Si ricomincia: nuova stagione di pnl e coaching con rinnovata energia dopo 20 giorni di splendide ferie quasi staccato dal mondo… ![]()
Devo ammettere che la scorsa stagione è stata probabilmente la più intensa e piena degli ultimi anni e lo sprint finale l’ho fatto praticamente in apnea: sono arrivato mentalmente e fisicamente stanco!
Avevo proprio bisogno di relax e soprattutto di staccare la spina mentalmente. È la stessa cosa che insegno agli atleti (a tal proposito leggi il mio articolo sul blog sport).
Come dicevo, ho ricominciato ufficialmente la nuova stagione con il primo appuntamento Ekis del Vitality Coaching e proprio qui ho assistito ad una scena che mi fa sempre sorridere (è molto comune).
Grazie al nostro sempre presente e mitico ospite Willy, anche quest’anno gli allievi hanno avuto l’opportunità di lavorare sulle convinzioni e sulla gestione del loro stato d’animo
la “solita” scena è quella di vedere persone intelligenti e motivate perdersi letteralmente in un bicchiere d’acqua e non riuscire a trovare una soluzione gnocca, semplice, evidente che sta lì di fronte a loro
divertente per noi hihihi
ma non tanto per i nostri corsisti.
Ti è mai capitata una situazione simile? Una di quelle volte in cui la risposta è lì, evidente, di fronte a te… ma nulla!
Come mi hai sicuramente visto scrivere (o sentito dire se hai frequentato i miei corsi), sono profondamente convinto che non esistono persone senza risorse, ma esistono stati d’animo e mentali senza risorse!
Nei momenti in cui entri in quello stato nel quale ti ripeti “non lo so… non ci riesco… è inutile… tanto non ce la faccio… non fa per me… non sono mai stato bravo a…” e continui a ripetertelo come un incantesimo… beh è proprio ciò che diventa: un incantesimo che si ritorce contro di te, che sprigiona sostanze nel tuo cervello che ti impediscono di pensare chiaramente e che ti incatenano in uno stato dove non ci sono risposte e soluzioni!
Non permettertelo! Prenditi la responsabilità di interrompere questo stato.
Come comportarsi quindi? Ecco la mia formula
Prima cosa da fare: taci! Smettila! Stoooooooop! Basta così! Non serve a nulla dirti delle stupidaggini!
Seconda: muoviti, cambia postura, balla. Il tuo corpo e la tua mente sono collegate, quando muovi il tuo corpo muovi anche la tua mente.
Terza: respira profondamente. Il tuo cervello ha bisogno di ossigeno, daglielo!
Quarta: sorridi
Ancora una volta, corpo e mente sono collegate e anche un sorriso “fake” mantenuto fa rilasciare al tuo cervello quelle sostanze che ti aiutano a cambiare stato.
Quinta: è un pensiero utile che mi ha sempre aiutato un sacco, ossia “magari non sarò il primo o il più intelligente, ma non sono neppure il più stupido… e se qualcun’altro ci riesce, posso farlo anche io”.
Sesta: dopo che hai interrotto lo stato d’animo e mentale improduttivo, mettiti in un nuovo e buono stato e riaffronta la situazione.
So che a volte la paura o il disagio si può impossessare per qualche istante di te… Ma ricorda che tu puoi sempre fare qualcosa per cambiare. Come diciamo qui al Vitality Coaching: sei tu il boss!!!
Allenati a farlo perché, come dice T Harv Heker, “how you do anything, is how you do everything”.
Ricordati: non esistono persone senza risorse, ma esistono stati d’animo e mentale senza risorse!
Tags: 6 passi per interrompere i pensieri negativi, ekis, gestione stato d'animo, incantesimo, interruzione di modulo, paura, pnl, vitality coaching
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In queste settimane mi trovo ad Orlando, dove si stanno svolgendo il PNL Practitioner e il PNL Master Practitioner con Richard Bandler e John La Valle.
Da mental coach ho sempre ritenuto una grande opportunità poter vedere Richard e John al lavoro e soprattutto poter passare un po’ di tempo con loro anche fuori dal corso: quante esperienze!!!
Proprio in questi giorni ho iniziato a leggere l’ultimo libro che Richard ha scritto (insieme al dott. Garner Thomson): “The secrets of being happy”, i segreti dell’essere felici.
Il titolo ha già uno spunto interessante: probabilmente qualche editore l’avrebbe cambiato in “the secrets of happiness” (”i segreti della felicità”)… ma avrebbe commesso un errore importante!
La felicità, infatti, non è qualcosa che cerchi o che trovi, che hai o che non hai… in pnl la parola “felicità” viene chiamata nominalizzazione, ossia un verbo trasformato in un nome.
Purtroppo questa trasformazione induce le persone a pensare che esista una specifica “cosa” che possono acquisire. Se ti impegni abbastanza, otterrai la felicità che meriti! Mmmmmhhhh no, non funziona così!
L’essere felice è infatti un processo! È un qualcosa che crei e dipende da te. È uno stato mentale, emozionale e fisico. Ripeto: dipende da te, non dagli altri. E cambia sostanzialmente da persona a persona!
Se vedi l’essere felice in questo modo, ti rendi conto che puoi iniziare a circondarti del tipo di persone che ti fanno stare bene, puoi fare più regolarmente le attività che ti piacciono e che ti soddisfano e puoi trovare nuove possibilità affinché tutto ciò accada più spesso nella tua vita.
