Volare… una nuova visione della mia realtà quotidiana

10 novembre, 2009

aereoChissà quante volte sono entrato in aeroporto in partenza per le mete più disparate… chissà quante volte sono passato sotto il metal detector per i controlli… e quante volte ho aspettato in fila al gate per imbarcarmi…

Ma quella che sto per raccontarti è tutta un’altra storia, una volta SPECIALE che non scorderò mai! Infatti l’aeroporto era praticamente deserto, nessun bagaglio, controlli rapidissimi e l’equipaggio composto da quattro persone me compreso…

Nessun boeing né airbus ad aspettarci… ma un piccolo aeroplanino (credo fosse un piper) tutto per noi!!!
Avevo infatti in programma di andare a Torino per fare una sessione di sport coaching con i ragazzi del centro danza La Rosa dei Venti che la settimana prossima partiranno in rappresentanza dell’Italia per i campionati Mondiali di Showdance in Germania, quando il mio amico Simo (al secolo Simone Sanfilippo Tabò) - che, oltre ad essere il detentore della Coppa del Mondo di balli caraibici in coppia con Serena Maso, è anche da poco diventato pilota di aerei - mi ha fatto la proposta indecente: “perché non vieni su un po’ prima e ci andiamo a fare un volo sopra Torino?
Beh, non aveva ancora finito di fare la domanda che ero già carico come una molla!!!

Ed eccomi lì, aereo pronto per la partenza, controlli di rito effettuati, tutti a bordo… mi siedo al posto del co-pilota, allaccio la cintura e chiudo il portellone.
Simo ci istruisce con grande precisione sulle procedure di emergenza (ecco, questa è l’unica parte in cui avrei preferito la hostess ;)  ): tutto chiaro. Siamo pronti a partire!
Primo contatto radio con la torre di controllo: che figo, mi sembrava di essere all’estero, un dialogo quasi incomprensibile tra Simo e l’addetto alle comunicazioni che cominciavano a scambiarsi numeri, coordinate, frequenze… io intanto ammiro il pannello di controllo, i tasti, le luci, le due cloche… mi vien voglia di toccare tutto quanto, ma mi trattengo… :D

Ed ecco che l’aereo inizia il rullaggio sulla pista, aspettiamo il nostro turno… la torre ci comunica che è il nostro momento… motori al massimo con obiettivo 70 miglia orarie e… decollo!!!
Una sensazione che avrò provato centinaia di volte, durante la quale di solito mi addormento con la testa appoggiata al finestrino, quella conosciuta sensazione di gravità che mi spinge sul sedile, mi culla e mi concilia il sonno… :D  ma stavolta no, sono lì super attento ed esaltato come un bambino carico di apettative. Guardo fuori, poi i comandi, poi Simone, poi fuori ancora… Non mi perdo un attimo, voglio godermi ogni secondo di questa magnifica avventura.

Prendiamo quota e iniziamo il nostro viaggio… primo obiettivo Chivasso, poi lago di Viverone dove iniziamo a fare un po’ di manovre (ho pilotato anche io per un po’ hihihihi :-)): virate, salite, discese, finta di stallo… insomma Simo ce le ha fatte provare tutte… altro che Disney World!!!! Poi via in direzione Biella dove facciamo un “touch and go”, che significa atterrare e subito ri-decollare… come Tom Cruise in Top Gun, ecco quella era la mia immagine mentale :D

È bellissimo vivere un’esperienza comune, qualcosa che fai spessissimo, ma da un punto di vista completamente diverso. Vivere una situazione ormai diventata quotidiana e “noiosa” e riscoprirne il lato emozionante e divertente.

Sono sicuro che durante il mio prossimo viaggio aereo, mentre guarderò fuori dal finestrino prima di addormentarmi, mi ritorneranno in mente quelle immagini, quei suoni radio e i cicalini, quelle sensazioni straordinarie di quel sabato mattina sopra i cieli di Torino.
Grazie Simo per questa magnifica nuova visione della mia quotidiana realtà.

| Commenti (0)



PNL per medici e operatori sanitari

2 novembre, 2009

In questi 2 mesi mi sto dedicando quasi completamente ai medici! Ho appena finito un paio di corsi per loro e ne avrò ancora il mese prossimo.

Mi piace molto fare corsi con i medici. Sarà che il mio background universitario è proprio medicina e chirurgia e mi ricordo molto bene cosa mi ha fatto scegliere di non intraprendere la carriera del “dottore”… sarà che i medici sono tra le persone più importanti nel momento della necessità… sarà che il potere persuasivo del “camice bianco” è enorme e nessuno insegna loro come utilizzarlo… non lo so, ma sono sempre contento di poter dare il mio contributo.

