Come canterebbero i Black Eyed Peas da Oprah “I gotta feeling, that today’s gonna be a GOOD DAY”… anzi, ancora meglio, today’s gonna be a BEAUTIFUL DAY ![]()
Come ogni anno ritorna una delle giornate più belle organizzate dal mio grande amico e collega Livio Sgarbi… ed in questa edizione ci saranno fantastiche NOVITÀ.
Come???? Non sai ancora cos’è BEAUTIFUL DAY?????? Noooooooooooo… Va bene va bene, in poche parole… come Livio spiega bene anche nel suo blog, si tratta di una giornata di formazione che ogni anno (da 5 anni a questa parte) Ekis ha deciso di mettere a disposizione di tutte le persone (clienti, ex clienti, parenti, amici, ecc) a costo zero.
Un regalo natalizio che facciamo a te e a tutte le persone che vorranno beneficiarne; anche quelle persone che vorrebbero ma non possono permettersi di pagare un nostro corso di formazione.
Ma non è “solo un corso”, è anche un’occasione per incontrarsi, per conoscersi, per condividere e per confrontarsi con molte altre persone su temi di scottante attualità e/o sullo sviluppo personale.
Infine, è anche l’occasione per fare beneficenza. Si, perchè ogni anno sosteniamo una causa umanitaria importante rivolta a favore dei bimbi.
E qui entra in gioco un secondo regalo di Natale, quello che tu e gli altri partecipanti, farete a questi bimbi. L’ingresso al Beautiful Day infatti costa 25 euro che verranno appunto devoluti in beneficenza.
Te gusta????
Bena allora acchiappa subito l’occasione: http://www.beautifuldayekis.com
Ah già: dove e quando? BOLOGNA sabato 5 dicembre (troverai tutti i dettagli nella pagina dell’evento)!
Ti aspettiamo
Settimana piena di risultati nella danza! Direttamente dai Campionati Mondiali di Balli Caraibici in Repubblica Ceca arrivano 2 medaglie d’oro, 1 d’argento e 2 di bronzo per il centro danza La Rosa dei Venti. Vi presento i nuovi CAMPIONI MONDIALI di Salsa Shines e Merengue nonché indiscussi protagonisti dei campionati: Simone Sanfilippo e Serena Maso.
Più seguo come mental coach campioni professionisti nelle varie discipline, più mi rendo conto che il successo duraturo segue coloro che sono disposti a lavorare sodo.
C’è una bellissima frase di Paul “Bear” Bryant che dice “ciò che conta non è la volonta di vincere, quella ce l’hanno tutti. Ciò che conta è la volontà di prepararsi a vincere”.
Simone e Serena sono esempi indiscussi di questo atteggiamento. Quando ho iniziato a lavorare con loro 3 anni fa, nessuno mi ha mai detto “questi sono due talenti nati per la danza”… ma quando li ho visti allenarsi (in quantità di ore e qualità di lavoro) ho subito riconosciuto l’atteggiamento tipico dei campioni, quello che porta ad ottenere risultati: il non risparmiarsi e l’attenzione a tutto ciò che li può far migliorare (compreso il mio lavoro di mental coaching).
In PNL diciamo che il successo lascia delle tracce: nel caso di Simone e Serena queste tracce sono ben evidenti sul parquet in palestra.
Questo infatti è il segreto che ho riscontrato in tutti i campioni con cui ho fatto coaching: lavorano duro. Il talento da solo non basta. Chi ottiene successo si dà da fare e non si lamenta della fatica perché sa che fa parte del gioco che è impegnato a vincere. Ed è proprio ciò che lo appassiona.
Se vuoi ottenere risultati eccezionali deve essere disposto a fare degli sforzi eccezionali.
Complimenti raga, continuate così!
Eccoli di seguito in versione Showdance nella loro interpretazione de I pirati dei Caraibi… non male, eh?
Tags: atteggiamento, balli caraibici, campioni del mondo, coaching, danza sportiva, pirati dei caraibi, serena maso, simone sanfilippo
| Commenti (3)
Probabilmente ti starai chiedendo: “cosa c’entra Maria De Filippi con un blog che parla di pnl, coaching e sviluppo personale???“…
Se mi segui da qualche tempo saprai sicuramente che dal settembre 2006 ho iniziato a lavorare in qualità di mental coach con la squadra che avrebbe rappresentato l’Italia ai campionati mondiali di Showdance.