La meraviglia (che per alcuni è la parte “spaventosa”) di questo processo è che ti “costringe” a prenderti la responsabilità di agire/comportarti in un modo specifico: non puoi più incolpare gli altri se non sei felice… non vale più il “mi fai arrabbiare”, “mi rendi triste”…
Intendiamoci bene: purtroppo le cose brutte capitano e capiteranno sempre… come dicono qui shit happens… infatti il tuo partner ti può lasciare, il capo può accusarti ingiustamente, puoi farti male fisicamente, puoi perdere il lavoro… Ma se il tuo focus è costantemente su queste cose negative, ti sentirai male: questo è un dato di fatto!
Infatti tu puoi allenarti e fare pratica su praticamente ogni cosa: se fai pratica col pianoforte, puoi diventare un grande pianista… se ti alleni a pensare idiozie, puoi diventare un grande… beh ti lascio indovinare ![]()
Quando ti alleni ad essere felice, puoi imparare ad esserlo sempre più spesso…
Nota bene, ho scritto più spesso e non sempre… perché il nostro sistema nervoso non sarebbe in grado di rimanere in un perenne stato di felicità (infatti impariamo notando e comparando le differenze tra le cose)… ed ecco quindi che anche i momenti spiacevoli possono assumere un significato diverso…
Allora la domanda interessante potrebbe diventare: cosa credi ti renda veramente felice? Prenditi qualche istante e scrivi una tua lista, il più dettagliata possibile… molte persone sanno perfettamente cosa le fa stare male, ma non hanno idea (o poca) del contrario…
Perciò prendi un foglio e scrivi… e tienilo a portata di mano in modo che tu possa aggiungere altri modi per essere felice alla tua lista… solo questo primo passo ti illuminerà la strada!
Ora corro anche io a continuare la mia lista
buona illuminazione
Tags: essere felice, felicità, john la valle, nominalizzazioni, pnl, pnl practitioner, richard bandler, the secrets of being happy
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Se ripenso all’ultimo mese e mezzo, credo sia stato uno dei più intensi a livello emozionale che io abbia vissuto negli ultimi anni. Il motivo? Lo sport
Eh sì, la pallavolo, quella grande passione che ha riempito la maggior parte del mio tempo libero per 20 anni è ritornata prepotente ad emozionarmi… ovviamente non più da giocatore, ma stavolta da mental coach.
Da gennaio ho avuto la grandissima opportunità di entrare nell’organico della squadra di A1 femminile MC Carnaghi Villa Cortese. Ho avuto l’opportunità di lavorare con atlete straordinarie e di collaborare con persone speciali. Ho avuto l’opportunità di lottare per gli obiettivi più ambiziosi per un club.
Nell’ultimo mese e mezzo ho vissuto con la squadra due finalissime (coppa Italia e scudetto) e con orgoglio ne ho festeggiata una…
In questo post però vorrei parlarti dell’altra finale, quella più recente (cinque giorni fa), quella più difficile da digerire, quella che mi ha fatto male… quella da cui forse, se sono abbastanza intelligente, posso imparare qualcosa.
Devo ammettere che quando la “Picci” (al secolo Francesca Piccinini, attaccante e capitano della Norda Foppa Pedretti Bergamo) ha messo a terra l’ultimo pallone ero devastato: ci credevo con tutto me stesso, eravamo lì ad un passo, l’avevamo quasi toccato quell’agognato scudetto… e poi qualcosa è accaduto.
Non voglio soffermarmi sul cosa è accaduto, non è la sede e comunque non cambierebbe ciò che è successo… ma prendo spunto da questo risultato per riflettere “ad alta voce” sul concetto di vittoria e, come in questo caso, di sconfitta.
Dopo aver cercato di domare il mio istinto con la razionalità mi sono detto “quale significato positivo posso dare a questo evento?”
Quale significato positivo può avere una sconfitta? Beh, certo, puoi imparare dagli errori per fare meglio la prossima volta… ma vai a dirlo ad uno che ha appena perso lo scudetto e deve ricominciare tutto l’anno prossimo… o ancora peggio, vai a dirlo ad uno che ha appena perso una finale olimpica e può forse riprovarci tra 4 anni…
Ho capito piuttosto velocemente che non era questo il pensiero utile.
La verità è che forse un atleta, un allenatore, uno staff che lavora ogni giorno duramente in palestra per raggiungere quel risultato, non può trasformare questo tipo di sconfitta in una vittoria… almeno nel breve termine. Certo, con il tempo lo può fare… ma non lì, non in quel momento.
Ed ecco che mi sono venute in mente le parole del mio compagno di avventura coach Pacci che, guardando la “nobiltà” bergamasca festeggiare in campo davanti ai nostri occhi, mi ha detto “fammele guardare attentamente… perché voglio ricordarmi bene in futuro quanto mi sta sul c@#§% perdere una finale!”
Forse è questa la chiave: vivere quella delusione, quella rabbia e passarci attraverso…
Come scriveva Paulo Coelho “… Molte volte la sconfitta bussa alla porta del guerriero.
In quei momenti, egli rimane in silenzio. Non spreca energia con le parole, perché le parole non possono fare niente.
È meglio usare le forze per resistere e pazientare, sapendo che Qualcuno sta guardando. Qualcuno che ha visto l’ingiusta sofferenza, e non vi si rassegna.
Questo Qualcuno dà al guerriero ciò di cui ha bisogno: il tempo.
Prima o poi tutto tornerà a lavorare a suo favore.
Un guerriero della luce è saggio. Non commenta le sue sconfitte”.
Ssssssssssssshhhhhhh…
Tags: coaching, mental coach, pallavolo, paulo coelho, pnl, sconfitta, villa cortese volley
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Visto il periodo, a grande richiesta (e dopo numerosi successi) pubblico nuovamente un articolo postato un anno fa sulle allergie primaverili e sulla pnl come possibile soluzione.