L’altro giorno stavo proprio facendo questa considerazione: un paziente di fronte al medico è tendenzialmente in uno stato mentale ed emozionale alterato (vedi stato di lieve trance) in cui il suo cervello è molto ricettivo a ciò che viene detto/fatto in quel momento. Questo è il punto da cui parto nell’introdurre l’importanza della comunicazione Medico-Paziente.

Credo che almeno una volta nella vita tutti ci siamo trovati in una situazione di malattia fisica più o meno grave. Hai notato che in quel momento le parole del medico arrivano dall’alto al basso con una forza imponente? Sostanzialmente è la forza dello studioso saggio verso l’ignorante e impaurito. E se le parole in quel momento sono così potenti, bisogna sapere sceglierle “con cura”.

Ecco, mi sono reso conto che alcuni medici non lo fanno! Non per cattiveria, ma perché nessuno l’ha insegnato loro e perché non si rendono conto delle implicazioni future delle loro parole! Quando il medico ha fatto la diagnosi, ha deciso la terapia da intraprendere ed è pronto per iniziare “l’alleanza terapeutica” deve capire che il come comunica il tutto avrà un impatto emozionale di rilievo sul paziente, che aumenterà o diminuirà l’efficacia della terapia, accorcerà od allungherà i tempi di recupero.

Per questo motivo dico: medici, attenti a cosa esce dalla vostra bocca in quel momento! Penso al consenso informato. Leggere/dire al paziente i rischi eventuali della terapia, metterlo al corrente di tutte le informazioni disponibili sulla sua salute è tendenzialmente una buona cosa… MA il COME lo fate è cruciale per il suo e vostro futuro.

Ho sentito con le mie orecchie dei medici fare delle vere e proprie induzioni (con tanto di comandi post-ipnotici) sul dolore che avrebbe provato il paziente al risveglio, su quanto dura e lunga sarebbe stata la convalescenza… e l’inconscio del nostro povero paziente in stato mentale super-ricettivo era lì che assorbiva tutto quanto… questo è stupido, gioca contro il paziente, contro i familiari, contro il dottore e contro la struttura sanitaria.

D’altra parte leggerlo o dirlo in tono completamente neutro (a patto che ci riusciate) lascia al paziente la scelta del proprio tono (dialogo interno) in cui leggerlo… e anche questo alla fine sarà influenzato da un’incompleta visione della realtà. Quindi non lo consiglio.

Rimane quindi solo la comunicazione con un tono di voce “utile” (e l’utilità dipende proprio dal vostro obiettivo). Chiedetevi dunque: “qual è il mio obiettivo nei prossimi minuti?

Motivare il paziente ad intraprendere la terapia? Spaventarlo? Fargli pensare ai risultati che avrà nonostante gli sforzi iniziali? Indirizzare la mente verso pensieri positivi perché tanto i negativi non servono? Sdrammatizzare e ricontestualizzare la situazione? Fargli prendere più responsabilità? Fare in modo che sia determinato lungo tutto il percorso? Infondergli fiducia nel percorso terapeutico che abbiamo scelto?

A seconda della risposta vi servirà una comunicazione appropriata che dipende da ciò che dite e da COME lo dite.

Lo so che non è sempre semplice, me ne rendo conto. Ma la consapevolezza spesso è il primo passo verso il cambiamento. Se hai domande specifiche sul tema (molto ampio) scrivimi e sarò felice di darti il mio contributo.

In bocca al lupo dottori, ricordate che siete importanti per noi ;-)

Tags: , , , , ,
| Commenti (4)



Time Distortion: svegliarsi riposati anche dopo poche ore di sonno

16 ottobre, 2009

Eccomi tornato! O meglio, eccomi ripartito… sono appena arrivato a Londra per il Master Practitioner di PNL con Richard Bandler e John La Valle che inizierà sabato. Sono stati 15 giorni decisamente intensi di corsi quindi oggi parliamo di riposo. Eh sì, dormire bene e per un quantitativo giusto di ore è decisamente salutare, lo sanno tutti.

In questo articolo, per la prima volta (e conto sia l’inizio di una lunga serie), lascio la parola a Sara, una bravissima Coach Ekis che, durante il PNL Master Practitioner , si è inventata una variante formidabile di “time distortion” per dormire tanto anche quando hai poco tempo per riposare. A lei la parola.