Tra gli altleti che ho allenato, oltre a Simone (di cui ti ho parlato nel post precedente), spiccava una persona… all’epoca era un ragazzino ma con un talento raro: tutti gli insegnanti puntavano infatti su di lui per trascinare la squadra a fare una bella figura a livello internazionale… beh quella squadra ha vinto la medaglia d’oro nella categoria Production con “Cats” e quel ragazzo, superando totalmente le aspettative, si è andato a conquistare anche la medaglia d’oro nel passo a due e la medaglia d’oro nel assolo… 3 medaglie d’oro alla sua prima competizione mondiale!
Il nome di quel ragazzo è ANTONIO SISCA.
Dal mio punto di vista è meraviglioso lavorare con atleti come lui, perché sono coloro che non si risparmiano e danno l’anima negli allenamenti, che mettono in pratica subito i suggerimenti e ottengono risultati sempre migliori. Ogni volta che l’ho visto ballare mi ha tenuto incollato con la bocca spalancata, sa rendere semplice ed elegante anche la cosa più complicata, lo continuerei a guardare per ore…
Ho avuto già modo di parlare di lui in varie occasioni (e addirittura lo abbiamo avuto ospite al Beautiful Day), ma oggi lo faccio con orgoglio per un’occasione speciale.
Infatti alle 15.15 ora locale (mi trovo ad Edimburgo insieme a Richard Bandler e John La Valle per il corso Neuro Hypnotic Repatterning) ero in diretta telefonica con la mia Noe davanti alla tv ed è arrivata la notizia che Antonio ha vinto la “sfida” ed è entrato come nuovo concorrente/studente alla trasmissione Amici di Maria De Filippi in onda su Italia 1.
So che per Anto era un piccolo sogno già da qualche tempo… ed ora si può trasformare in una grande opportunità per la sua carriera.
In bocca al lupo Anto… anzi, come si dice nell’ambiente della danza, merd… merd… merd…
sono sicuro che ci emozionerai ancora!
Tags: amici, antonio sisca, coaching, danza sportiva, fids, maria de filippi, showdance, sport
| Commenti (0)
Chissà quante volte sono entrato in aeroporto in partenza per le mete più disparate… chissà quante volte sono passato sotto il metal detector per i controlli… e quante volte ho aspettato in fila al gate per imbarcarmi…
Ma quella che sto per raccontarti è tutta un’altra storia, una volta SPECIALE che non scorderò mai! Infatti l’aeroporto era praticamente deserto, nessun bagaglio, controlli rapidissimi e l’equipaggio composto da quattro persone me compreso…
Nessun boeing né airbus ad aspettarci… ma un piccolo aeroplanino (credo fosse un piper) tutto per noi!!!
Avevo infatti in programma di andare a Torino per fare una sessione di sport coaching con i ragazzi del centro danza La Rosa dei Venti che la settimana prossima partiranno in rappresentanza dell’Italia per i campionati Mondiali di Showdance in Germania, quando il mio amico Simo (al secolo Simone Sanfilippo Tabò) - che, oltre ad essere il detentore della Coppa del Mondo di balli caraibici in coppia con Serena Maso, è anche da poco diventato pilota di aerei - mi ha fatto la proposta indecente: “perché non vieni su un po’ prima e ci andiamo a fare un volo sopra Torino?”
Beh, non aveva ancora finito di fare la domanda che ero già carico come una molla!!!
Ed eccomi lì, aereo pronto per la partenza, controlli di rito effettuati, tutti a bordo… mi siedo al posto del co-pilota, allaccio la cintura e chiudo il portellone.
Simo ci istruisce con grande precisione sulle procedure di emergenza (ecco, questa è l’unica parte in cui avrei preferito la hostess ;) ): tutto chiaro. Siamo pronti a partire!