Possiamo davvero risolvere alcuni tipi di allergia con la PNL?
La primavera è arrivata e, come ogni anno, alcuni miei amici e conoscenti hanno iniziato a starnutire, lacrimare e sviluppare alcune reazioni allergiche. Ritengo che, in molte occasioni, il semplice fatto che una persona sappia cosa aspettarsi faccia scatenare la reazione…
Affermazione forte? Vediamo!
Partiamo con un po’ di storia… L’immunologo Michael Levi, vincitore di un prestigioso premio della World Health Association per i suoi lavori che dimostravano i legami tra i virus e le infezioni, descrisse le allergie come una sorta di fobia che il sistema immunitario sviluppa in risposta ad una particolare sostanza. Da questa prospettiva, qualcosa di innocuo (ad esempio il polline) diventava pericoloso e faceva entrare il sistema immunitario in panico.
Hai mai notato che alcune reazioni allergiche, in alcuni momenti (ad esempio prima di addormentarsi) scompaiono?
Così come una fobia, anche un’allergia è una risposta condizionata. Alcune ricerche nel campo della psiconeuroimmunologia (condotte dallo psicologo Robert Ader e altri) hanno dimostrato come le allergie possono essere infatti condizionate più o meno come Pavlov ha fatto con i suoi famosi cani.
In un interessante studio, alcuni porcellini d’India furono sovraesposti ad una sostanza chimica fino a diventarne allergici. Successivamente continuarono l’esperimento aggiungendo alla presenza della sostanza anche un profumo specifico. Infine i ricercatori fecero annusare ai porcellini solamente quel profumo (senza esporli alla sostanza chimica per la quale avevano sviluppato l’allergia) e nelle cavie si scatenò comunque la reazione allergica completa con conseguente rilascio di istamina, così come se fosse stato presente l’allergene.
Altro esempio eclatante fu presentato dal dott. John MacKenzie che stava trattando una persona con l’allergia per le rose. Prima della sessione mise nel suo studio una rosa finta e, non appena la paziente entrò nella stanza e vide la rosa (senza rendersi conto che non era reale) iniziò a sviluppare sorprendentemente un’intensa reazione allergica.
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato come le nostre convinzioni e aspettative sulle allergie possono giocare un ruolo determinante nella reazione del nostro organismo.
Seguendo l’idea del dott. Levi, vale a dire che l’allergia si comporta come una fobia, Robert Dilts (che fu il primo e storico apprendista di Bandler e Grinder e co-sviluppatore della PNL) riprese la tecnica del “fast phobia cure” e la adattò a questo contesto.
Alla base del suo approccio c’è proprio l’idea che il nostro sistema immunitario si può “allenare”: allo stesso modo in cui può essere condizionato nello sviluppare un’allergia, così può essere ri-educato a rispondere in modo tranquillo ad una sostanza che in precedenza era stata marchiata come “nociva”.
Visto che è periodo ho pensato di postare la tecnica così da poterti cimentare e vederne i risultati. Se hai frequentato un PNL Practitioner dovresti essere in grado di seguire i passi con facilità.
1. Fai riaccedere mentalmente la persona allo stato: “come ti senti quando sei in presenza dell’allergene”? Nota le reazioni fisiologiche, il respiro, i movimenti oculari, ecc.
2. Stabilisci lo stato desiderato e testa l’ecologia: come si vuole sentire in presenza della sostanza? Come sarebbe la sua vita senza allergia? Nota se eventualmente ci possono essere conseguenze in qualche modo negative. Se è tutto ok procedi al punto 3.
3. Trova un controesempio: c’è mai stata una volta in cui la persona è stata vicina all’allergene (o ad una sostanza molto simile) e il sistema immunitario ha risposto in modo appropriato anziché con la reazione allergica? Se sì, falla accedere allo stato e àncoralo (A).
4. Dissocia la persona. Chiedi alla persona di immaginare uno schermo in plexiglass che va da una parete all’altra e che la ripara. Poi chiedile di vedere se stessa dall’altra parte dello schermo (sempre con l’àncora positiva attivata) mentre dispone della nuova risorsa che ha imparato (A).
5. Falle immaginare di introdurre gradualmente dall’altra parte dello schermo di plexiglass la sostanza che prima le creava il problema e falle notare come l’altra “se stessa” è tranquilla e il suo sistema ha imparato come comportarsi in presenza di quell’elemento (àncora A sempre attiva).
6. Riassociala. Porta la persona indietro nel suo corpo facendole immaginare che si trova in presenza della sostanza (mentre continui a tenere l’àncora A attiva).
7. Ricalco nel futuro. Falle immaginare una situazione futura in cui si troverà in presenza della sostanza e si sentirà completamente a suo agio, poiché ora il suo sistema immunitario “possiede la conoscenza della risposta appropriata a quella situazione”.