Ciao! Sono Sara Gatti, Personal Coach Ekis, in questo articolo vorrei raccontarvi una tecnica che ho affinato negli anni per svegliarmi riposata anche con poche di ore di sonno. Questa esigenza è nata per lavoro, spesso mi capita di essere fuori per corsi di formazione e di avere poche ore a disposizione per riposare, allo stesso tempo in questi casi, ho la necessità di mantenere un alto livello di energia per tutto il giorno successivo. Ho provato ad applicare diverse tecniche di PNL riadattandole in base alle necessità e quella che vi descriverò tra poco, è una tecnica ormai super collaudata e vi garantisco che funziona nel 100% dei casi.

La situazione in cui in genere utilizzo questa tecnica è quando ho 4 ore per dormire, ma ne vorrei dormire almeno 8 (ovviamente questo dato è soggettivo, per alcuni 6 ore di sonno possono rappresentare la normalità, per altri la normalità può essere 7 oppure 8). Diciamo che, in generale, si può applicare questa tecnica quando le ore di sonno che ci dividono dalla sveglia sono sensibilmente meno di quelle a cui siamo abituati.

PREPARAZIONE:

Sdraiarsi a letto, in una posizione comoda, quella che solitamente si assume prima di dormire.

FASE DI RILASSAMENTO:

Iniziare a rilassare tutte le parti del corpo, partendo dai piedi, fino ad arrivare alla testa. Contrarre i muscoli dei piedi, e poi rilasciarli lentamente, poi contrarre i polpacci e rilasciarli lentamente…e così via fino alla testa. Ogni muscolo dopo essere stato contratto e rilasciato, dovrà essere piacevolmente morbido e leggero. Questa fase di rilassamento serve ad entrare in contatto con il proprio corpo e a rallentare il ritmo cardiaco, la respirazione e i pensieri. Solitamente quando andiamo a dormire tardi e sappiamo che abbiamo poco tempo per dormire, paradossalmente facciamo più fatica ad addormentarci e il sonno è più leggero. Questo perché rimaniamo in uno stato di attivazione che non ci permette di riposare bene.

FASE DELLA “TIME DISTORTION”:

Una volta raggiunto uno stato benefico di relax è possibile cominciare la auto visualizzazione.

“Chiudi gli occhi e immagina due orologi, uno più grande e uno più piccolo (possono essere appesi nella stanza, appoggiati al comodino, o ovunque desideri. Possono essere analogici o digitali. Ognuno crea la sua esperienza soggettiva ed è importante che sia il più personale possibile).

L’orologio più grande rappresenta il tempo reale, immagina di leggere l’orario, è mezzanotte. L’orologio più piccolo rappresenta il tuo tempo interno, immagina di leggere l’orario, anche questo segna mezzanotte. I due orologi funzionano però diversamente: quello del tempo reale riproduce il normale scorrere del tempo (immagina di vedere le lancette spostarsi ogni secondo, o di vedere i secondi scorrere sul display, immagina di sentire il tic della lancetta, ogni secondo o di sentire il suono digitale dei secondi che scorrono) quello del tuo tempo interno invece va alla moviola, è rallentato (immagina di vedere la lancetta dei secondi spostarsi di una tacca ogni 4 secondi reali, immagina i secondi sul display cambiare ogni 4 secondi, senti il tic delle lancette o il bip ogni circa 4 secondi). Sintonizzati sull’orologio del tuo tempo interno, rallenta il tuo battito, rallenta il tuo respiro, continua a rilassare i tuoi muscoli, sempre di più.

Ora guarda l’orologio del tempo reale: segna mezzanotte e venti minuti.

Guarda l’orologio del tuo tempo interno: segna ancora mezzanotte e cinque minuti.

Ahhhh…rallegrati al pensiero che hai ancora un sacco di tempo per dormire, sono passati solo cinque minuti e non venti, il tempo scorre lentissimo e tu hai ancora tante ore per dormire.

Dopo aver fatto questo pensiero dai ancora uno sguardo all’orologio: il tempo reale segna l’una…ma il tuo tempo interno segna solo mezzanotte e dieci…il tuo tempo interno scorre sempre più lentamente e tu hai sempre più tempo per riposare…che bello! Goditi le sensazioni delle coperte, del cuscino, goditi la comodità e il riposo. Sorridendo tra e te e te, mentre prendi sonno, pensi a quanto sarebbe incredibile svegliarsi alle 4:00 (o un orario a metà tra l’ora in cui si va a letto e l’ora della sveglia) sentirsi super riposati, e scoprire di avere ancora alcune ore prima della sveglia”. Buonanotte!

IL GIORNO DOPO:

Al suonare della sveglia sei energico, vitale, riposato!

E magari ti sei anche svegliato di notte, sorprendendoti perché avevi ancora alcune ore per dormire.