Primo contatto radio con la torre di controllo: che figo, mi sembrava di essere all’estero, un dialogo quasi incomprensibile tra Simo e l’addetto alle comunicazioni che cominciavano a scambiarsi numeri, coordinate, frequenze… io intanto ammiro il pannello di controllo, i tasti, le luci, le due cloche… mi vien voglia di toccare tutto quanto, ma mi trattengo…
Ed ecco che l’aereo inizia il rullaggio sulla pista, aspettiamo il nostro turno… la torre ci comunica che è il nostro momento… motori al massimo con obiettivo 70 miglia orarie e… decollo!!!
Una sensazione che avrò provato centinaia di volte, durante la quale di solito mi addormento con la testa appoggiata al finestrino, quella conosciuta sensazione di gravità che mi spinge sul sedile, mi culla e mi concilia il sonno… :D ma stavolta no, sono lì super attento ed esaltato come un bambino carico di apettative. Guardo fuori, poi i comandi, poi Simone, poi fuori ancora… Non mi perdo un attimo, voglio godermi ogni secondo di questa magnifica avventura.
Prendiamo quota e iniziamo il nostro viaggio… primo obiettivo Chivasso, poi lago di Viverone dove iniziamo a fare un po’ di manovre (ho pilotato anche io per un po’ hihihihi :-)): virate, salite, discese, finta di stallo… insomma Simo ce le ha fatte provare tutte… altro che Disney World!!!! Poi via in direzione Biella dove facciamo un “touch and go”, che significa atterrare e subito ri-decollare… come Tom Cruise in Top Gun, ecco quella era la mia immagine mentale
È bellissimo vivere un’esperienza comune, qualcosa che fai spessissimo, ma da un punto di vista completamente diverso. Vivere una situazione ormai diventata quotidiana e “noiosa” e riscoprirne il lato emozionante e divertente.
Sono sicuro che durante il mio prossimo viaggio aereo, mentre guarderò fuori dal finestrino prima di addormentarmi, mi ritorneranno in mente quelle immagini, quei suoni radio e i cicalini, quelle sensazioni straordinarie di quel sabato mattina sopra i cieli di Torino.
Grazie Simo per questa magnifica nuova visione della mia quotidiana realtà.
In questi 2 mesi mi sto dedicando quasi completamente ai medici! Ho appena finito un paio di corsi per loro e ne avrò ancora il mese prossimo.
Mi piace molto fare corsi con i medici. Sarà che il mio background universitario è proprio medicina e chirurgia e mi ricordo molto bene cosa mi ha fatto scegliere di non intraprendere la carriera del “dottore”… sarà che i medici sono tra le persone più importanti nel momento della necessità… sarà che il potere persuasivo del “camice bianco” è enorme e nessuno insegna loro come utilizzarlo… non lo so, ma sono sempre contento di poter dare il mio contributo.
L’altro giorno stavo proprio facendo questa considerazione: un paziente di fronte al medico è tendenzialmente in uno stato mentale ed emozionale alterato (vedi stato di lieve trance) in cui il suo cervello è molto ricettivo a ciò che viene detto/fatto in quel momento. Questo è il punto da cui parto nell’introdurre l’importanza della comunicazione Medico-Paziente.
Credo che almeno una volta nella vita tutti ci siamo trovati in una situazione di malattia fisica più o meno grave. Hai notato che in quel momento le parole del medico arrivano dall’alto al basso con una forza imponente? Sostanzialmente è la forza dello studioso saggio verso l’ignorante e impaurito. E se le parole in quel momento sono così potenti, bisogna sapere sceglierle “con cura”.
Ecco, mi sono reso conto che alcuni medici non lo fanno! Non per cattiveria, ma perché nessuno l’ha insegnato loro e perché non si rendono conto delle implicazioni future delle loro parole! Quando il medico ha fatto la diagnosi, ha deciso la terapia da intraprendere ed è pronto per iniziare “l’alleanza terapeutica” deve capire che il come comunica il tutto avrà un impatto emozionale di rilievo sul paziente, che aumenterà o diminuirà l’efficacia della terapia, accorcerà od allungherà i tempi di recupero.
Per questo motivo dico: medici, attenti a cosa esce dalla vostra bocca in quel momento! Penso al consenso informato. Leggere/dire al paziente i rischi eventuali della terapia, metterlo al corrente di tutte le informazioni disponibili sulla sua salute è tendenzialmente una buona cosa… MA il COME lo fate è cruciale per il suo e vostro futuro.