8. Test
ATTENZIONE BENE: è evidente che nel caso di un’allergia grave (ad esempio in mancanza di qualche enzima particolare) è da EVITARE accuratamente l’applicazione di questa tecnica! Confido nel tuo buon senso e ti sprono ad accertarti di fare le cose propriamente… Innanzitutto è fondamentale capire la differenza tra un’allergia che può causare uno shock anafilattico e una semplice allergia ai pollini…
A questo punto ti auguro un buon allenamento e fammi sapere come è andata
Tags: allergia, allergie primaverili, michael levi, pnl, polline, psiconeuroimmunologia, richard bandler, robert dilts
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Lo devo ammettere: sono un appassionato della tecnologia e, negli ultimi tempi, grazie al lavoro “subliminale” di Livio Sgarbi (bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare) mi sono appassionato al mondo della mela morsicata…
Ecco quindi che, oltre ad avere al mio fianco l’irrinunciabile compagno di corse iPod, ho lasciato il BlackBerry per l’iPhone, sono passato dal pc al MacBook e, se recentemente mi hai seguito su twitter o facebook, hai notato che ho passato qualche ora in giro per la Florida a cercare (invano) di accaparrarmi uno dei primi iPad2 prima che uscissero in Italia…
Ma oggi sono stato folgorato!!! Ho trovato online (grazie a @Apple_it) un nuovo concorrente del tablet più famoso del mondo… e voglio condividerlo con te!!! Credo sarà un rivale formidabile per l’ultimo nato di casa Apple! Non ti anticipo nulla: guarda il video, merita!!!
Fighissimo, non è vero?
Scherzi a parte (la passione per la tecnologia non è diminuita), uno dei motivi per cui mi alletta l’iPad è proprio la possibilità di avere nella libreria virtuale tanti libri a disposizione.
Mi piace la mia identità di accanito lettore che ho sviluppato negli ultimi 15 anni. Infatti, fino alla quinta superiore, mi sono sempre rifiutato di leggere: mi annoiava, non avevo tempo e non mi interessava.
Poi, forse complice un corso di lettura rapida che mi ha permesso di diminuire drasticamente i tempi di lettura, ho iniziato ad interessarmi di più all’idea… e, magicamente, la lettura ha iniziato a prendermi.
Tendenzialmente leggo tanta roba tecnica relativa alla mia professione: se guardi la mia libreria trovi scaffali di libri sulla pnl, coaching, mental training, psicologia, sport, benessere, biochimica, anatomia… ma in vacanza, ad esempio, mi trovi in spiaggia sul lettino con un libro di spionaggio alla Tom Clancy o simile… e ogni tanto mi piace spaziare in campi totalmente sconosciuti.
Questo perché qualche tempo fa ho sentito Richard Bandler dire: “leggi e informati sui campi diversi dal tuo: smettila di leggere la solita roba, altrimenti non impari veramente nulla di nuovo… se sei un esperto di informatica, inizia a leggere qualcosa di letteratura; se ti piace la psicologia, leggi un libro sul cosmo e guarda le foto del telescopio spaziale Hubble… vai oltre il tuo e inizia a scoprire cosa c’è di altro… per poi ritornare nel tuo campo con una maggiore consapevolezza”.
Cosa ne pensi? Tu che libri stai leggendo in questo momento?
Ecco, probabilmente la lettura è una delle mie dipendenze: se entro in libreria con qualcuno, ormai so che devo dare il portafoglio a lui/lei ordinandogli di non darmelo prima della nostra uscita (anche se dovessi pregarlo in ginocchio o minacciarlo
). Ovviamente mi fa piacere avere questa “sana” dipendenza (anche se ho un po’ di arretrati sul comodino… quindi per ora basta!!!).
Dicevo, nell’iPad ce ne stanno un sacco
. Vuoi mettere alleggerire le mie valigie in aereo di almeno 2 kg??? È bellissimo vedere la libreria virtuale dell’applicazione iBooks con gli scaffali da riempire… e non vedo l’ora di sperimentarlo!
Ho tuttavia una confessione da fare… non sono sicuro che l’iPad o qualunque altro tablet o e-book reader possa attaccare il mio amore per il libro “vecchia maniera”: mi piace averlo in mano, sentirne la consistenza, annusarlo… hai presente il profumo della carta? La sensazione di appoggiarci il viso sopra e “sentirlo” con tutti i sensi? Aaaaah quanto l’adoro!
Tu cosa ne pensi?
Vabbè, questo post è un po’ inusuale per il mio blog: niente tecniche, niente applicazioni di pnl… semplicemente una riflessione, una condivisione e un invito nel magico mondo della carta stampata…
Quel video mi ha fatto riflettere e mi andava così
Alla prossima!
Tags: apple, ipad2, lettura, libro, pnl, richard bandler
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Oggi voglio parlarti di magia, follia e cambiamento.
In questo momento mi trovo ad Orlando in Florida con il dott. Richard Bandler e John La Valle… oltre ai classici della PNL, Persuasion Engineering e il Trainer Training, stiamo facendo in questi giorni un corso chiamato Meditation Magick and Change.
Non so se proprio influenzato da questi temi “particolari”, oggi stavo guardando Richard al lavoro con una persona sul palco e ho iniziato a riflettere su tutte le resistenze e le battaglie che un personaggio come lui deve aver incontrato, soprattutto all’inizio della sua carriera, quando si scagliò contro il sistema terapeutico e quello scolastico… chissà quante volte avranno detto “quel Bandler è un folle… lasciamolo perdere!”
E subito dopo mi sono ritrovato a riflettere su come le persone che pensano in modo differente dalla massa (come lui ci dimostra di fare ogni giorno) riescono a creare delle “magie” che portano a cambiamenti enormi… nelle persone e anche nella storia.
Orlando, come probabilmente saprai, è la terra dei parchi di divertimento
Quando Walt Disney, il papà di Topolino, ebbe l’insana idea di costruire un luogo “magico” dove i bambini potessero giocare e divertirsi e i grandi potessero tornare bambini, un luogo perfettamente organizzato e curato nei minimi dettagli, tutti gli furono contro.
Fu costretto a girare parecchie banche prima di riuscire a farsi finanziare e, nonostante tutti gli dicessero del folle, non si diede mai per vinto… tanto che alla fine riuscì a costruire Disneyland.