CONSIGLIO:

Impara ad applicare questa tecnica senza leggerla, per farlo, leggila almeno 4 o 5 volte seduto alla scrivania e visualizza i passaggi, ossia creati le immagini, i suoni e le sensazioni in modo che siano come un racconto, come una cosa che hai già vissuto e provato. In questo modo ti verrà molto più naturale farlo mentre sei a letto, senza dimenticarti nessun passaggio ma senza doverlo leggere.

Ehi… mi raccomando! Fammi sapere com’è andata!

Buon Riposo :)

Sara

Allora cosa ne dici? Bella idea, non credi? Brava Sara! Facci sapere come è andata appena la applichi. A prestissimo.

Tags: , , , , , ,
| Commenti (4)



PNL per genitori e bambini

23 settembre, 2009

La scorsa settimana alcune persone che stavano frequentando un mio corso, mi hanno chiesto alcuni suggerimenti di PNL per i genitori. Obiettivo: come crescere al meglio i figli in una società decisamente diversa rispetto agli anni passati.
In effetti è un po’ di tempo che l’argomento mi stuzzica.

I genitori, così come gli educatori, gli insegnanti, gli allenatori, i counselor, ecc. hanno il compito di educare il bambino e aiutarlo a costruire una propria personalità. Ecco, prima parola chiave è PROPRIA. La maggior parte dei genitori che conosco ha l’illusione di sapere sempre quali sono le cose ideali che il figlio dovrebbe, potrebbe e soprattutto vorrebbe fare. Sono usuali parole tipo “devi fare così…”, “io ho fatto così quindi…”, “te lo dico per esperienza…”, “vedrai che se segui i miei passi poi sarai contento…”, “non fare come ho fatto io…”, ecc.
Lo so, è fatto con tutto l’amore del mondo ma… OCCHIO: se sei genitore, non voler vivere la tua vita due volte lasciando tua figlio senza nessuna. Ognuno la sua!

Specificato questo primo importante aspetto ecco alcuni importanti punti da ricordare quando crescete i vostri bambini (l’elenco potrebbe durare pagine e pagine… cominciamo con le basi).

1) Critiche e lodi:
quando è tempo di fare una critica/rimprovero/feedback (chiamalo come vuoi, hai capito il senso) falla al suo COMPORTAMENTO. C’è un enorme differenza tra dire “hai fatto una stupidata” e “sei proprio uno stupido” (purtroppo lo sento sempre più spesso). Ricorda che quando viene rimproverato, un bambino vive un’emozione forte e il suo cervello assorbe molto più facilmente gli input. Ecco che nel primo caso, giustamente, lo educhiamo su quale è un comportamento utile e quale no, mentre nel secondo caso miniamo la sua identità… e qui rischiamo di creare problemi.

Viceversa la lode falla alla sua IDENTITÀ: contribuisci a rinforzare nel tuo bambino sempre di più una bella e positiva identità (es. “sei proprio in gamba”, “sei un talento”, “è bello vedere quanto sei impegnato”, ecc.). Le persone fanno di tutto per rimanere congruenti alla propria identità… ciò lo aiuterà a difendersi da tante idiozie che ci sono al mondo oltre che aumentargli le chances di vivere felice senza nessuna ragione.

2) I sistemi rappresentazionali (V, A, K, O, G):
Se nella vendita si insegna a calibrare il sistema preferito del cliente in quel preciso momento (V, A, K) per poter essere più persuasivi nella comunicazione, quando vuoi educare un bambino insegnagli ad utilizzarli tutti! Aiutalo a crearsi una realtà interna più ricca e piena di immagini, suoni, sensazioni, odori, sapori (altrimenti lo lascierai storpio per tutta la vita).

3) Congruenza nella comunicazione:
Se sei genitore lo sai benissimo: i bambini (soprattutto da piccoli) ti prendono le “misure”. Fanno qualcosa e poi stanno lì a guardare la tua reazione. Se vuoi che imparino fino a dove si possono spingere, cosa è ok e quando non è più ok, dagli una comunicazione congruente, univoca, sempre la stessa. Molto spesso vedo genitori che, a seconda del loro umore, tollerano certi comportamenti in un caso e non li tollerano in un altro momento… ahi ahi ahi il bimbo non capisce la differenza (e di certo non gli interessa se hai avuto una giornataccia) e quindi tenderà a prestarti meno attenzione. Impara a gestire il tuo stato d’animo, soprattutto quando sei di fronte al tuo bimbo… lo sai benissimo, imparano molto di più vedendo ciò che fai rispetto che ascoltando ciò che dici…

Bene l’articolo è ormai abbastanza lungo, per oggi basta così. Se ti interessa l’argomento oppure vuoi avere altre info scrivimi tranquillamente. Se inoltre vuoi imparare tutte queste strategie comunicative e molto di più, vieni a seguire il prossimo PNL Practitioner.