Ho sentito con le mie orecchie dei medici fare delle vere e proprie induzioni (con tanto di comandi post-ipnotici) sul dolore che avrebbe provato il paziente al risveglio, su quanto dura e lunga sarebbe stata la convalescenza… e l’inconscio del nostro povero paziente in stato mentale super-ricettivo era lì che assorbiva tutto quanto… questo è stupido, gioca contro il paziente, contro i familiari, contro il dottore e contro la struttura sanitaria.
D’altra parte leggerlo o dirlo in tono completamente neutro (a patto che ci riusciate) lascia al paziente la scelta del proprio tono (dialogo interno) in cui leggerlo… e anche questo alla fine sarà influenzato da un’incompleta visione della realtà. Quindi non lo consiglio.
Rimane quindi solo la comunicazione con un tono di voce “utile” (e l’utilità dipende proprio dal vostro obiettivo). Chiedetevi dunque: “qual è il mio obiettivo nei prossimi minuti?”
Motivare il paziente ad intraprendere la terapia? Spaventarlo? Fargli pensare ai risultati che avrà nonostante gli sforzi iniziali? Indirizzare la mente verso pensieri positivi perché tanto i negativi non servono? Sdrammatizzare e ricontestualizzare la situazione? Fargli prendere più responsabilità? Fare in modo che sia determinato lungo tutto il percorso? Infondergli fiducia nel percorso terapeutico che abbiamo scelto?
A seconda della risposta vi servirà una comunicazione appropriata che dipende da ciò che dite e da COME lo dite.
Lo so che non è sempre semplice, me ne rendo conto. Ma la consapevolezza spesso è il primo passo verso il cambiamento. Se hai domande specifiche sul tema (molto ampio) scrivimi e sarò felice di darti il mio contributo.
In bocca al lupo dottori, ricordate che siete importanti per noi
Tags: alleanza terapeutica, comunicazione medico paziente, medici, parole, pnl, salute
| Commenti (4)
Eccomi tornato! O meglio, eccomi ripartito… sono appena arrivato a Londra per il Master Practitioner di PNL con Richard Bandler e John La Valle che inizierà sabato. Sono stati 15 giorni decisamente intensi di corsi quindi oggi parliamo di riposo. Eh sì, dormire bene e per un quantitativo giusto di ore è decisamente salutare, lo sanno tutti.
In questo articolo, per la prima volta (e conto sia l’inizio di una lunga serie), lascio la parola a Sara, una bravissima Coach Ekis che, durante il PNL Master Practitioner , si è inventata una variante formidabile di “time distortion” per dormire tanto anche quando hai poco tempo per riposare. A lei la parola.
Ciao! Sono Sara Gatti, Personal Coach Ekis, in questo articolo vorrei raccontarvi una tecnica che ho affinato negli anni per svegliarmi riposata anche con poche di ore di sonno. Questa esigenza è nata per lavoro, spesso mi capita di essere fuori per corsi di formazione e di avere poche ore a disposizione per riposare, allo stesso tempo in questi casi, ho la necessità di mantenere un alto livello di energia per tutto il giorno successivo. Ho provato ad applicare diverse tecniche di PNL riadattandole in base alle necessità e quella che vi descriverò tra poco, è una tecnica ormai super collaudata e vi garantisco che funziona nel 100% dei casi.
La situazione in cui in genere utilizzo questa tecnica è quando ho 4 ore per dormire, ma ne vorrei dormire almeno 8 (ovviamente questo dato è soggettivo, per alcuni 6 ore di sonno possono rappresentare la normalità, per altri la normalità può essere 7 oppure 8). Diciamo che, in generale, si può applicare questa tecnica quando le ore di sonno che ci dividono dalla sveglia sono sensibilmente meno di quelle a cui siamo abituati.
PREPARAZIONE:
Sdraiarsi a letto, in una posizione comoda, quella che solitamente si assume prima di dormire.