Qualche anno dopo, sempre con la stessa passione ed energia, progettò un secondo e ancora più maestoso parco a tema, a qualche km da dove mi trovo in questo momento: Disney World. Purtroppo si spense poco prima che venisse inaugurato.
Durante la cerimonia di apertura del parco, pare che un giornalista si avvicinò al fratello Roy Disney, che nel frattempo aveva portato a termine il progetto, e commentò tristemente: “Peccato che suo fratello Walt non abbia potuto vedere realizzato il suo sogno”.
Roy guardò il giornalista negli occhi e rispose semplicemente: “Forse non se ne rende conto, ma se oggi io e lei siamo qui ad ammirare questo spettacolo, è solo perché Walt l’ha visto molto prima di tutti noi”.
Proprio oggi Steve Jobs, il fondatore della Apple, ha presentato il nuovo iPad 2: come probabilmente saprai qualche tempo fa si è “ritirato” dalla scena pubblica per motivi di salute… ma oggi voleva essere presente perché, dice: “abbiamo lavorato tanto su questo progetto e non potevo proprio mancare”.
Mi ricordo di qualcuno che diceva “l’Ipad non ha senso, è solo un ipod touch grande… farà un buco nell’acqua…”: pare che questo “buco nell’acqua” abbia venduto in nove mesi 15.000.000 di pezzi: non male
In un celebre discorso alla Stanford University di qualche anno fa, lo stesso Jobs si congedò dagli studenti laureandi suggerendo loro una semplice idea che oggi, più che mai, risuona nelle mie orecchie “stay hungry, stay foolish” ovvero “rimanete affamati, rimanete folli”.
Ecco lo spunto di oggi è proprio quello di aggiungere un po’ di “sana follia” alla tua giornata… magari nel guardare diversamente una situazione che ti sta coinvolgendo, oppure nel dimostrare il tuo affetto ad una persona vicina, o ancora nel trovare una soluzione nuova ad un vecchio problema…
Ti lascio con un video, da cui magari puoi prendere ispirazione: dura un minuto ed è dedicato proprio a queste persone “folli” grazie alle quali progredisce il mondo. Buona visione.
Tags: apple, cambiamento, john la valle, pnl, richard bandler, stay hungry stay foolish, steve jobs, think different, walt disney
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Il Servizio Clienti… che bel concetto! Un servizio appositamente studiato per rispondere ai tuoi dubbi, risolvere i problemi e aiutarti a ottenere il meglio dal tuo fornitore… o almeno dovrebbe essere così!
Purtroppo non lo è nel caso di Sky! O almeno non lo è stato oggi!
Due operatrici su due con cui ho parlato sembravano lobotomizzate: stesse risposte automatiche, stessa modalità impassibile, nessun interesse per come mi potessi sentire in quel momento.
Spero che Sky non insegni loro a rispodere in quel modo… altrimenti avrei un fornitore da suggerire per la formazione
Infatti, ciò che mi ricordo di quell’esperienza è la bruttissima sensazione che non mi stessero ascoltando e che volessero riagganciare il prima possibile. E se il loro lavoro è “comunicare” e fornire un servizio di qualità al cliente… beh, c’è un problema!
Ecco quindi che ho pensato di scrivere un articolo con un paio di spunti che non vogliono provenire da un comunicatore esperto di pnl, ma da un cliente infastidito. Il famoso feedback che tutti richiedono: eccolo qui, pronto e servito!
Mi sono chiesto: cosa avrei voluto in questa situazione?
1) Innanzitutto, in ogni lavoro che ha un contatto con il pubblico (anche solo telefonico), devi sorridere. Al cliente non importa se hai avuto una giornata difficile, se il partner ti ha lasciato, se il capo ti ha appena cazziato… al cliente importa solo di sé e vuole risolvere velocemente il suo problema: non vuole percepire i tuoi (e ne ha pienamente il diritto).
Il sorriso si sente anche dall’altra parte della cornetta, anche se non si vede con gli occhi: comunica apertura, disponibilità, ascolto. Sorridi
2) Fai sentire il cliente importante e rispettato.
Ti racconto una parte della telefonata: quando ho detto alla signorina “il vostro uomo del punto vendita mi ha detto di fare questa procedura…”, il genio della comunicazione mi ha risposto “quello non è un uomo Sky, è solo un promoter e il suo lavoro è quello di chiudere i contratti”. Fantastico: ora, non solo sono infastidito, mi sento anche fregato!!! Di bene in meglio!
Ecco, io mi domando: che risposta è? Pensa prima di parlare (è vero, per pensare devi avere un cervello funzionante e almeno due neuroni che fanno sinapsi…).
Se hai un cliente infastidito cosa ti viene in mente? Calmarlo o farlo arrabbiare di più?
Cosa avrei voluto? Una risposta tipo questa:
“Capisco il suo fastidio e mi dispiace per la situazione che si è creata. Probabilmente il promoter che l’ha seguita non era aggiornato sulle ultime procedure che, tra l’altro, trova scritte sul contratto che ha firmato… ma faccia una cosa: ce lo rimandi subito con la nuova procedura così aggiustiamo tutto senza che lei perda altro tempo e soldi.
Sono così difficili da usare questi tre concetti? Capisco il suo fastidio… ossia anche io, probabilmente, al suo posto sarei arrabbiata! Non cambia la situazione, ma almeno mi fa sentire rispettato e compreso.
E mi dispiace per la situazione che si è creata: lo so, la stupidata l’ho fatta io, non ho letto il contratto e mi sono fidato della parola di un promoter senza controllare…
ma puoi dimostrarmi un po’ di empatia e comprensione: è così complesso????