Ti lascio con un estratto da un cartone animato molto carino, più che per i bimbi, proprio per i genitori… Alla ricerca di Nemo (guarda bene i primi 4 minuti)

Tags: , , , , , ,
| Commenti (3)



Lie to me: ma è proprio vero?

13 settembre, 2009

Era un po’ di tempo che l’aspettavo e finalmente lunedì scorso è iniziata: LIE TO ME la nuova serie tv di Fox.
La serie tratta di un argomento fighissimo: un consulente super esperto in microsegnali del corpo che aiuta l’Fbi, enti pubblici o privati e singole persone, a capire se qualcuno stia mentendo o meno. Come fa? Calibrando in modo rapidissimo i micro-mutamenti nel volto delle persone.
Che sia durante un lungo interrogatorio o ad un incontro casuale, lui riesce a trovare la verità da come l’interlocutore muove le labbra, alza il sopracciglio o sposta lo sguardo, ecc.

Ti dirò che le prime 2 puntate mi hanno proprio divertito! Mi piace l’idea che tutti questi argomenti vengano portati all’interesse del grande pubblico.
Ma è proprio vero? Si può realmente capire in modo “scientifico” se una persona sta dicendo la verità senza utilizzare strumenti di monitoraggio tecnologicamente avanzati? La risposta è CERTAMENTE SÌ.

La materia delle microespressioni infatti non è pura fantascienza, ma deriva da studi reali, condotti in particolare da Paul Ekman (a cui si ispira proprio il personaggio della serie interpretato da Tim Roth). Essere capace di beccarle ti permette di aquisire in modo consapevole più informazioni in base alle quali puoi prendere decisioni più furbe.

Perché questo è il punto cardine: percepire ed elaborare più informazioni a livello consapevole al fine di riuscire a prendere decisioni migliori, ciò che in PNL viene detto calibrazione.

Molti “esperti” del linguaggio del corpo fanno invece la stupidaggine di notare un’unica cosa che accade e darle un significato. Un classico esempio è “quando una persona incrocia le braccia, significa che è chiusa oppure in disaccordo”… SCUSA????? E se fosse seduta sotto il condizionatore ed avesse semplicemente freddo? Se non avesse i braccioli nella seggiola e non sapesse dove appoggiare le braccia?

Come dice il vecchio (e utile) adagio “una rondine non fa primavera”, così come un segnale non fa la menzogna o la verità… è importante ricordarlo! Ma quando tanti segnali (soprattutto quelli “micro” che tendenzialmente sfuggono al controllo della volontà) vanno nella stessa direzione, ecco che si possono smascherare i bugiardi.

In LIE TO ME il protagonista è forse un po’ troppo fenomeno (e nella vita reale probabilmente prenderebbe qualche cantonata), ma disseminate durante la puntata ci sono chicche che funzionano realmente… e quindi continuerò a guardarlo proprio volentieri (chissà mai che ne riesca a imparare qualcuna in più ;-) ).

Se anche tu lo guardi e se ti va di commentare ciò che vedi, scrivimi pure e mi farà piacere condividere le mie idee a proposito.
Buona visione :-)

| Commenti (4)



NLP Teleclass: chi sono i tuoi modelli di eccellenza?

4 settembre, 2009

Stagione ufficialmente ricominciata: telefono che squilla in continuazione, mail che attendono risposte urgenti, progetti aziendali da preparare e corsi da tenere… PRONTIIIII… VIA :-)
A dir la verità avevo proprio voglia di ricominciare la stagione. E questa in particolare si preannuncia decisamente intesa e piena di cose da fare… mi piace sentirmi impegnato, soprattutto in ciò che aumenta il livello di benessere delle persone che vengono a contatto con me.

Già da questo settembre si parte in quarta. Sono stato coinvolto in un progetto internazionale insieme ad altri 11 trainer di caratura mondiale, tra cui spiccano Richard Bandler (beh direi che non ha bisogno di presentazioni), John La Valle (presidente della Society of NLP), Owen Fitzpatrick (Master Trainer e co-autore del bestseller “PNL è libertà” insieme a Bandler) e altri che ti lascio il gusto di scoprire… evidentemente è un grande onore e punto di orgoglio per me essere parte di questo progetto chiamato NLP TELECLASS.
Si tratta di un’intervista di 1 ora ogni mese per un anno con 1 top trainer diverso a cui ogni persona ha la possibilità di rivolgere le proprie domande e curiosità su un tema di applicazione specifico della PNL (business, terapia, sport, ecc.).