FASE DI RILASSAMENTO:
Iniziare a rilassare tutte le parti del corpo, partendo dai piedi, fino ad arrivare alla testa. Contrarre i muscoli dei piedi, e poi rilasciarli lentamente, poi contrarre i polpacci e rilasciarli lentamente…e così via fino alla testa. Ogni muscolo dopo essere stato contratto e rilasciato, dovrà essere piacevolmente morbido e leggero. Questa fase di rilassamento serve ad entrare in contatto con il proprio corpo e a rallentare il ritmo cardiaco, la respirazione e i pensieri. Solitamente quando andiamo a dormire tardi e sappiamo che abbiamo poco tempo per dormire, paradossalmente facciamo più fatica ad addormentarci e il sonno è più leggero. Questo perché rimaniamo in uno stato di attivazione che non ci permette di riposare bene.
FASE DELLA “TIME DISTORTION”:
Una volta raggiunto uno stato benefico di relax è possibile cominciare la auto visualizzazione.
“Chiudi gli occhi e immagina due orologi, uno più grande e uno più piccolo (possono essere appesi nella stanza, appoggiati al comodino, o ovunque desideri. Possono essere analogici o digitali. Ognuno crea la sua esperienza soggettiva ed è importante che sia il più personale possibile).
L’orologio più grande rappresenta il tempo reale, immagina di leggere l’orario, è mezzanotte. L’orologio più piccolo rappresenta il tuo tempo interno, immagina di leggere l’orario, anche questo segna mezzanotte. I due orologi funzionano però diversamente: quello del tempo reale riproduce il normale scorrere del tempo (immagina di vedere le lancette spostarsi ogni secondo, o di vedere i secondi scorrere sul display, immagina di sentire il tic della lancetta, ogni secondo o di sentire il suono digitale dei secondi che scorrono) quello del tuo tempo interno invece va alla moviola, è rallentato (immagina di vedere la lancetta dei secondi spostarsi di una tacca ogni 4 secondi reali, immagina i secondi sul display cambiare ogni 4 secondi, senti il tic delle lancette o il bip ogni circa 4 secondi). Sintonizzati sull’orologio del tuo tempo interno, rallenta il tuo battito, rallenta il tuo respiro, continua a rilassare i tuoi muscoli, sempre di più.
Ora guarda l’orologio del tempo reale: segna mezzanotte e venti minuti.
Guarda l’orologio del tuo tempo interno: segna ancora mezzanotte e cinque minuti.
Ahhhh…rallegrati al pensiero che hai ancora un sacco di tempo per dormire, sono passati solo cinque minuti e non venti, il tempo scorre lentissimo e tu hai ancora tante ore per dormire.
Dopo aver fatto questo pensiero dai ancora uno sguardo all’orologio: il tempo reale segna l’una…ma il tuo tempo interno segna solo mezzanotte e dieci…il tuo tempo interno scorre sempre più lentamente e tu hai sempre più tempo per riposare…che bello! Goditi le sensazioni delle coperte, del cuscino, goditi la comodità e il riposo. Sorridendo tra e te e te, mentre prendi sonno, pensi a quanto sarebbe incredibile svegliarsi alle 4:00 (o un orario a metà tra l’ora in cui si va a letto e l’ora della sveglia) sentirsi super riposati, e scoprire di avere ancora alcune ore prima della sveglia”. Buonanotte!
IL GIORNO DOPO:
Al suonare della sveglia sei energico, vitale, riposato!
E magari ti sei anche svegliato di notte, sorprendendoti perché avevi ancora alcune ore per dormire.
CONSIGLIO:
Impara ad applicare questa tecnica senza leggerla, per farlo, leggila almeno 4 o 5 volte seduto alla scrivania e visualizza i passaggi, ossia creati le immagini, i suoni e le sensazioni in modo che siano come un racconto, come una cosa che hai già vissuto e provato. In questo modo ti verrà molto più naturale farlo mentre sei a letto, senza dimenticarti nessun passaggio ma senza doverlo leggere.
Ehi… mi raccomando! Fammi sapere com’è andata!
Buon Riposo
Sara
Allora cosa ne dici? Bella idea, non credi? Brava Sara! Facci sapere come è andata appena la applichi. A prestissimo.
Tags: coaching, pnl, rilassamento, sara gatti, sonno, tempo, time distortion
| Commenti (4)
La scorsa settimana alcune persone che stavano frequentando un mio corso, mi hanno chiesto alcuni suggerimenti di PNL per i genitori. Obiettivo: come crescere al meglio i figli in una società decisamente diversa rispetto agli anni passati.
