La vita è una guerra continua? PNL e metafore

2 May, 2012

pnl-e-metaforeMentre sto scrivendo questo post si sta concludendo l’Excellence Coaching, il corso più profondo ed emozionale che organizziamo come Ekis. In questi quattro giorni, a differenza del pnl practitioner o altri corsi specifici, non insegniamo tecniche speciali o strategie particolari: siamo noi coach e trainer ad applicarle direttamente con gli allievi in modo da aiutarli a raggiungere gli obiettivi per cui si sono iscritti.

Proprio ieri mattina, parlando con un corsista, ho utilizzato una metafora per spiegare un concetto.
Immagina di essere in un castello sotto assedio. Il nemico ti ha colto di sorpresa, approfittando dell’oscurità, mentre eri tranquillo nei tuoi appartamenti a pensare a tutt’altro.
Corri fuori, urli, dai l’allarme. I soldati, anche se in ritardo, si stanno già muovendo. Dopo qualche minuto, seppur con qualche perdita, sei riuscito finalmente ad organizzare le difese.
Ora il ponte levatoio è alzato, gli arcieri sono dietro le feritoie e hanno il nemico sotto tiro…
Le urla sono assordanti, le frecce sibilano nell’aria e si sente il fragore delle spade.

Poi, dopo una estenuante battaglia, finalmente il nemico è vinto, è battuto (come canterebbe il buon De Gregori :-) ) e se la batte in ritirata. Gli abitanti alzano le braccia al cielo in segno di vittoria e i combattenti sono orgogliosi delle loro gesta. Tu sei lì a guardare e l’adrenalina che ti teneva in piedi inizia a calare, lasciando il posto alla stanchezza che comincia a farsi sentire prepotente…

A questo punto sta a te, il re del castello, stabilire il da farsi: cosa dici ai tuoi? Come ti organizzi? È il momento di una decisione importantissima.

Non ho usato a caso questa metafora: nella vita di ognuno di noi sono capitati momenti difficili, pugni nello stomaco, perdite, persone che tradiscono la nostra fiducia. Momenti in cui il “nostro castello” è stato appunto assediato.

Bene, come ti sei comportato dopo la battaglia?

pnl-takleberryAlcune persone decidono di mantenere l’assetto di guerra. Tengono praticamente tutti i soldati sulle mura (con strettissimi turni di riposo) e il ponte levatoio alzato. Gli abitanti del castello hanno il coprifuoco e l’atmosfera è tesa: si respira fondamentalmente “l’attesa del prossimo assalto”.

Comprendo profondamente una tale reazione a una guerra che ha mietuto vittime… ma c’è anche un’altra importante riflessione da fare: ciò che ti ripara rischia anche di isolarti.

Infatti, sempre nella metafora, questo atteggiamento ti permette probabilmente di essere pronto per i potenziali futuri attacchi a sorpresa in modo da non essere più preso alla sprovvista…
MA, dall’altra parte i soldati inizieranno a stancarsi per la continua pressione, il commercio col castello sarà interrotto (visto che il ponte è alzato e nessuno può entrare o uscire!) e gli abitanti magari inizieranno ad inaridirsi poiché stanno sempre nello stesso posto senza poter più scoprire nulla di nuovo.

Ecco come un “comportamento” che è stato estremamente utile in tempo di battaglia battaglia, può diventare dannoso in tempo di pace.
Da adulti spesso reagiamo alle situazioni come ci siamo abituati fin da piccoli, anche se oggi siamo persone diverse, con risorse completamente diverse: è un’abitudine più che una necessità.

Una delle frasi che preferisco di Richard Bandler (il co-creatore della Programmazione Neuro Linguistica) è che non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice quando cambi il significato e il modo in cui pensi a ciò che è accaduto.

Tutti i comportamenti hanno (o hanno avuto) un valore in un particolare contesto o situazione… ma magari in altre circostanze sono un limite.
Ecco perché ha senso sviluppare e allenare quella flessibilità che ci permette di rispondere a situazioni diverse in modo diverso (ecco perché si chiama respons-abilità, ovvero l’abilità di rispondere ad un determinato evento).

Valuta bene nei vari ambiti della tua vita: che tempo è oggi? Guerra, regno intermedio o pace? Abbondanza, normalità o carestia? E pensa: qual è l’atteggiamento e il comportamento che posso permettermi di utilizzare?
Ricorda, il passato è successo, usa oggi quello che serve per oggi!

Un abbraccio a tutti i corsisti e ai miei compagni di team in questa meravigliosa avventura :-)

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| Commenti (17)



17 Commenti per: “La vita è una guerra continua? PNL e metafore”



  1. Marco

    Che magia! Sempre illuminante, Allllle!

  2. Alle

    Grazie mille Marco 😉

  3. Marilù

    Da “Albus Silente” non potevo aspettarmi che magia.
    Come allieva, leggo, rileggo e mi inchino. Tutto ciò che scrivi è reale e scopro quanto possa essere poco produttivo arroccarsi. Come donna, come femmina c’è una manina che vorrei alzare.
    Ci sono momenti in cui non sai cosa dire e rischi di dire cose sbagliate (“nel dubbio, astieniti” consigliavano i latini)e altri in cui “non ce n’è” …per nessuno.Quando ero piccola ho imparato a nuotare da mio padre. Mi ricordo quanta fatica facevo a “stargli dietro”, spesso mi stancavo e il suo consiglio era: “quando sei in mare, sei stanca o ti viene un crampo, non agitarti mai.
    Lasciati andare, fai “il morto” e galleggia fino a che non sarai in grado di riprendere a nuotare.
    Che faccio? metto la piscina nel castello, apro il ponte levatoio e li affogo??? 😉

  4. La vita è una guerra continua? PNL e metafore | Coaching per te

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  5. Monica

    Il mio castello ha le porte e le finestre aperte per lasciare entrare la luce! Non occorre chiudersi in un fortino in tempo di pace perchè è inutile. Chiudersi convinti di essere assediati ci rende prigionieri delle nostre stesse difese.
    In questi giorni ho pensato molto alla frase “lascia andare”… ecco… questa strategia mi piace…
    Grazie Alessandro, ero all’exellence e ti ho salutato! 😉 Leggo sempre con attenzione e gioia ciò che scrivi! Grazie!

