Mental coaching e volley… il guerriero, le vittorie e le sconfitte

11 June, 2011

mc-cargnaghi-villa-cortese-volley-2010-2011Se ripenso all’ultimo mese e mezzo, credo sia stato uno dei più intensi a livello emozionale che io abbia vissuto negli ultimi anni. Il motivo? Lo sport :-)

Eh sì, la pallavolo, quella grande passione che ha riempito la maggior parte del mio tempo libero per 20 anni è ritornata prepotente ad emozionarmi… ovviamente non più da giocatore, ma stavolta da mental coach.

Da gennaio ho avuto la grandissima opportunità di entrare nell’organico della squadra di A1 femminile MC Carnaghi Villa Cortese. Ho avuto l’opportunità di lavorare con atlete straordinarie e di collaborare con persone speciali. Ho avuto l’opportunità di lottare per gli obiettivi più ambiziosi per un club.

Nell’ultimo mese e mezzo ho vissuto con la squadra due finalissime (coppa Italia e scudetto) e con orgoglio ne ho festeggiata una… :-)

In questo post però vorrei parlarti dell’altra finale, quella più recente (cinque giorni fa), quella più difficile da digerire, quella che mi ha fatto male… quella da cui forse, se sono abbastanza intelligente, posso imparare qualcosa.

Devo ammettere che quando la “Picci” (al secolo Francesca Piccinini, attaccante e capitano della Norda Foppa Pedretti Bergamo) ha messo a terra l’ultimo pallone ero devastato: ci credevo con tutto me stesso, eravamo lì ad un passo, l’avevamo quasi toccato quell’agognato scudetto… e poi qualcosa è accaduto.

Non voglio soffermarmi sul cosa è accaduto, non è la sede e comunque non cambierebbe ciò che è successo… ma prendo spunto da questo risultato per riflettere “ad alta voce” sul concetto di vittoria e, come in questo caso, di sconfitta.

Dopo aver cercato di domare il mio istinto con la razionalità mi sono detto “quale significato positivo posso dare a questo evento?”

Quale significato positivo può avere una sconfitta? Beh, certo, puoi imparare dagli errori per fare meglio la prossima volta… ma vai a dirlo ad uno che ha appena perso lo scudetto e deve ricominciare tutto l’anno prossimo… o ancora peggio, vai a dirlo ad uno che ha appena perso una finale olimpica e può forse riprovarci tra 4 anni…
Ho capito piuttosto velocemente che non era questo il pensiero utile.

La verità è che forse un atleta, un allenatore, uno staff che lavora ogni giorno duramente in palestra per raggiungere quel risultato, non può trasformare questo tipo di sconfitta in una vittoria… almeno nel breve termine. Certo, con il tempo lo può fare… ma non lì, non in quel momento.

Ed ecco che mi sono venute in mente le parole del mio compagno di avventura coach Pacci che, guardando la “nobiltà” bergamasca festeggiare in campo davanti ai nostri occhi, mi ha detto “fammele guardare attentamente… perché voglio ricordarmi bene in futuro quanto mi sta sul c@#§% perdere una finale!”

Forse è questa la chiave: vivere quella delusione, quella rabbia e passarci attraverso…

Come scriveva Paulo Coelho “… Molte volte la sconfitta bussa alla porta del guerriero.
In quei momenti, egli rimane in silenzio. Non spreca energia con le parole, perché le parole non possono fare niente.
È meglio usare le forze per resistere e pazientare, sapendo che Qualcuno sta guardando. Qualcuno che ha visto l’ingiusta sofferenza, e non vi si rassegna.
Questo Qualcuno dà al guerriero ciò di cui ha bisogno: il tempo.
Prima o poi tutto tornerà a lavorare a suo favore.
Un guerriero della luce è saggio. Non commenta le sue sconfitte”.

Ssssssssssssshhhhhhh…

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7 Commenti per: “Mental coaching e volley… il guerriero, le vittorie e le sconfitte”



  1. Elena Morsia

    Che dire ragazzi… siete fantastici!!!!! Alle, mi piace moltissimo tutto ciò che dici in questo articolo e lo approvo assolutamente!!! Immagino anche Pacci mentre guarda i festeggiamenti delle vincitrici per trarre dalla momentanea frustrazione il massimo della determinazione necessaria per le occasioni a venire… con questo atteggiamento avete dimostrato una sola cosa: siete per certo due VINCENTI!!!!!!
    Un abbraccione!!!!
    Elena

  2. Claudio Gilberti

    Grazie Alle!!!
    Bellissimo articolo…questo articolo anche se nella metafora sportiva, si addice molto a questo mio momento…io per primo devo ritrovare gli occhi della tigre e ricominciare a lottare per ciò che mi spetta

    Un abbraccio
    Claudio

  3. nicoletta

    per vedere se hai gli occhi della tigre e se li sai usare, credo che si debba prima trovarsi al tappeto. non ti puoi allenare prima. alcuni (tipo me) sono avvantaggiati.

    roar!

  4. DAVIDE UZZO

    Stupendo, trasmette una forza travolgente che ti fa venire voglia di tornare subito sul “ring” e dimostrare a te stesso chi sei e cosa sei capace di fare.

    Grande ALLE

    A presto.

    Davide

  5. Giammarco

    Grande riflessione e grande filmato. Davanti a certi ostacoli che sembrano difficili da superare, occorre passarci attraverso, con tutto il cuore, l’intelligenza e l’emozione che abbiamo. Con la dignità e la forza che ha l’essere umano. Lo sport come il business sono “professioni” e sono metafore della vita. Occorre vincere sul campo, negli affari, nella vita. Grazie di ciò che hai scritto.
    Un abbraccio Alle
    Giammarco

  6. Lorena

    non trovo parole per esprimere la risonanza che sento……………………………………..grazie………un abbraccio

  7. Formazione, Risorse umane, team building, programmazione neuro linguisticaI 3 passi dello sport coach per trasformare qualsiasi stagione in un successo3349

    […] qualche ora mi vedrò con un giocatore professionista di volley che ho seguito come sport coach durante quest’ultima stagione che è terminata ufficialmente […]

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