In effetti è un po’ di tempo che l’argomento mi stuzzica.
I genitori, così come gli educatori, gli insegnanti, gli allenatori, i counselor, ecc. hanno il compito di educare il bambino e aiutarlo a costruire una propria personalità. Ecco, prima parola chiave è PROPRIA. La maggior parte dei genitori che conosco ha l’illusione di sapere sempre quali sono le cose ideali che il figlio dovrebbe, potrebbe e soprattutto vorrebbe fare. Sono usuali parole tipo “devi fare così…”, “io ho fatto così quindi…”, “te lo dico per esperienza…”, “vedrai che se segui i miei passi poi sarai contento…”, “non fare come ho fatto io…”, ecc.
Lo so, è fatto con tutto l’amore del mondo ma… OCCHIO: se sei genitore, non voler vivere la tua vita due volte lasciando tua figlio senza nessuna. Ognuno la sua!
Specificato questo primo importante aspetto ecco alcuni importanti punti da ricordare quando crescete i vostri bambini (l’elenco potrebbe durare pagine e pagine… cominciamo con le basi).
1) Critiche e lodi:
quando è tempo di fare una critica/rimprovero/feedback (chiamalo come vuoi, hai capito il senso) falla al suo COMPORTAMENTO. C’è un enorme differenza tra dire “hai fatto una stupidata” e “sei proprio uno stupido” (purtroppo lo sento sempre più spesso). Ricorda che quando viene rimproverato, un bambino vive un’emozione forte e il suo cervello assorbe molto più facilmente gli input. Ecco che nel primo caso, giustamente, lo educhiamo su quale è un comportamento utile e quale no, mentre nel secondo caso miniamo la sua identità… e qui rischiamo di creare problemi.
Viceversa la lode falla alla sua IDENTITÀ: contribuisci a rinforzare nel tuo bambino sempre di più una bella e positiva identità (es. “sei proprio in gamba”, “sei un talento”, “è bello vedere quanto sei impegnato”, ecc.). Le persone fanno di tutto per rimanere congruenti alla propria identità… ciò lo aiuterà a difendersi da tante idiozie che ci sono al mondo oltre che aumentargli le chances di vivere felice senza nessuna ragione.
2) I sistemi rappresentazionali (V, A, K, O, G):
Se nella vendita si insegna a calibrare il sistema preferito del cliente in quel preciso momento (V, A, K) per poter essere più persuasivi nella comunicazione, quando vuoi educare un bambino insegnagli ad utilizzarli tutti! Aiutalo a crearsi una realtà interna più ricca e piena di immagini, suoni, sensazioni, odori, sapori (altrimenti lo lascierai storpio per tutta la vita).
3) Congruenza nella comunicazione:
Se sei genitore lo sai benissimo: i bambini (soprattutto da piccoli) ti prendono le “misure”. Fanno qualcosa e poi stanno lì a guardare la tua reazione. Se vuoi che imparino fino a dove si possono spingere, cosa è ok e quando non è più ok, dagli una comunicazione congruente, univoca, sempre la stessa. Molto spesso vedo genitori che, a seconda del loro umore, tollerano certi comportamenti in un caso e non li tollerano in un altro momento… ahi ahi ahi il bimbo non capisce la differenza (e di certo non gli interessa se hai avuto una giornataccia) e quindi tenderà a prestarti meno attenzione. Impara a gestire il tuo stato d’animo, soprattutto quando sei di fronte al tuo bimbo… lo sai benissimo, imparano molto di più vedendo ciò che fai rispetto che ascoltando ciò che dici…
Bene l’articolo è ormai abbastanza lungo, per oggi basta così. Se ti interessa l’argomento oppure vuoi avere altre info scrivimi tranquillamente. Se inoltre vuoi imparare tutte queste strategie comunicative e molto di più, vieni a seguire il prossimo PNL Practitioner.
Ti lascio con un estratto da un cartone animato molto carino, più che per i bimbi, proprio per i genitori… Alla ricerca di Nemo (guarda bene i primi 4 minuti)
Tags: bambini, comunicazione, educazione, genitori, insegnanti, nemo, pnl
| Commenti (4)
Era un po’ di tempo che l’aspettavo e finalmente lunedì scorso è iniziata: LIE TO ME la nuova serie tv di Fox.