La trovo un’idea decisamente furba da poter essere sviluppata in ogni settore: pensa a cosa potrebbe significare per te avere a disposizione i migliori esperti nella tua professione (oppure in ciò che vorresti imparare) potendo rivolgere loro tutte le domande che vuoi…
Vediamo un po’, rispondi a queste domande: chi sono questi esperti nel tuo campo? Dove si trovano? Che interviste hanno fatto? Dove si muovono? Come la pensano sulle questioni che ritieni importanti? Cosa hanno scritto? Qual è il loro pensiero? … Capisci il potere di avere dei modelli di eccellenza a disposizione?

Con internet, i blog, youtube, facebook e tutta la tecnologia che abbiamo oggi è molto semplice arrivare alle informazioni che ti servono… Potresti iniziare anche tu, come hanno fatto Bandler e Grinder agli albori della PNL studiando i modelli di eccellenza, a ricercare ciò che ti è realmente utile per aumentare la qualità dei tuoi risultati. Trova i tuoi modelli di eccellenza, acquisisci informazioni e prendi il meglio da ognuno di loro: cerca ciò che funziona!

Quando sei interessato ad avere informazioni sul progetto NLP TELECLASS, clicca qui e guarda un po’ che bel progetto mi vede coinvolto ;-)

Tags: , , , , , ,
| Commenti (2)



Ah le nominalizzazioni…

30 luglio, 2009

In questo momento mi trovo in Florida, ho appena terminato una full-immersion di PNL Practitioner, Master Practitioner e Trainer Training con Richard Bandler, John La Valle e il nostro team di assistenti della Society of NLP.
Durante questi giorni ho tenuto alcune sessioni su un argomento di linguistica molto interessante, le NOMINALIZZAZIONI, e ho deciso quindi di scrivere qualche considerazione sul blog.

Se hai seguito un mio PNL Practitioner, sai quanto io sia attento alle parole che usiamo, credo tantissimo che dalla qualità del nostro “output” dipenda la qualità del nostro stato interno.
Chi ad esempio ha il vizio di lamentarsi tanto, non si rende conto che sta contribuendo ad accrescere sempre di più la sua frustrazione ogni volta che apre bocca e racconta tutto ciò che va male… ma di questo magari ne parliamo un’altra volta.

Torniamo alle nominalizzazioni. Con questo termine intendo tutte quelle parole che originariamente descrivono un processo (un verbo che esprime un’azione) ma che poi sono state “cristallizzate” in un sostantivo: parole come motivazione, depressione, rispetto, fiducia, comunicazione, sensibilità, comprensione, ecc.

Ho scelto appositamente il verbo “cristallizzare”, perché è proprio ciò che crea nella nostra mente una nominalizzazione: cristallizza l’immagine (vedi sottomodalità visiva fermo/in movimento), la blocca.
Facciamo un esempio, crea un’immagine della frase:
“Paolo ha problemi di comunicazione”
Ed ora crea un’immagine della frase:
“Paolo ha problemi a comunicare”

Riesci a notare la differenza? Molto probabilmente, parlando di sottomodalità, la prima è ferma e la seconda è in movimento. La prima la prendi come un dato di fatto mentre nella seconda vorresti fare qualche domanda in più (quando? con chi? ecc.).

Quindi cosa ne consegue? La persona prende la nominalizzazione come un dato di fatto e non come un processo sul quale può intervenire. Non si prende la RESPONS-ABILITÀ (abilità di rispondere ad una situazione) del fatto che è lei stessa a creare quel processo.

Una delle prime cose che faccio quando incontro una nominalizzazione non utile (a volte quando sei tu a parlare puoi usarle con grande efficacia :-) ) è quella di “riportare in vita” il verbo originario. Ecco che se qualcuno mi dice: “non ho più motivazione” io attacco con “Ok, andiamo a comprarla al supermercato…” :-) dopo che mi risponde “in che senso? No, non si può, non è una cosa concreta…” io continuo “aaaahhhh ok… allora qual è la cosa che ti motiva di più? Come fai a motivarti?”.

Riportare una nominalizzazione al verbo originario, ti permette di notare che ciò che avevi considerato come un evento compiuto e al di fuori del tuo controllo, è in realtà un processo in corso che può essere cambiato. Ed è proprio questo che rende l’individuazione e la riconversione delle nominalizzazioni molto importante: un evento non può essere modificato; un processo in corso, invece, può essere influenzato.