Infine faccia una cosa: un’azione specifica che mi permetta di uscire da quella situazione e muovermi da un’altra parte.
La situazione oggettiva non sarebbe cambiata: avevo sbagliato e ci avrei rimesso qualche soldino… ma emozionalmente sarebbe stata una condizione completamente differente.
Pare che un cliente soddisfatto dica a 3 persone di come l’hanno trattato bene in quel negozio o in quella azienda, mentre un cliente insoddisfatto dice a 9 persone quanto si è trovato male… beh se quel cliente insoddisfatto ha pure un blog… non è stata una gran mossa!
Ricorda: fai sentire sempre il tuo cliente importante e rispettato e… sorridi
Ti assicuro che starai meglio anche tu e le tue relazioni avranno una qualità sempre migliore.
Tags: comunicazione, feedback, pnl, servizio clienti, vendita
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Buon anno
Anche il 2011 è iniziato e mentalmente questo è il classico periodo in cui le persone iniziano a pianificare i famosi “buoni propositi” per il nuovo anno.
L’anno scorso, in questo periodo, ho proprio pubblicato un articolo su come pianificare i tuoi obiettivi in modo funzionale! Rileggilo ed utilizzalo perché è un ottimo strumento per iniziare alla grande il 2011.
Stavolta, invece, per l’articolo di inizio anno ho scelto un approccio leggermente diverso e di grande importanza: prima di pianificare il nuovo anno, infatti, ha senso fare un “resoconto” di quello passato e tirare una linea… in modo da partire più leggeri, con più entusiasmo e con la voglia di creare!
Per fare ciò ho pensato di lasciare la parola a coach Sara Gatti che, qualche giorno fa, ha fatto il proprio “resoconto del 2010”… sono parole scritte con il cuore, probabilmente non facili da mettere nero su bianco… Ringrazio quindi Sara per evercele messe a disposizione perché credo che possano essere di ispirazione a molti. Buona lettura.
Ogni anno, l’ultima settimana prima di dicembre, mi tornano alla mente termini scolastici, come il “bilancio al 31/12”… e tutti gli anni sorrido. Per fortuna i conti non sono il mio lavoro, non ci ho mai capito molto
Ho però trasportato questo concetto nella mia vita e tutti gli anni mi ritrovo a pensare com’è andata l’annata, a fare un’analisi più o meno approfondita di quello che andato bene e di quello che invece voglio ancora migliorare!
In questo momento sto pensando a questi ultimi 12 mesi e sto pensando che forse sono stati i peggiori di cui abbia memoria.
Poi, come se spuntasse l’angioletto sull’altra spalla rispetto al diavoletto che ha appena parlato, dico: “ehi…sei un Coach, come puoi dire questo?”
È vero, sono un Coach e penso allora che posso utilizzare i miei “strumenti” per analizzare meglio quello che istintivamente ho detto… E così faccio!
Il 2010 è stato un anno pieno di sfide e di molte sconfitte. Non sono abituata a perdere! Ho creduto di aver preso la strada giusta, ma i risultati non sono stati quelli voluti. Ho dato tutto quello che avevo e non è servito apparentemente a nulla. Ho creduto di lavorare per obiettivi importanti e sono rimasta dove ero.
Eppure, quando ogni cosa sembrava andare per il verso sbagliato, quando tutto il mio impegno sembrava essere vanificato dai risultati, allora davvero mi sono detta: “tu non meriti questo, non importa se e quanto hai sbagliato, il passato è successo e il futuro è tutto da scrivere” e allora ho guardato il 2010 con occhi diversi.
Ho avuto un atteggiamento leale e positivo anche se non ho ottenuto quello che volevo. Forse qualcuno mi ha deluso, come io probabilmente ho deluso qualcun altro… per ogni persona c’è un tempo per sbagliare e un tempo per capire, a prescindere dai risultati.
In base a cosa giudichiamo com’è andato un anno?
Beh forse in base a quanto siamo stati bene, quanti soldi abbiamo guadagnato, quanta “fortuna” abbiamo avuto… e tutto questo si traduce in emozioni. Da questo punto di vista direi che è stato un anno pessimo, guidato da delusione, rabbia, rancore.
Se penso però a quanto ho imparato, allora devo dire che è stato l’anno migliore della mia vita!
L’anno in cui ho imparato che non sto vivendo una continua ed estenuante gara e quindi non ci sono vittorie o sconfitte… ma solo risultati; che quello che ci accade è frutto di quello che mettiamo nella vita ogni giorno; che il cambiamento è un processo importante e non sempre immediato; che non si può giudicare il percorso da un solo risultato; che bisogna perseverare, imparare dal passato e guardare al futuro.
Da quando faccio corsi, ho lavorato tanto su di me, e quest’anno mi sono chiesta spesso “a cosa è servito?” e non sono riuscita sempre a trovare la risposta.
Oggi credo davvero che il mio percorso di crescita personale mi abbia fatto diventare una persona migliore, credo che abbia girato la medaglia e mostrato il suo rovescio.
Credo che la mia medaglia sia stata appoggiata per anni a mostrare la croce… oggi posso dire che mostra la testa.
Mi aspettavo che questo lato mai scoperto fosse meraviglioso e irresistibile, mentre mi sono accorta che, stando tanti anni nascosto, al buio, è diventato un po’ opaco e polveroso. Non per questo merita di essere nascosto di nuovo. Va lucidato, curato e lasciato libero di esprimersi in tutto il suo splendore. Allora sì che sarà come me lo ero immaginato!