La serie tratta di un argomento fighissimo: un consulente super esperto in microsegnali del corpo che aiuta l’Fbi, enti pubblici o privati e singole persone, a capire se qualcuno stia mentendo o meno. Come fa? Calibrando in modo rapidissimo i micro-mutamenti nel volto delle persone.
Che sia durante un lungo interrogatorio o ad un incontro casuale, lui riesce a trovare la verità da come l’interlocutore muove le labbra, alza il sopracciglio o sposta lo sguardo, ecc.
Ti dirò che le prime 2 puntate mi hanno proprio divertito! Mi piace l’idea che tutti questi argomenti vengano portati all’interesse del grande pubblico.
Ma è proprio vero? Si può realmente capire in modo “scientifico” se una persona sta dicendo la verità senza utilizzare strumenti di monitoraggio tecnologicamente avanzati? La risposta è CERTAMENTE SÌ.
La materia delle microespressioni infatti non è pura fantascienza, ma deriva da studi reali, condotti in particolare da Paul Ekman (a cui si ispira proprio il personaggio della serie interpretato da Tim Roth). Essere capace di beccarle ti permette di aquisire in modo consapevole più informazioni in base alle quali puoi prendere decisioni più furbe.
Perché questo è il punto cardine: percepire ed elaborare più informazioni a livello consapevole al fine di riuscire a prendere decisioni migliori, ciò che in PNL viene detto calibrazione.
Molti “esperti” del linguaggio del corpo fanno invece la stupidaggine di notare un’unica cosa che accade e darle un significato. Un classico esempio è “quando una persona incrocia le braccia, significa che è chiusa oppure in disaccordo”… SCUSA????? E se fosse seduta sotto il condizionatore ed avesse semplicemente freddo? Se non avesse i braccioli nella seggiola e non sapesse dove appoggiare le braccia?
Come dice il vecchio (e utile) adagio “una rondine non fa primavera”, così come un segnale non fa la menzogna o la verità… è importante ricordarlo! Ma quando tanti segnali (soprattutto quelli “micro” che tendenzialmente sfuggono al controllo della volontà) vanno nella stessa direzione, ecco che si possono smascherare i bugiardi.
In LIE TO ME il protagonista è forse un po’ troppo fenomeno (e nella vita reale probabilmente prenderebbe qualche cantonata), ma disseminate durante la puntata ci sono chicche che funzionano realmente… e quindi continuerò a guardarlo proprio volentieri (chissà mai che ne riesca a imparare qualcuna in più
).
Se anche tu lo guardi e se ti va di commentare ciò che vedi, scrivimi pure e mi farà piacere condividere le mie idee a proposito.
Buona visione
Stagione ufficialmente ricominciata: telefono che squilla in continuazione, mail che attendono risposte urgenti, progetti aziendali da preparare e corsi da tenere… PRONTIIIII… VIA ![]()
A dir la verità avevo proprio voglia di ricominciare la stagione. E questa in particolare si preannuncia decisamente intesa e piena di cose da fare… mi piace sentirmi impegnato, soprattutto in ciò che aumenta il livello di benessere delle persone che vengono a contatto con me.
Già da questo settembre si parte in quarta. Sono stato coinvolto in un progetto internazionale insieme ad altri 11 trainer di caratura mondiale, tra cui spiccano Richard Bandler (beh direi che non ha bisogno di presentazioni), John La Valle (presidente della Society of NLP), Owen Fitzpatrick (Master Trainer e co-autore del bestseller “PNL è libertà” insieme a Bandler) e altri che ti lascio il gusto di scoprire… evidentemente è un grande onore e punto di orgoglio per me essere parte di questo progetto chiamato NLP TELECLASS.
Si tratta di un’intervista di 1 ora ogni mese per un anno con 1 top trainer diverso a cui ogni persona ha la possibilità di rivolgere le proprie domande e curiosità su un tema di applicazione specifico della PNL (business, terapia, sport, ecc.).