Ok ok lo so, questo articolo è un po’ più tecnico degli altri… se però sei almeno un practitioner dovresti aver perfettamente chiaro ciò di cui sto parlando… altrimenti vieni a fare un giro al prossimo PNL pract ;-)

| Commenti (8)



PNL in vacanza…

4 luglio, 2009

In questo momento mi trovo in una meravigliosa località sul Mar Rosso: nel mezzo di una intensissima estate (mercoledì partirò per Orlando e sarò per quasi un mese con Richard Bandler, John La Valle e tutto il team di assistenti della Society of NLP per il Pract, Master Pract e Trainer Training) ho deciso di dedicarmi qualche giorno di relax assoluto :-)

Oggi in particolare ho nuotato in mezzo ad acque cristalline, pesci coloratissimi e coralli mozzafiato e mi sono ritrovato ad un certo punto a domandarmi “vivrei questo tipo di vita per tutto l’anno?” :-)
Questa domanda mi ha riportato alla mente una storia che ho letto qualche tempo fa. La location non era il Mar Rosso, ma si trattava di un piccolo villaggio di pescatori nel Messico

Un uomo d’affari statunitense, su ordine del medico, si concesse una vacanza in un piccolo villaggio costiero messicano. Incapace di prendere sonno dopo avere ricevuto una telefonata urgente dall’ufficio, si avviò verso il molo per schiarirsi le idee. Lì era attraccata una minuscola imbarcazione con un solo pescatore, carica di tonni pinna gialla. L’americano si complimentò con il messicano per la pesca.

«Quanto ci ha messo a pescarli?» domandò l’americano.

«Pochissimo tempo» rispose il messicano in un inglese sorprendentemente buono.

«Perché non sta fuori di più e prende più pesce?» domandò allora l’americano.

«È sufficiente per sostenere la mia famiglia e regalarne un po’ agli amici» disse il messicano mentre li scaricava in una cesta.

«Ma… Che cosa fa il resto del tempo?»

Il messicano alzò lo sguardo e sorrise. «Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei figli, faccio una siesta insieme a mia moglie Dulia, e giro per il villaggio ogni sera, dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita piena e gratificante, señor.»

L’americano rise e si allungò in tutta la sua statura. «Signore, mi sono laureato a Harvard con un Master in Business Administration e posso darle una mano. Dovrebbe dedicare più tempo alla pesca e in questo modo potrebbe acquistare una barca più grande. In un attimo, con l’aumento dei profitti, potrebbe comperare numerose barche. Alla fine avrebbe una flotta di pescherecci.»

Proseguì. «Invece di vendere quello che pesca a un intermediario, potrebbe vendere direttamente ai clienti, e alla fine potrebbe aprire un conservificio. Controllerebbe il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Naturalmente dovrebbe lasciare questo piccolo villaggio costiero di pescatori e trasferirsi a città del Messico, poi a Los Angeles e infine a New York, dove potrebbe gestire la sua impresa in espansione con un management appropriato.»

Il pescatore messicano domandò: «Ma, señor, quanto ci vorrà per tutto questo?».

Al che l’americano rispose: «Quindici, vent’anni. Massimo venticinque».

«E poi, señor?»

L’americano rise e disse: «Questa è la parte migliore. Al momento giusto, lancerebbe una IPO e venderebbe le azioni della sua società al pubblico diventando veramente ricco. Farebbe i milioni».

«Milioni, señor? E poi?»

«A quel punto potrebbe ritirarsi e trasferirsi in un piccolo villaggio costiero di pescatori, dove potrebbe dormire fino a tardi, pescare un po’, giocare con i suoi figli, fare una siesta insieme a sua moglie e girare per il villaggio la sera, per bere vino e suonare la chitarra insieme ai suoi amigos…»

Hai presente quando in PNL parliamo di controllo ecologico di un obiettivo? Ecco, questo mi sembra proprio un chiaro esempio… Come direbbe il mio caro amico Fish something to think about…

| Commenti (3)



I modelli della PNL

23 giugno, 2009

La Programmazione Neuro Linguistica nasce dal “modellamento” del modo di pensare di persone che ottengono risultati eccezionali.
In modo molto semplice e diretto, ecco come Richard Bandler definisce il suo lavoro iniziale di modeling di questi personaggi. A lui direttamente la parola in questa intervista fatta a Londra durante il Master Practitioner dello scorso novembre.

Traduzione:

“Mi piacciono le persone che hanno caratteristiche speciali. Gregory Bateson aveva una mente semplicemente unica; Virginia Satir aveva una prospettiva diversa: era capace di fare cose che le altre persone non erano capaci di fare; certamente Milton Erickson era uno dei più interessanti esempi in assoluto: specialmente in quei giorni non c’era anima viva che riuscisse ad ottenere con l’ipnosi ciò che riusciva ad ottenere lui.