La PNL e i corsi mi hanno insegnato che c’è sempre un rovescio della medaglia, che le cose possono essere viste sempre da un altro punto vista, che non tutto il male viene per nuocere e anzi che tutto quello che ci accade ci insegna qualcosa. Ho imparato ad avere il coraggio di fare delle scelte perché sono sempre meglio di quelle che gli altri fanno per te e che quando trovi la strada giusta i risultati arriveranno.
Prendi carta e penna e, scorrendo mentalmente l’anno (o fisicamente l’agenda), scrivi le cose che ti sono piaciute del 2010, i risultati che hai ottenuto, i “momenti magici” che hai vissuto: piccole e grandi cose che hai creato! Questo è il succo della tua annata, ciò che ti motiva e ti rende orgoglioso. Vai nei dettagli, scrivi tutto!
Poi scrivi ciò che invece ti è successo nel 2010 e non è stato come volevi: ciò che non ti è piaciuto, i momenti e le situazioni che non vorresti più rivivere, ciò che ti ha frustrato e ti ha fatto stare male.
Ed ora chiediti (e scrivi): cosa posso imparare da queste ultime situazioni affinché non si verifichino più nel 2011? Come se fossi uno “scienziato” che, in modo oggettivo, studia la situazione e la valuta senza giudizio. Quali comportamenti non ha senso riproporre in questo 2011? Cosa vuoi fare in modo diverso?
Se fai questo esercizio come se stessi analizzando le cose di un’altra persona e non le tue, ti accorgerai che puoi imparare molto di più dalle sconfitte, che dalle vittorie.
Ti accorgerai inoltre che tutto ciò ti ha reso più forte e che non tutti hanno la fortuna di imparare, un po’ per volta, cosa vuol dire affrontare nuove sfide!
Adesso, tira una bella riga in fondo alla pagina, il 2010 è finito!
Volta pagina e, partendo da quello che hai imparato, scrivi il tuo impegno per il 2011! Cosa vuoi creare? Cosa vuoi fare diversamente? Chi ti impegni ad essere partendo da oggi? Come ti piaci? Culturalmente viviamo tanto il detto “anno nuovo, vita nuova”… la verità è che la “vita nuova” può accadere e iniziare ogni giorno, semplicemente prendendo una decisione diversa… oggi prendiamo due piccioni con una fava
Ti invito ancora una volta a prenderti qualche momento per te, si tratta della tua vita, i risultati che ottieni sono la diretta conseguenza delle tue azioni… perciò rimboccati le maniche, scegli e allena delle nuove abitudini potenzianti perché ti aspetta un 2011 pieno di nuove cose da creare.
Buon lavoro
Sara
Tags: atteggiamento, coach, goal setting, obiettivi, pnl, sara gatti
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Ebbene sì, dovendo scegliere una data per scrivere sul blog dopo un po’ di assenza… quale data migliore del mio compleanno?
Nei giorni scorsi ho festeggiato un meraviglioso Natale con la mia Noe e la sua famiglia… e voglio raccontarti qualcosa di speciale che è successo in quella giornata. Dopo il classico scambio di regali Noemi, nella sua genialità, ha tirato fuori un asso dalla manica… qualcosa che proprio non mi aspettavo e che mi ha colpito profondamente.
Il pacchetto era molto semplice e il contenuto altrettanto semplice. Mi è bastato poco per rendermi conto che si trattava di un libricino… Ma cosa c’era di così speciale? Vedevo negli occhi di Noe una strana luce… quello sguardo che dice “questo non te lo aspetti proprio, sarà un regalo mooooolto particolare”…
Mentre la curiosità cresceva, la mia mente iniziava ad esaminare le possibilità: un calendario con le sue foto? No, troppo scontato… Forse un book fotografico di tutti i nostri momenti passati insieme? No, troppe pagine, non abbiamo così tante foto… il manoscritto del mio nuovo libro? No, non l’ho ancora scritto…
mmmmhhhhh boh!
Con un punto interrogativo sulla faccia apro il pacchetto e trovo, appunto, un libricino rilegato con un titolo particolare “Semplicemente Alessandro…”: il punto interrogativo si allarga… non ci sto capendo nulla.
Guardo Noe e lei se la ride di gusto… inizio a sfogliare e leggo su ogni pagina dei nomi diversi… Laro, Silvia, Sara, Giuse, Soncio, Ghido, Ancio… continuo a sfogliare… Tina, John e Kathleen, Matteo, Calde, Kate… e tantissimi altri nomi che seguono… li conosco… sono colleghi di Ekis o della PNL internazionale, compagni di pallavolo, amici stretti, allievi ai corsi… mamma mia, c’è pure Richard Bandler?????
Sento una stretta allo stomaco, ma non mi è ancora chiaro… che roba è questa? Inizio a leggere qualche riga e dopo qualche istante, finalmente… capisco!
Quella che ho in mano è una meravigliosa raccolta di lettere che mi hanno scritto tantissime delle persone che ho conosciuto in questi anni (20 o poco più…
)… una raccolta di aneddoti, storie, impressioni che hanno legato la mia vita alla loro… una raccolta di ciò che di bello ci unisce… una lunghissima lista di apprezzamenti e di perché sono importante per loro!
Appena capita l’entità del regalo, le lacrime di commozione hanno iniziato a rigare il mio volto… e contemporaneamente inizio a ridere leggendo le storie del “Calde” sulle nostre settimane bianche e gli improbabili inseguimenti di sci perduti…
o quelle di “Pacci” sulle nostre trasferte tormentate da gattini che si facevano le unghie di notte…
e poi mi sento grato nella profondità delle parole di Silvia e di Kathleen e di tanti altri…
Non voglio tenerla troppo lunga, anche perché non ci sono parole per descrivere le emozioni che ho provato nel leggere tutte quelle meravigliose lettere. Ma voglio condividere con te un messaggio.
