcuni momenti della nostra vita.

Questa filosofia è racchiusa in una famosissima frase: hakuna matata!

Se hai visto il film d’animazione della Disney “Il Re Leone” sai già di cosa sto parlando e ti ricorderai i buffi personaggi che insegnavano la canzone a Simba. Se invece non l’hai visto, ecco qui lo spezzone a cui mi riferisco… :-)

Hakuna matata significa proprio “nessun problema”. Mi ricorda un po’ il take it easy californiano o il più nostrano tola su dolsa.

Attenzione: evidentemente questo atteggiamento portato all’estremo diventa improduttivo perché non ti fa prendere le responsabilità e non ti fa agire. Ma applicato invece come filosofia di sottofondo prima dell’azione mi piace un sacco.

Accade qualcosa di non particolarmente positivo? Hakuna matata e inizio a cercare una soluzione. Quelle persone mi criticano ingiustamente? Hakuna matata e continuo a fare del mio meglio. Ho perso una sfida importante? Hakuna matata e imparo dai miei errori e mi preparo ancora meglio per la prossima.

Credo che il punto principale sia aver fede che prima o poi il vento tornerà a girare a tuo favore, quindi non disperare ma continua a darti da fare. Accetta ciò che è successo, impara quello che puoi imparare, cogli l’occasione per diventare più intelligente, fai tesoro degli insegnamenti: hakuna matata!

Ovviamente tutto ciò dipende anche dal contesto in cui ti trovi: non tutto può essere sempre hakuna matata e, ripeto, il mio suggerimento non vuole essere un “far finta che i problemi non esistano”, anzi… ma credo che vivremmo molto meglio se ce lo ricordassimo più spesso e lo applicassimo nella nostra quotidianità.

E ricordati che l’hakuna matata va sempre accompagnato da un bel sorriso :-)

Quindi allenati da subito. La formula è: hakuna matata + sorriso + azione.

Ora torno in spiaggia a vedere se la signora si è accorta che il lettino su cui stava era rotto… ;-)

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Il mio augurio di buon anno! PNL e 2012

1 gennaio, 2012

buon-anno-pnl-ekis1Prontiiiiiiiii… via! Buon 2012 :-)
Eccoci arrivati finalmente nel nuovo anno. Scrivo “finalmente” perché, a sentire un sacco di persone con cui parlo, il 2011 è stato un anno bello tosto!

Non che dal 31 dicembre 2011 al 1 gennaio 2012 cambino magicamente le cose, ma per molti cambia l’atteggiamento: come se si fosse chiuso un ciclo e se ne aprisse un altro, come se si tirasse una riga e si iniziasse a scrivere un nuovo capitolo… o addirittura, perché no, un nuovo libro :-) Magari si cambia genere!!! :-)

E sai benissimo che quando cambi l’atteggiamento mentale, vai ad attingere a piene mani dalle tue risorse personali (che spesso non usi quando ti senti in difficoltà o in rincorsa). La conseguenza è che i tuoi comportamenti e le tue azioni sono più efficaci e molto probabilmente anche i tuoi risultati inizieranno ad essere migliori.

Parte tutto dall’atteggiamento! Non aspettare che arrivino i primi risultati buoni per cambiarlo… è un cane che si morde la coda. Invece puoi influenzare il tuo atteggiamento subito e i risultati ne saranno una diretta conseguenza!

Be’ se il nuovo anno può essere una scusa/ragione per cambiare l’atteggiamento mentale, per oggi usiamola (ma solo per oggi, altrimenti diventa lunga aspettare il prossimo… e se poi i Maya ci beccano??? Non vorrai mica rischiare, eh? :-) ).

Quindi è vero, l’anno scorso può essere stato tosto, ma per questo nuovo anno ho un augurio: basta lamentele e su le maniche!
Lamentarsi non serve a nulla. Non ho conosciuto molte persone che hanno cambiato le cose lamentandosi o piangendosi addosso. Perché ti fa stare male (la sensazione di sollievo dello sfogo dura poco) e soprattutto prosciuga le energie di chi ti sta intorno.

Lo so, in alcuni casi non è facile! Ma più ti ripeti quanto sia stato sfortunato e quanto le cose non stiano andando per il verso giusto, più te ne convinci. E più te ne convinci, più questa diventa la tua unica realtà… e dopo un po’ è deprimente!

pnl-ekis-blogNon solo, a lungo andare lamentarsi ti inaridisce e ti incattivisce. Qualche tempo fa ho sentito T. Harv Eker dire ad un corso: “continuare a provare rabbia e risentimento è come bere veleno ogni giorno e sperare che muoia qualcun altro”. Idea stupida!

Se vuoi proprio ripeterti qualcosa, invece di lamentarti, usa il mantra che ti suggerirebbe Richard Bandler: “shut the fuck up” (che potremmo tradurre con un chiudi quella £@$$% di bocca!) :-) continua a ripeterlo mentalmente… magari non è elegantissimo, ma ti assicuro che è estremamente efficace ;-) soprattutto ai giorni nostri in cui tendiamo a dirci parecchie stupidaggini.

John La Valle (presidente della Society of NLP) ripete spesso “output is the final encoding” che, liberamente tradotto, significa che verbalizzare un concetto è l’assimilazione finale di quel pensiero nel nostro cervello.

Quindi stai attento a quello che dici… perché si potrebbe consolidare maggiormente e diventare una granitica realtà da cui poi è difficile sfuggire in quanto diventa sempre più strutturata e giustificata nella tua testa.

Il mio augurio per il 2012? Basta lamentele e su le maniche! C’è tanta roba da fare per migliorare la nostra vita… e di conseguenza quella di chi ci sta attorno… e di conseguenza quella di chi sta attorno a chi ci sta attorno… e… ok mi fermo qui, ma ricorda che il tuo impatto personale può avere più conseguenze di ciò che pensi. Scegli qualcosa da cui partire: la più importante o quella che ti motiva di più, ma fai qualcosa!

Proprio ieri qualcuno mi diceva “speriamo che l’anno prossimo le cose vadano meglio”. Non limitarti a sperare che le cose vadano meglio: pensa a come nello specifico vuoi che vadano e chiediti cosa puoi fare tu personalmente per farle andare in quel modo. Smettila di aspettare che gli altri dicano o facciano qualcosa oppure che cambi la situazione: diventa influente sulla tua vita!

Parti dal tuo atteggiamento e sintonizzati su una frequenza che ti piace di più! Insomma, ricomincia da te!

Inizia a scrivere il tuo libro personale e, mi raccomando, scegli il genere che ti piace :-) quando parti con una bella sensazione tutto è più semplice.

Che il 2012 ti renda tutto ciò che di bello hai seminato e che di bello continui a seminare ogni giorno :-)

P.S. Lascia pure i tuoi commenti e i tuoi auguri, sono apprezzatissimi :-)
P.P.S. Ecco qui le nuove date dei nostri corsi di Programmazione Neuro Linguistica per il primo semestre 2012. Ci vediamo in aula :-)

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