Lo scopo del “modellamento” è quello di essere capace di estrarre delle abilità e fare in modo che le altre persone possano impararle. Certamente non voglio modellare persone mediocri (la particolare sottolineatura per analogia che fa in questo momento è molto simpatica :-) ) e sono stato molto fortunato ad incontrare persone come Buckminster Fuller, Virginia Satir e altri di questo genere.

Penso che persone come Moshe Feldenkrais le ho incontrate perché hanno scoperto che stavo modellando degli esperti e quindi diventarono competitivi.
Queste persone vogliono condividere le conoscenze che hanno. Il fatto che la maggior parte delle cose che fanno, le fanno inconsciamente, ha reso molto difficile per loro il poter condividere queste competenze.

Questo è il punto in cui mi inserisco: io sono molto bravo a tirare fuori le cose dall’inconscio delle persone e a farle imparare a qualcun altro”.

E questo credo che sia il lavoro che ogni bravo professionista in PNL deve saper fare: notare ciò che funziona bene e renderlo disponibile a se stessi e alle altre persone.

| Commenti (0)



Un po’ di PNL dal dentista

5 giugno, 2009

Ieri sono stato dal dentista ed ho fatto alcune riflessioni. Innanzitutto la quasi totalità delle persone che conosco (me compreso) vorrebbe fare a meno di andarci ;-)

La paura del dolore fisico è il motivo che mi ha sempre allontanato dal mettermi a bocca aperta seduto sulla “temibile” poltrona.
In questo articolo vorrei condividere qualche idea che ho utilizzato per gestire al meglio la situazione (e direi con ottimi risultati :-) ).

Partiamo dal primo passaggio: ANESTESIA.
Beh solitamente qui le persone si tendono come delle corde di violino, stringendo i pugni e aspettando il momento della puntura (magari in qualche caso aiutati anche da un “fantastico” comando ipnotico del dentista tipo “adesso le farò un po’ male”)… NOOOOOOOOOOO.

Suggerimento: mentre il dentista sta per entrare con la siringa nella bocca, prendi un bel respiro profondo addominale e dai a te stesso questo comando con voce (mentale) dolce e profonda: “SOFFICE, MORBIDO, RILASSATO”… se infatti rilassiamo i muscoli della bocca, l’ago entra facilmente, velocemente e senza alcun trauma.

[Suggerimento per un dentista illuminato che sta leggendo :-) : l’istante prima che l’ago entri nella mucosa, fai in modo che la tua assistente tocchi il paziente in una parte del corpo dal lato opposto alla gengiva su cui stai lavorando… spostamento di focus molto utile, soprattutto con i bambini].

Momento successivo: TRAPANO (rumore per auditivi :-D ).
Questa parte l’ho sempre odiata un sacco. Mi sono sempre chiesto perché un ingegnere illuminato non ne costruisse uno che trapanasse senza fare rumore… aaaaaah che fastidio.

Suggerimento: se sei bravo con l’immaginazione e con le “allucinazioni auditive” canta nella tua testa ad alto volume (altrimenti porta realmente un lettore mp3 con cuffiette e fallo andare a palla), conta, parlati.
Oppure puoi chiedere al dentista di alzare il volume dello stereo e concentrati su tutti i suoni/rumori che provengono da lì: crea la tua colonna sonora in sostituzione del rumore del trapano.

Momento successivo: TRAPANO che trapana.
Urka mi ricordo che da bambino quando il dentista arrivava vicino al nervo, anche se con la bocca anestetizzata, PRE-sentivo il dolore che mi faceva saltare dalla sedia (beh ci credo ero pronto a scattare come una molla).

Suggerimento 1: prendi la tua attenzione e portala fuori dalla tua bocca! Questo è il momento migliore per dissociarsi “modello Ghost” e guardare te stesso e il dentista mentre sei seduto dall’altra parte della stanza.

Suggerimento 2: se hai familiarità con le tecniche di rilassamento, qui è il momento di andare in fase alfa o theta e rimanerci. Anestetizzati mentalmente al dolore, immagina di ritrarre il nervo e di renderlo insensibile.

Suggerimento 3: porta la tua attenzione sul soffitto nella parte dietro la tua testa (alza gli occhi e guarda nel punto più in alto possibile). In questo modo è più facile accedere ad uno stato visivo in cui le sensazioni fisiche ti daranno molto meno noia.

Momento successivo: PAGAMENTO… lì, ragazzi, non ho ancora trovato un’idea furba per abbassare il dolore della parcella :-) credo che la più utile sia quella di prendersi cura della propria bocca ogni giorno perché, come recita la pubblicità, “meglio prevenire che curare” :-P

Fatemi sapere come è andata.

| Commenti (2)



Night Seminar


Vitality Coaching


Master in Coaching