  6. Ma quanto siete belli quando siete autentici? Riflessioni post Excellence Coaching « La vida es lo mejor que conozco

    […] per farlo con il cuore e per darmi la possibilità di farne parte, a tutti i Coach e soprattuto ad Alle per la libertà e la fiducia che mi a dato, a tutto lo Staff e X-Manper il piacere de lavorare e […]

  7. Alessandro Mora

    X Marilù: innanzitutto grazie per il tuo commento… credo che i “momenti” siano ok. Dipende da quanto durano! Se intendi ore, giorni, settimane o addirittura qualche mese non credo ci siano grosse ripercussioni (generalmente parlando).
    La difficoltà può arrivare quando, a causa di un evento “bellicoso”, l’arroccarsi perdura per anni. Ho conosciuto persone che, a forza di fare il “morto” e galleggiare (scelta molto saggia quando uno è stanco o ha un crampo) si sono dimenticate di saper nuotare e di poter scegliere in che direzione andare… restando invece in balìa del vento e delle correnti. Ecco cosa intendo per flessibilità: nella tua metafora, dopo aver recuperato le energie, faccio in modo di tornare verso casa.
    Un bacio grande

  8. Alessandro Mora

    :-) grazie Monica, mi fa tanto piacere.
    Un abbraccio

  9. Giovanni

    Ciao Alle,
    ho trovato il post quantomai illuminante!
    Vengo da un attacco ed ho subito delle perdite rilevanti, ora devo “solo” capire come riorganizzarmi.
    Fosse facile…

  10. Alle

    Ciao Giovanni,
    “facile” non credo sia la parola appropriata… anzi, più ci tieni più è tosta! L’importante è che non generalizzi in “impossibile” o “non posso fidarmi di nessuno”…
    Un abbraccio
    Alle

  11. Giovanni

    Sempre le parole giuste! 😉
    Buona giornata!

    Giovanni

  12. Franco

    Grazie Alle ho letto volentieri la tua metafora.
    Mi hai fatto ricordare un libro che è in sintonia con l’atteggiamento di stare in trincea. Buzzati lo ha descritto con grande poesia nel “Deserto dei Tartari”.
    Sono dell’idea che stare sempre in “guardia” logora e distoglie attenzione, energia e Vita.
    Ciao un abbraccio Franco

  13. Alessandro Mora

    Verissimo Franco!

    Non ci pensavo, ma il buon Drogo nella fortezza Bastiani ha aspettato per tutta la vita una battaglia che non è mai arrivata… rendendosene probabilmente conto in punto di morte, solo, in una locanda di una vicina città…

    Urka mi hai fatto tornare con la mente al Liceo :-) la mia prof. di italiano sarebbe orgogliosa! 😉
    Ottimo parallelismo, grazie!

    Un abbraccio

  14. feliciana

    Metafora fantastica e toccante: quando l’assedio è stato pressante, estenuante e ti ha tolto forza, fiducia, speranza tirare giu quel ponte è così dura…..una sfida nella sfida!

    Grazie illuminante

  15. Alessandro Mora

    Ciao Feliciana,
    grazie mille per il tuo commento :-)
    Verissimo! E tirare giù quel ponte è un atto di immensa fiducia e coraggio… che poi si tramuta in nuova vita!
    Un abbraccione

    Alle

  16. Tommaso

    Salve Mr. Mora! volevo prender spunto dalla Sua metafora, e non per fare una disquisizione tecnico storica sugli assedi. Nella storia, spessissimo, gli assedi non erano limitati ad un tempo breve; l’attacco armato era un episodio non frequentissimo, serviva a tenere in scacco gli assedianti soprattutto dal punto di vista psicologico, aveva una funzione di disturbo. Il vero assedio (Troia, Masada, ecc) durva mesi, anni, e gli assedianti avevano come scopo lo sfinimento, il logorio degli assediati, li facevano letteralmente morir di fame, sete e malattie (dissenteria,epidemie,ecc). Ho trovato molto “bella” e calzante la sua metafora, pero purtroppo spesso la nostra vita e’ assediata non da predoni ma da veri eserciti ben armati ed organizzati nella distruzione (vedi malattie gravi). Comunque mal che vada, apriamo le porte, usciamo e contrattaccchiamo noi,prendiamo l’iniziativa, se vinciamo e rompiamo l’assedio, bene, altrimenti moriamo combattendo, ma a testa alta, e vaffanculo a tutto.

  17. Alle

    Salve Tommaso,

    grazie del suo spunto. In effetti la mia metafora era più incentrata sull’atteggiamento mentale e su comportamenti che possiamo scegliere di mettere in atto… nel caso di malattie gravi ha più senso pensare a ciò che la persona può fare con le risorse che ha a disposizione… ma è un’altra storia.
    Grazie ancora per il contributo.

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