Un po’ di compleanni fa
ho letto un libro molto bello di Stephen R. Covey, all’epoca intitolato “I sette pilastri del successo”.
C’era un capitolo che iniziava più o meno così: prenditi qualche minuto per te e fai in modo di non essere interrotto… immagina di essere al funerale di una persona cara (ed ovviamente mi ricordo che qui feci tutti gli scongiuri del caso
)… vedi gli amici, colleghi, parenti… e quando entri nella camera ardente guardi nella bara e ti trovi faccia a faccia con te stesso: è il tuo funerale! Urka! Tutte quelle persone sono venute ad onorarti, per esprimere sentimenti di amore e apprezzamento per la tua vita. Prenderanno la parola quattro persone: chi si alzerebbe a parlare? Cosa ti piacerebbe che queste persone dicessero di te e della tua vita? Guarda i presenti: in che modo vorresti aver influito sulla loro vita?
Ricordo che soprattutto quest’ultima domanda mi colpì profondamente… in che modo mi piacerebbe influire sulla vita di chi mi conosce? Spesso ho ancora in mente questa domanda…
Beh allora non potevo minimamente sospettare che oggi avrei avuto qualche risposta scritta a queste domande (e per fortuna in circostanze decisamente più liete e leggere
) grazie alla mia dolce Noe…
Molto spesso, persone che sono impegnate a crescere personalmente e professionalmente sono attente a ciò che vogliono ancora migliorare… e a volte il nostro focus si concentra su quello che ancora manca… e magari ci sentiamo in “difetto”, o sappiamo che comunque avremmo potuto dare di più… e va bene, questo è quello che continua a spingerci e farci ottenere sempre migliori risultati.
Ma ogni tanto è importante fermarsi, guardarsi indietro e notare quante belle cose hai già fatto e continui a fare, quanti bei legami hai creato, quante persone ti direbbero “grazie perché esisti… la mia vita è migliore perché ho incontrato te”. E questo è esattamente il ringraziamento per la mia Noe.
Grazie angelo mio per questo regalo speciale… grazie perché “hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più…” e grazie a tutti i miei Amici che mi hanno dedicato questa favolosa sorpresa, tutti quelli che hanno scritto, quelli che lo hanno pensato e quelli che non dicono nulla ma sono parte importante della mia vita
Tags: amici, i sette pilastri del successo, natale, pnl, regalo speciale, richard bandler, stephen covey
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In questo momento mi trovo a Londra con Richard Bandler e John La Valle per il PNL Practitioner e il PNL Master Practitioner.
Ogni tanto c’è qualcuno che mi chiede “perché continui ad andare in giro per l’Europa e gli Stati Uniti ad assistere agli stessi corsi?” E io sono solito rispondere “innanzitutto perché non sono gli stessi corsi e poi perché ho ancora tanto da imparare da quei signori lì!”
Quando impari piccoli dettagli che fanno un’enorme differenza nel tuo lavoro e nella tua vita, sai che ne vale la pena!
Proprio stamattina stavo chiacchierando durante una pausa col dott. Bandler, quando un corsista si avvicina e chiede “Richard cosa ne pensi dell’ipnosi regressiva?” e lui, con il suo fare geniale, risponde “credo che le persone abbiano già abbastanza problemi in questa vita, senza che debbano andare a cercarne altri in vite passate… ”
Io scoppio a ridere: come dico sempre ai miei corsi e come ho scritto in altri articoli, la cosa bella del passato è che è successo.
Ed ecco che Richard continua con una frase che mi ha illuminato: “il mio lavoro è occuparmi del futuro, non del passato! Nei nostri PNL Practitioner ti diamo gli strumenti per far sì che il tuo futuro sia ancora più bello ed attraente, non ci interessa cosa non ha funzionato fino ad ora e perché…”
Urka! A quanti “esperti” ho sentito chiedere “avanti dimmi: qual è il problema?” e, a seconda della risposta, vanno a cercare di risolvere cose del passato…
Ma in realtà il lavoro del coach (e del trainer di PNL, ecc.) è quello di aiutare gli individui a pensare in modo diverso, dare loro strumenti per creare abitudini nuove in modo che possano ottenere risultati migliori, indipendentemente da ciò che è accaduto fino a quel momento.
Spesso le persone si iscrivono ai corsi o vengono a fare sessioni di personal coaching per una di queste ragioni:
1) hanno qualcosa che non vogliono (comportamento, abitudine, ricordo, paura, ecc.) e mi chiedono di aiutarli a sbarazzarsene, oppure
2) non hanno qualcosa che vogliono e quindi mi chiedono di aiutarli ad ottenerlo.
Ma non mi sono mai capitati clienti che chiedono di ottenere qualcosa che non hanno e che non vogliono… e questo perché semplicemente non ne sono ancora consapevoli
Bene, a volte il mio lavoro consiste proprio in questo: aggiungere nella mente e nella vita dei miei clienti e dei miei corsisti cose che non pensavano neppure lontanamente di poter realizzare, facendo in modo che siano ancora più felici di quanto potessero immaginare quando hanno iniziato a lavorare con me.
Questo è ciò che imparo ogni giorno vedendo al lavoro Richard Bandler… questo è l’atteggiamento che lui ci spinge ad avere quando lavoriamo con le persone… ed è uno spettacolo vederlo all’opera con l’eleganza e la congruenza che lo contraddistinguono!
Stay tuned!
Tags: coach, coaching, john la valle, pnl, pnl master practitioner, pnl practitioner, richard bandler, ritorno al futuro
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