La trovo un’idea decisamente furba da poter essere sviluppata in ogni settore: pensa a cosa potrebbe significare per te avere a disposizione i migliori esperti nella tua professione (oppure in ciò che vorresti imparare) potendo rivolgere loro tutte le domande che vuoi…
Vediamo un po’, rispondi a queste domande: chi sono questi esperti nel tuo campo? Dove si trovano? Che interviste hanno fatto? Dove si muovono? Come la pensano sulle questioni che ritieni importanti? Cosa hanno scritto? Qual è il loro pensiero? … Capisci il potere di avere dei modelli di eccellenza a disposizione?
Con internet, i blog, youtube, facebook e tutta la tecnologia che abbiamo oggi è molto semplice arrivare alle informazioni che ti servono… Potresti iniziare anche tu, come hanno fatto Bandler e Grinder agli albori della PNL studiando i modelli di eccellenza, a ricercare ciò che ti è realmente utile per aumentare la qualità dei tuoi risultati. Trova i tuoi modelli di eccellenza, acquisisci informazioni e prendi il meglio da ognuno di loro: cerca ciò che funziona!
Quando sei interessato ad avere informazioni sul progetto NLP TELECLASS, clicca qui e guarda un po’ che bel progetto mi vede coinvolto
In questo momento mi trovo in Florida, ho appena terminato una full-immersion di PNL Practitioner, Master Practitioner e Trainer Training con Richard Bandler, John La Valle e il nostro team di assistenti della Society of NLP.
Durante questi giorni ho tenuto alcune sessioni su un argomento di linguistica molto interessante, le NOMINALIZZAZIONI, e ho deciso quindi di scrivere qualche considerazione sul blog.
Se hai seguito un mio PNL Practitioner, sai quanto io sia attento alle parole che usiamo, credo tantissimo che dalla qualità del nostro “output” dipenda la qualità del nostro stato interno.
Chi ad esempio ha il vizio di lamentarsi tanto, non si rende conto che sta contribuendo ad accrescere sempre di più la sua frustrazione ogni volta che apre bocca e racconta tutto ciò che va male… ma di questo magari ne parliamo un’altra volta.
Torniamo alle nominalizzazioni. Con questo termine intendo tutte quelle parole che originariamente descrivono un processo (un verbo che esprime un’azione) ma che poi sono state “cristallizzate” in un sostantivo: parole come motivazione, depressione, rispetto, fiducia, comunicazione, sensibilità, comprensione, ecc.
Ho scelto appositamente il verbo “cristallizzare”, perché è proprio ciò che crea nella nostra mente una nominalizzazione: cristallizza l’immagine (vedi sottomodalità visiva fermo/in movimento), la blocca.
Facciamo un esempio, crea un’immagine della frase:
“Paolo ha problemi di comunicazione”
Ed ora crea un’immagine della frase:
“Paolo ha problemi a comunicare”
Riesci a notare la differenza? Molto probabilmente, parlando di sottomodalità, la prima è ferma e la seconda è in movimento. La prima la prendi come un dato di fatto mentre nella seconda vorresti fare qualche domanda in più (quando? con chi? ecc.).
Quindi cosa ne consegue? La persona prende la nominalizzazione come un dato di fatto e non come un processo sul quale può intervenire. Non si prende la RESPONS-ABILITÀ (abilità di rispondere ad una situazione) del fatto che è lei stessa a creare quel processo.
Una delle prime cose che faccio quando incontro una nominalizzazione non utile (a volte quando sei tu a parlare puoi usarle con grande efficacia
) è quella di “riportare in vita” il verbo originario. Ecco che se qualcuno mi dice: “non ho più motivazione” io attacco con “Ok, andiamo a comprarla al supermercato…”
dopo che mi risponde “in che senso? No, non si può, non è una cosa concreta…” io continuo “aaaahhhh ok… allora qual è la cosa che ti motiva di più? Come fai a motivarti?”.
Riportare una nominalizzazione al verbo originario, ti permette di notare che ciò che avevi considerato come un evento compiuto e al di fuori del tuo controllo, è in realtà un processo in corso che può essere cambiato. Ed è proprio questo che rende l’individuazione e la riconversione delle nominalizzazioni molto importante: un evento non può essere modificato; un processo in corso, invece, può essere influenzato.
Ok ok lo so, questo articolo è un po’ più tecnico degli altri… se però sei almeno un practitioner dovresti aver perfettamente chiaro ciò di cui sto parlando… altrimenti vieni a fare un giro al prossimo PNL pract